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Film e trailer tutti uguali? Con l’Intelligenza Artificiale potrebbe andare peggio

20th Century Fox sta sperimentando l’uso dell’Intelligenza Artificiale per capire meglio quali film piaceranno al pubblico. In particolare, una ricerca finanziata dalla società mostra l’uso del machine learning per analizzare i trailer, in combinazione con altri dati, per “migliorare la previsione del comportamento dei clienti”. Lo studio è stato realizzato in collaborazione con Google, e ha portato allo sviluppo di un sistema ribattezzato Merlin.

Gli algoritmi di machine vision vengono usati per individuare gli oggetti in scena, la lunghezza delle inquadrature, le sequenze temporali e altri dettagli. Successivamente queste informazioni vengono unite ai dati storici sui clienti per elaborare il risultato finale. È possibile, dunque, se il produttore conosce il cliente e sa quali film ha visto in passato – un tipo di informazione che è sempre più disponibile grazie per esempio agli acquisti fatti tramite account personali.

Merlin esamina il trailer alla ricerca di elementi come alberi, barbe, auto, uomini e così via e ne registra la frequenza e per quanto tempo restano a schermo. Poi associa certi elementi al tipo di film; per esempio, lunghe inquadrature di un volto appartengono probabilmente a un dramma piuttosto che a un action.

Il gruppo si è chiesto se ci fosse un modo per usare la computer vision per studiare i trailer dei film che restano l’elemento centrale della campagna di marketing di un film.

Per 20th Century Fox (saga degli X-Men, Deadpool, Birdman, Dragon Trainer e altri) si tratta di ridurre al minimo i rischi di produzione. Una necessità sempre vera nell’industria cinematografica, ma più pressante via via che aumentano i costi di produzione. L’idea sottostante è che se sai cosa guardano le persone, saprai anche quali film fare.  Tutto all’interno di un sistema “robusto” dal punto di vista della privacy, come sottolinea il post sul blog di Google Cloud.

Per testare il funzionamento di Merlin i ricercatori hanno usato il film Logan (2017); 20th Century Fox sa quali altri film hanno visto gli spettatori del lungometraggio diretto da James Mangold (Cop Land, Kate & Leopold), e ha messo a confronto questa informazione con le previsioni del sistema. Ebbene, Merlin se la cava piuttosto bene, identificando molti altri film di supereroi come correlati con Logan; funziona già discretamente e con il tempo potrà solo migliorare, considerando da una parte il raffinamento degli algoritmi e dall’altra il costante aumento dei dati a disposizione.

A un primo sguardo la nostra intuizione era corretta. Il pubblico principale di Logan era effettivamente una combinazione dei gruppi “supereroi” (che sapevamo) e “protagonista maschile d’azione” (di cui non eravamo certi). Si può notare che “rugged male action lead” innesca previsioni come I magnifici sette e John Wick e Terminator Genisys, anch’essi nella top 20 dei gruppi di pubblico reali.  

Per portare a termine il compito Google ha usato il suo Cloud Machine Learning Engine in abbinamento a TensorFlow. Per la generazione dei report i ricercatori si sono affidati a Cloud Dataflow e Data Studio. Il dataset usato per l’addestramento è invece YouTube 8M, che “include un modello preaddestrato di Google capace di analizzare elementi specifici di un video come colore, illuminazione, diversi tipi di volti, migliaia di oggetti e molti paesaggi”.

Nel corso del tempo, dunque, strumenti come Merlin metteranno i produttori nelle condizioni di non sbagliare un colpo – risultato che già oggi sembra a portata di mano. Si intravede, forse, anche il rischio di produzioni che finiscono per essere tutte uguali: già oggi, in effetti, il genere supereroistico e quello ispirato ai fumetti ha quasi monopolizzato le grandi produzioni, insieme all’insistenza su franchise affermati come Star Wars o la saga di Harry Potter / Animali Fantastici.

In molti hanno l’impressione che i “film moderni” siano tutti uguali, e almeno in parte è una sensazione giustificata. Non è detto che sia un male, ma un intensificarsi di questa tendenza potrebbe togliere spazio a produzioni diverse dal solito blockbuster, che pur avendo un pubblico e profitti minori hanno ancora una loro dignità finanziaria e, più importante, un loro valore artistico. Se le case di produzione finiscono per produrre solo ciò di cui hanno la certezza del successo, non si rischia di perdere qualcosa nell’arte del Cinema? Non c’è il rischio che da industria che di tanto in tanto genera arte finisca per diventare industria e basta?

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