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Golden power del Governo sui contratti e reti 5G di TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb e Linkem

Il Governo ricorre ai poteri speciali (Golden power) per monitorare i contratti e l'affidabilità delle reti 5G di TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb e Linkem.

Ieri, durante il primo Consiglio dei Ministri, il Governo Conte bis ha esercitato i poteri speciali (Golden power) nei confronti degli operatori TLC che stanno sviluppando le reti mobili 5G. Si parla di “prescrizioni” da applicare alle commesse tecnologiche di TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb e Linkem. In pratica per questioni di sicurezza nazionale finiranno sotto la lente i contratti di fornitura siglati con Huawei, ZTE e altre aziende.

Nello specifico la nota di Palazzo Chigi, riguardante Linkem, indica l’esercizio dei poteri speciali relativo a “contratti o accordi aventi ad oggetto l’acquisto di beni e servizi relativi alla progettazione, alla realizzazione, alla manutenzione e alla gestione delle reti inerenti i servizi di comunicazione elettronica a banda larga su tecnologia 5G e acquisizione di componenti ad alta intensità tecnologica funzionali alla predetta realizzazione o gestione”.

Immagine: depositphotos

Per Vodafone si parla di “accordi aventi ad oggetto l’acquisto di beni e servizi per la realizzazione e la gestione di reti di comunicazione elettronica basate sulla tecnologia 5G”. Invece per TIM il riferimento è agli “accordi conclusi prima del 26 marzo relativi ad apparati e sistemi di comunicazione rispetto ai quali la tecnologia 5G può essere considerata una naturale evoluzione”. Nel caso di Wind sono previste prescrizioni “circa gli accordi stipulati con la società Huawei, aventi ad oggetto l’acquisto di beni e servizi per la realizzazione e la gestione di reti di comunicazione elettronica basate sulla tecnologia 5G”. Infine per Fastweb la lente è puntata sugli acquisti di componenti radio ZTE per la realizzazione dell’ultima tratta della rete 5G FWA.

In sintesi, non sono scattati divieti e neanche azioni mirate nei confronti solo di Huawei e ZTE. Il neo Ministro per lo Sviluppo Economico Stefano Patuanelli (M5S) ha suggerito l’intervento poiché il decreto che autorizza la vigilanza sulla 5G, sebbene sia stato pubblicato a luglio in Gazzetta Ufficiale, è destinato a non essere convertito in legge a causa dei ridotti tempi tecnici dovuti al cambio di Governo. Il periodo finestra di conversione di 60 giorni infatti è destinato a scadere a breve dato che la pubblicazione è avvenuta l’11 luglio.

A questo punto gli operatori dovranno obbligatoriamente monitorare “l’affidabilità” e la sicurezza delle reti 5G con costanza e trasmettere i risultati delle indagini alla Presidenza del Consiglio.