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Apple in Italia paga solo 8 milioni di euro di tasse?

Apple nel 2013 ha pagato solo 8 milioni di euro di tasse al Fisco italiano, almeno secondo i bilanci di Apple Italia e Apple Retail Italia consultati dall'ANSA. Il colosso statunitense, che l'anno scorso ha generato in Europa 37 miliardi di dollari di profitti e poco meno di 38 miliardi di ricavi, opera nel nostro paese con una struttura dedicata ai servizi e un'altra specializzata nella vendita prodotti.

Apple Italia, come le altre filiali, si affida a una triangolazione fiscale chiamata "Double Irish with a Dutch Sandwich" che consente un'elusione da milioni di dollari e di pagare solo il 2% di tasse. "Paghiamo tasse fino all’ultimo euro. Le autorità fiscali italiane hanno già sottoposto Apple Italia ad audit nel 2007, 2008 e 2009 e hanno confermato la piena conformità dell’azienda ai requisiti di documentazione e trasparenza Ocse. Siamo certi che l’accertamento in corso giungerà alla stessa conclusione", commentò Apple Italia l'anno scorso, quando esplose la questione. Il problema infatti riguarda la regolamentazione fiscale europea, che ormai più paesi non considerano più adeguata.

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L'esempio italiano è lapalissiano: Apple Italia nel 2013 ha pagato 4,8 milioni di euro, mentre Apple Retail Italia (che possiede i 14 Apple Store italiani) 3,1 milioni di euro. Cifre irrisorie se si considera che gli store hanno fatturato 300 milioni di euro e dichiarato utile per 2,5 milioni di euro a causa dei 220,7 milioni di costi "pagati in Irlanda ad Apple Distribution International", come riporta l'ANSA. Meglio del 2012 comunque.

La Procura di Milano ha già iscritto due manager della società nel registro degli indagati per dichiarazione fraudolenta dei redditi poiché si sospetta una mancata dichiarazione (2010-2011) di imponibile per un valore di 1 miliardo di euro.

"La società ribadisce la piena fiducia nell'operato dei suoi dipendenti e amministratori e nella liceità della condotta", riporta la nota di accompagnamento del bilancio visionata dall'ANSA.

Cattiva Apple? Al massimo cattive tutte: da Amazon, a eBay fino ad arrivare a Google. Bruxelles dovrebbe intervenire al più presto, se non altro per equità fiscale nei confronti delle imprese europee.