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Di Maio parla di società di rete unica nazionale. L’AD di TIM risponde e dopo 24 ore perde il posto. Coincidenza?

Qualcuno le chiamerebbe coincidenze, altri serendipità. Amos Genish è stato sollevato dall’incarico di amministratore delegato di TIM a poche ore dalla sua presa di posizione nei confronti del progetto di rete unica nazionale suggerito dal Ministro Luigi Di Maio.

Certamente gli attriti tra il consiglio di amministrazione e l’alto dirigente erano noti da tempo e riguardavano più fronti, ma la maledizione del “Piano Rovati” – lo storico dossier di separazione della rete che risale al 2006 – sembra aver mietuto un’altra vittima. Chi tocca la questione “muore”.

“È stata convocata una nuova riunione del consiglio di amministrazione per il giorno 18 novembre 2018 al fine di provvedere alla nomina di un nuovo amministratore delegato”, si legge nella nota ufficiale TIM diffusa poche ore fa. “Il consiglio di amministrazione ringrazia Amos Genish per il lavoro svolto nell’interesse della società e di tutti i suoi stakeholders in questi quattordici mesi di intensa attività”.

La cronistoria della vicenda è da film. Domenica il Ministro Di Maio partecipa alla trasmissione “Non è l’arena” su La7. Incalzato dal conduttore Massimo Giletti mette le carte sul tavolo. “Stiamo lavorando affinché si crei un unico player italiano che permetta la diffusione per tutti i cittadini di Internet, la banda larga, la 5G. Nessun esproprio proletario. Lo faremo parlando con tutti”, dice il ministro.

Amos Genish AD di Telecom Italia

A stretto giro l’AD di TIM Amos Genish risponde in una nota che l’azienda “è favorevole alla creazione in Italia di un singolo network di rete per evitare inutili duplicazioni di investimenti infrastrutturali” che è aperta “a possibili collaborazioni con Open Fiber”.

Nulla di nuovo, la posizione del dirigente è sempre stata chiara. TIM scorpora, mantenendo il controllo della newco per “garantire gli attuali livelli di investimenti e occupazionali, oltre al futuro sviluppo della tecnologia 5G”. La separazione proprietaria è da escludere.

A poco più di 24 ore, mentre Genish è in viaggio per Cina e Corea del Sud, ecco la convocazione di un consiglio di amministrazione straordinario TIM e la sua defenestrazione.

Vuol dire forse che l’azienda vuol prendere una direzione diversa? Vivendi, che detiene la maggioranza, non è mai stata d’accordo a una societarizzazione della rete senza controllo Telecom. Il Fondo Eliott invece è sempre stato di altro avviso, concentrandosi sugli effetti positivi per gli azionisti – da ricordare che il titolo ha perso il 26% nell’ultimo anno.

In fondo il Ministro Di Maio ha parlato solo di un dossier TIM da chiudere entro la fine dell’anno. E le indiscrezioni che filtrano dal MISE indicano in una modifica del Codice delle Comunicazioni elettroniche la via maestra per consentire a un’eventuale “società delle reti” la possibilità di applicare il sistema tariffario basato sul calcolo del RAB (regulatory asset base). In pratica, come avviene per i servizi di trasmissione energetici di Terna o quelli di distribuzione di Snam Rete Gas, è il regolatore che stabilisce le tariffe sfruttando una serie di parametri – fra cui appunto i costi di ammortamento degli investimenti, il rendimento, etc. Inoltre gli investimenti verrebbero recuperati parzialmente con una voce nelle bollette.

Ora, è evidente che questo è solo un aspetto dell’intera vicenda. Rimangono i nodi del costo della societarizzazione di una rete – a carico ovviamente dello Stato, il controllo, la gestione, il destino societario di Open Fiber, il personale, etc.

Enel, che detiene il 50% di Open Fiber, si è sempre detta contraria a una fusione. Il presidente di Open Fiber, Franco Bassanini, invece è sempre stato possibilista. È chiaro che l’ago della bilancia è rappresentato anche da Cassa Depositi e Prestiti, che detiene l’altro 50% di Open Fiber e una quota di poco inferiore al 5% di Telecom Italia. Che dire poi dei potenziali 20mila lavoratori, sui complessivi 50mila, che dovrebbero (?) potenzialmente spostarsi nella nuova società. E quelli già attivi in Open Fiber?

Quindi cosa succederà? Una volta designato il nuovo amministratore delegato di TIM saranno probabilmente avviate trattative fra tutte le parti in causa. È noto che TIM e Open Fiber hanno iniziato a confrontarsi su potenziali sinergie sia nelle aree a fallimento di mercato che quelle competitive. Inoltre, con la 5G che incombe l’ex-monopolista è chiamata a ragionare a medio e lungo termine con una strategia organica che metta in gioco residenziale, mobile e fixed wireless.

Non a caso è di ieri la notizia che proprio TIM e Vodafone avrebbero siglato un accordo di non divulgazione su un progetto di condivisione dei costi di investimento e sviluppo legato alla 5G. Bloomberg sostiene che le sue fonti avrebbero indicato il primo trimestre 2019 come tempistica. Si parla nello specifico di condivisione delle infrastrutture wireless e probabilmente porzioni dello spettro radio appena acquisite con la recente asta. A questo si aggiunge l’accordo siglato oggi con Samsung per “anticipare al 2019 la data di lancio dei terminali Samsung 5G in Italia e per sviluppare ed offrire congiuntamente servizi 5G” nonché iniziative in ambito Smart Home.

L’Amministratore Delegato di TIM, Amos Genish, ha così commentato: “Questo accordo con Samsung pone TIM all’avanguardia tra le iniziative 5G in Europa. Non ci siamo limitati a delineare degli intenti, ma abbiamo definito nello specifico gli aspetti operativi e fondamentali di tutte le attività sensibili legate al lancio dei servizi 5G di TIM e dei terminali 5G di Samsung per TIM. Ci siamo dati una tempistica sfidante e ci attiveremo con ogni strumento disponibile per centrare l’obiettivo: lanciare i servizi 5G in Italia nel più breve tempo possibile.”

Infine, a margine dell’anticipazione, bisogna ricordare l’accordo definitivo siglato tra Fastweb e Tiscali per il fixed wireless di Aria – che potenzialmente potrebbe essere impiegato anche con la 5G. La società milanese acquisirà il ramo FWA per 198 milioni di euro e si preparerà a difendersi dalle accuse dei concorrenti che vedono in questa operazione un escamotage low-cost per entrare nel mercato 5G.

La sintesi è che se in passato TIM si è concessa di rimandare il problema della rete, adesso è lo stesso settore e il Governo che hanno stabilito il conto alla rovescia. Non giungere in nessun porto forse a questo giro di boa vorrebbe dire esporsi troppo a uno tsunami senza precedenti.