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Tecnologia

Bezos di Amazon, prendiamo soldi dai militari senza problemi

Il fondatore di Amazon sostiene la neutralità della tecnologia, mentre Google si sforza per mostrarsi più attenta all'etica.

Jeff Bezos, fondatore e massimo dirigente di Amazon, non ha problemi ad accettare un contratto per la fornitura di sistemi militari. Sistemi che potenzialmente potrebbero arrecare danni, magari per mano di un’intelligenza artificiale. E che sollevano comprensibilmente questioni di natura etica.

“A volte uno dei compiti del gruppo dirigente è fare la cosa giusta, anche se non è popolare. E se le grandi aziende hi-tech voltano le spalle al Ministero della Difesa, questo Paese sarà nei guai”, ha commentato Bezos parlando del contratto JEDI, aggiudicato da Amazon dopo la ritirata di Google e le lamentele di IBM.

A proposito di Google, si era detto che l’azienda di Moutain View avesse abbandonato il concorso per questioni di etica e per andare incontro alle corrispondenti richieste dei propri lavoratori. Sull’argomento è tornato l’AD Sundar Pichai in occasione del festival Wired25 – lo stesso che ha ospitato Bezos – per chiarire che non si tratta solo dei suoi impiegati.

“Storicamente in Google abbiamo dato molta voce ai nostri impiegati, ma non gestiamo la compagnia tenendo dei referendum“, ha chiarito Pichai. “È un input importante. Lo prendiamo seriamente. Ma anche su questo importante tema non è solo una cosa che dicono i nostri impiegati. È anche un dibattito interno a tutta la comunità AI”.

Se Google cerca di sostenere la propria posizione con l’etica, Amazon ha quindi un approccio più diretto, crudamente sincero. “Le tecnologie hanno sempre due facce“, ha detto Bezos, “Sai che c’è modo di abusarne e di usarle bene, non è una novità”.

La posizione di Bezos è condivisa da molti e sposta la responsabilità da chi inventa o crea lo strumento a chi lo utilizza. Google invece, sposando l’approccio etico e il dibattito, cerca di posizionarsi come azienda su un piano diverso, più socialmente impegnato.

Pichai, nella stessa sede, ha anche chiarito che l’azienda sta “esplorando” la possibilità di un motore di ricerca per la Cina. Vale a dire un motore di ricerca che soddisfi le richieste di censura e controllo imposte da Pechino – a conferma di quanto emerso non molto tempo fa, il cosiddetto progetto Dragonfly.

Forse diventerà un prodotto finito o forse no, ma di certo rappresenta una svolta notevole per l’azienda che una volta aveva come motto don’t be evil. A cui inevitabilmente negli anni qualche malalingua ha aggiunto unless it’s profitable – che si traduce “non essere cattivo, a meno che non ci sia profitto”.

In ogni caso abbiamo due posizioni ben distinte: Amazon preferisce  delegare totalmente la responsabilità a chi fa effettivamente uso della tecnologie. Google che tenta di seguire qualche principio, e per farlo si dice disposta a perdere denaro. Quale delle due posizioni condividete?