Un tribunale statunitense ha respinto la richiesta di X e xAI di accedere al codice sorgente di OpenAI, nell'ambito di una controversia legale che vede le società di Elon Musk accusare Apple e OpenAI di pratiche anticoncorrenziali nel mercato delle applicazioni di intelligenza artificiale. La decisione, firmata dal giudice federale Hal R. Ray Jr., arriva dopo mesi di aspre dispute processuali e segna una battuta d'arresto significativa per la strategia legale delle società di Musk.
L'integrazione di ChatGPT nei dispositivi iOS attraverso Apple Intelligence rappresenta una mossa strategica che potrebbe consolidare il vantaggio competitivo di OpenAI, ma le accuse di X e xAI sulla presunta impossibilità per altri chatbot di raggiungere posizioni dominanti nell'App Store restano difficili da dimostrare senza evidenze concrete.
La causa era stata avviata nell'agosto dello scorso anno, quando Musk aveva pubblicamente accusato Apple di comportamenti che renderebbero "impossibile per qualsiasi società di AI diversa da OpenAI raggiungere il primo posto nell'App Store". Un'affermazione che però era stata rapidamente smentita dagli stessi utenti di X, evidenziando la fragilità delle basi iniziali della controversia. Nonostante i tentativi di Apple e OpenAI di ottenere l'archiviazione, il procedimento è proseguito entrando nella fase di discovery, dove le tensioni tra le parti si sono intensificate.
Nelle settimane successive, X e xAI hanno moltiplicato le richieste di documentazione, coinvolgendo non solo i due convenuti principali ma anche altre otto aziende straniere che gestiscono le cosiddette "super app". La strategia processuale aggressiva ha portato le società di Musk a chiedere accesso al codice sorgente di OpenAI, dopo che quest'ultima aveva sostenuto l'esistenza di impedimenti tecnici all'integrazione di Grok, il chatbot di xAI, nell'ecosistema Apple Intelligence.
Il giudice Ray ha respinto questa richiesta ritenendola né rilevante per le accuse antitrust né proporzionata alle necessità processuali. Nella sua decisione, il magistrato ha sottolineato come la regola 26 del processo civile federale non imponga la divulgazione di informazioni così sensibili quando la parte richiedente non ha prima tentato di raccogliere le prove necessarie attraverso mezzi meno invasivi. X e xAI avrebbero secondo il tribunale "ampie opportunità" di sviluppare evidenze sulla fattibilità tecnica dell'integrazione di Grok senza dover accedere al codice proprietario del concorrente.
Il giudice ha espresso impazienza verso quello che definisce un atteggiamento processuale eccessivamente aggressivo, notando come in meno di cinque mesi il fascicolo processuale contenga già oltre 135 documenti, "ripieni di innumerevoli dispute sulla discovery". Una critica esplicita alla tattica legale adottata dalle società di Musk, che sembra puntare più sull'esaurimento delle risorse avversarie che sulla costruzione di un caso solido.
Il tribunale ha respinto anche l'implicazione secondo cui un rifiuto di OpenAI a produrre il codice sorgente equivalesse automaticamente all'ammissione che Grok potesse effettivamente essere integrato in iOS. Una posizione che il giudice ha definito come un tentativo di porre il concorrente di fronte a un falso dilemma, cercando di ottenere attraverso il processo ciò che non potrebbe essere acquisito attraverso normali canali commerciali o tecnici.
La sconfitta processuale si aggiunge a un precedente rifiuto arrivato la scorsa settimana dal governo sudcoreano, che ha negato la richiesta di X e xAI di ottenere documenti dalla super app Kakao, citando anche in questo caso l'ampiezza sproporzionata e l'eccessiva portata della richiesta. Un pattern che suggerisce come le autorità, sia giudiziarie che governative, stiano valutando criticamente l'approccio delle società di Musk.
Dal punto di vista della valuation e della posizione di mercato, la controversia arriva in un momento delicato per xAI, che pur avendo raccolto significativi round di finanziamento deve competere con OpenAI, che gode del sostegno di Microsoft e dell'integrazione diretta nell'ecosistema Apple. La partnership tra Apple e OpenAI rappresenta un vantaggio distributivo difficile da replicare, indipendentemente dalle caratteristiche tecniche dei chatbot concorrenti.
Mentre le accuse antitrust potrebbero avere una base teorica in termini di controllo dell'accesso alle piattaforme, la strategia processuale adottata da X e xAI sembra più orientata a ottenere visibilità e accesso a informazioni competitive che a dimostrare effettive violazioni normative. Resta da vedere se le società di Musk riusciranno a costruire un caso più sostanziale o se la controversia si risolverà in un costoso esercizio legale senza concrete implicazioni per il mercato dell'AI.