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Carta d’identità elettronica 3.0 solo per pochi fortunati

Solo 295mila cittadini italiani hanno la nuova carta d'identità elettronica 3.0, quella con chip, ologrammi, impronta digitale registrata, cartella sanitaria e standard internazionali di identificazione. Un mazzetto di pochi fortunati residenti in 199 comuni. Tutti gli altri o sono in lista d'attesa oppure sperano che entro il 2018 il loro comune si adegui tecnologicamente – come prevedono le norme. Ad ogni modo la PA conta di raddoppiare i comuni entro settembre, soddisfando il 50% della popolazione, e raggiungere quota 1.700 entro fine 2017.

CIE 3.0
CIE 3.0

Insomma, nella migliore delle ipotesi tra 8-9 anni le carte d'identità cartacee scompariranno sempre che si proceda a un ritmo di sostituzione di 7-8 milioni l'anno. Ma siamo in alto mare perché se da una parte vi sono piccole amministrazioni all'avanguardia (Ancona, Perugia e Ragusa), dall'altra ve ne sono altrettante più grandi al palo (Genova e Bari).

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Situazione in alcuni Comuni

Eclatante il caso di Bari, dove le postazioni informatiche sono state attivate da cinque mesi ma manca ancora la delibera della giunta per determinare gli importi e le agevolazioni per i meno abbienti. Da ricordare che il sindaco Decaro è anche presidente dell'ANCI – l'associazione nazionale dei comuni italiani.

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L'Italia ha affrontato la sfida per le carte d'identità elettroniche come un podista troppo disinvolto. È partita dai banchi di partenza nel 1997 a passo veloce, bruciando gli altri paesi, ma poi è stata costretta a fermarsi a causa di numerosi infortuni. "Non solo i materiali non erano adatti, ma la realizzazione della carta ruotava attorno alla tecnologia proprietaria di un'azienda privata, la Laser memory card, nonostante fosse un progetto dello Stato, con tutte le pesanti limitazioni di sicurezza e gestione", ha spiegato Paolo Aielli, dal 2014 amministratore delegato dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, a La Repubblica.

Insomma, la prima versione si sfaldava, poi risolto il problema tecnico venne avviata la sperimentazione nei Comuni ma le stampanti non erano adeguate così come l'organizzazione. Nel 2015 cambia tutto e con la CIE in policarbonato viene deciso di sfruttare un unico polo produttivo, quello della Zecca di Roma che si occupa anche di permessi di soggiorno, passaporti e tesserini per gli statali.

La procedura per ottenere la nuova CIE 3.0

Prima di tutto bisogna domandare in Comune se la nuova carta d'identità elettronica è disponibile – la 2.0 non viene più rilasciata. Volendo si può sfruttare il sito ufficiale del Ministero dell'Interno che consente la prenotazione previo inserimento del nome del proprio comune in un'apposita stringa di ricerca. Io sono residente ad Alba e purtroppo il sistema mi riporta la scritta "la carta d'identità elettronica sarà attivata a breve nel suo comune, inserisci la tua mail per essere ricontatto quando il servizio sarà attivo".

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Inserisci il nome del comune…

I fortunati invece otterranno la possibilità di prendere un appuntamento presso lo sportello comunale. Dopodiché bisognerà consegnare personalmente una fototessera (cartacea o digitale su penna USB), codice fiscale o tessera sanitaria e un documento di identità. Senza contare il pagamento di complessivi 22 euro. Tutti i dati verranno inviati al Viminale e alla Zecca ed entro 6 giorni si riceverà la CIE a casa. La durata del documento è di 10 anni per i maggiorenni, 5 anni per per i minori tra 3 e 18 anni, 3 anni per i minori di 3 anni.

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… e se sei sfortunato

Nel frattempo l'unica alternativa è la cartacea, per altro fra le più contraffatte in Europa, che costa solo 5 euro. I 17 euro di differenza rispetto alla CIE 3.0 si devono ai 4,5 euro per la spedizione, agli 8,5 euro per i costi produttivi e la gestione dei sistemi informativi, nonché l'IVA.

A cosa serve la CIE 3.0

Prima di tutto la CIE 3.0 è un documento di identificazione più sicuro e difficile da clonare o manomettere.

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In secondo luogo può essere utilizzata per richiedere una identità digitale sul sistema SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale). Tale identità, utilizzata assieme alla CIE, garantisce l'accesso ai servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni.