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Ciclo Registro, per un database online contro il furto di biciclette

Ogni anno in Italia sono oltre 320.000 i furti di biciclette. La proposta degli industriali del settore per arginare il problema.

In Italia si rubano oltre 320.000 biciclette ogni anno, ma Confidustria Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) ha un’idea che potrebbe aiutare a ridurre il problema. Si tratta di un registro elettronico, il “Ciclo Registro”, che potrebbe almeno permettere di identificare una bici rubata e restituirla al legittimo proprietario. La proposta è stata presentata recentemente a Rimini, in occasione dell’evento BiciAcademy.

Si tratta di un portale web dove il proprietario potrà registrare la bicicletta tramite il numero di telaio, ottenendo così un certificato di proprietà digitale. Da quel momento in poi le forze dell’ordine potrebbero verificare i mezzi circolanti e, verificando appunto tramite il registro, capire se una bici è rubata e a chi appartiene veramente.

“Quella dei furti di biciclette”, commenta il presidente Ancma Andrea Dell’Orto, “è una piaga che ha assunto in Italia ed e soprattutto nei grandi centri urbani, una dimensione importante, specialmente se si considerano anche le vittime che non sporgono denuncia”.

Dal film "Ladri di biciclette" (1948) diretto da Vittorio De Sica

Ancma, che ha promosso questa iniziativa in sede parlamentare nell’ambito della riforma del Codice della Strada, spera così non solo di rispondere alle ovvie esigenze delle vittime, ma anche di intervenire sul mercato dell’usato, che a oggi risulta drogato dalla circolazione di biciclette rubate e relativi pezzi. Diventa inoltre più ragionevole l’idea di stipulare polizze assicurative sul mezzo a due ruote, ipotesi che finora le società di assicurazione hanno scartato proprio per l’impossibilità di stabilire la proprietà della bici.

Non si tratta in ogni caso di una risposta risolutiva, come rilevano prima di tutto le note ufficiali. Il Ciclo Registro è un primo passo in una strada che è ancora tutta in salita, un impervio percorso da mountain bike, nel quale il database delle biciclette può rappresentare tuttalpiù il nastro di partenza.

Un primo passo relativamente timido dunque, e non si sa ancora se o quando sarà messo in pratica. Almeno per il momento non abbiamo trovato indicazioni di date o impegni da parte delle istituzioni, né è lecito pensare che la relativa discussione troverà presto spazio nell’agenda parlamentare. Insomma, l’idea è lodevole ma ci sono buone possibilità che resti lettera morta. E una volta che fosse attivo, è difficile immaginare Polizia e Carabinieri dedicare le già scarse risorse alle biciclette rubate – ma si può sempre sperare che ne ritrovino una ogni tanto per caso. Nella (speranzosa) attesa che succeda qualcosa, chi ha una bicicletta e deve lasciarla per strada, farà meglio a dotarsi dei miglior lucchetto che riesce a trovare – e magari lasciarla in un deposito custodito, quando ce n’è uno disponibile.

Se usi tanto la bicicletta magari ti farebbe comodo questa borsa portaoggetti che lascia visibile e utilizzabile lo smartphone, per tracciare i chilometri e usare il navigatore.