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Google e Facebook, giorni contati secondo Soros

Nel suo intervento al World Economic Forum in svolgimento a Davos, in Svizzera, il famoso magnate ungherese George Soros ha apertamente attaccato i colossi del Web, Facebook e Google, accusandoli di monopolio e affermando che manipolerebbero la mente di milioni di utenti nel mondo per perseguire i propri scopi.

Un attacco di rara veemenza come non ne erano mai stati sferrati prima dunque. Ma anche a voler mettere – legittimamente – in dubbio scopi e credibilità su questi temi di un investitore il cui patrimonio ammonterebbe secondo Forbes a 8 miliardi di dollari, resta il fatto che il contenuto del suo discorso non è così campato in aria.

soros davos

Personalità sicuramente meno interessate e più credibili, come ad esempio il commissario europeo alla concorrenza Margrethe Vestager, ne condividono le premesse. Proprio la Vestager infatti al Web Summit di Lisbona dello scorso novembre aveva a sua volta attaccato le due aziende snocciolando argomentazioni simili.

Non c'è dubbio comunque che il potere, non solo economico ma soprattutto sociale, ormai concentrato nelle mani di pochissimi, colossali player, sia qualcosa di inquietante su cui varrebbe la pena riflettere maggiormente anche a livello di istituzioni. Facebook e Google infatti raccolgono e veicolano per scopi puramente commerciali la maggior parte delle discussioni che nel mondo si sviluppano attorno agli argomenti più importanti. Che lo facciano o meno in maniera consapevole e mirata, è ovvio che il potere di privilegiare sui propri canali alcuni contenuti a scapito di altri può orientare l'opinione pubblica. Il complesso caso delle fake news è forse l'esempio più eclatante di questo problema ma non è l'unico, né il più importante.

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Il 2018 del resto sarà un anno cruciale: oltre alla complessa situazione della Corea del Nord infatti ci sarà da attendere gli sviluppi della Brexit in Europa, della riforma economica in Cina e delle elezioni di medio termine negli Stati Uniti. Tutti argomenti caldissimi che chiaramente incendieranno i social e che probabilmente stanno rendendo "nervosi" leder politici e magnati, preoccupati più del non poter prevedere in che direzione andranno le masse e di non poter controllare questi mezzi di informazione che non del problema in sé. Daniel Franklin, redattore dell'Economist ed editore di The World in 2018 ha parlato di "TechLash" riferendosi dunque alle azioni che politici e legislatori in giro per il mondo probabilmente vorranno intraprendere per imbrigliare e controllare questi media.

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Azioni che fanno in realtà parte del problema stesso al pari dell'oggettivo strapotere di queste aziende, perché in entrambi i casi non si fa altro che parlare di forze che tendono a voler avere il controllo della comunicazione per veicolarlo verso i propri fini. In entrambi i casi le azioni intraprese possono minare dunque la democrazia e la libertà, di parola e di pensiero, che dovrebbero essere invece garantite in un contesto davvero libero ed equilibrato. Come addetto ai lavori nel settore della comunicazione non posso quindi non guardare con preoccupazione all'intero scenario e augurarmi che le decisioni che saranno prese si rivelino migliori del problema che si prefiggono di correggere.