Sicurezza

Google: siamo subissati di richieste di dati dal Governo

Dopo il recente report sulle richieste governative di Apple, è ora il turno di quello di Google, che offre l'analisi della prima metà dell'anno in corso. Il numero di richieste provenienti dal governo USA a Google, nel periodo tra Gennaio e Giugno del 2013, è stato di 11.000 richieste per informazioni sugli utenti, pari al 42% del totale su scala mondiale.

Guardando la classifica, sorprende di vedere l'India come secondo paese al secondo posto con 2691 richieste, davanti a Germania, Francia, Inghilterra e Brasile. Il nostro paese è al settimo posto, con 901 richieste. Il trend che più preoccupa, è che il numero di richieste dai governi mondiali è praticamente triplicato se si considerano i dati del primo "transparency report" che risale alla seconda metà del 2009.

Google si è anche premurata di dire che "questi numeri includono solo il tipo di richieste che possiamo pubblicare", lasciando sottintendere che ve ne siano molte altre legate a questioni di sicurezza nazionale, sulle quali non gli è nemmeno permesso di disquisire.

Lasciare la slide al suo posto con dei tratti neri sembra una "velata" forma di protesta…

Il direttore legale di Google, Richard Salgado dice infatti che "riteniamo che sia vostro diritto di conoscere che tipo di richieste e quante ne vengano fatte a noi da parte di ogni governo". Poi prosegue con "Tuttavia, il Dipartimento di Giustizia americano fa leva sulla legge USA che non permette di condividere le informazioni in merito alle richieste per la sicurezza nazionale. In modo più specifico, ci viene impedito di fornire informazioni sulle interrogazioni che vengono svolte sotto l'egida del FISA. Che voi però dovreste conoscere".

Emblematico è il quarto pannello dei grafici pubblicati da Google, dove si vedono degli istogrammi gialli che sono però oscurati da spesse linee nere. Questo sottolinea il malessere non solo della casa di Mountain view, ma anche quello di tutti i grandi dell'IT come Twitter, Yahoo, Facebook ed Apple, che da tempo, ad ogni consueto transparency report, pressano il governo di Washington affinché cambi i regolamenti sul Foreign Intelligence Surveillance Act.

Google afferma nel report, ancora una volta, che ritiene fondamentale che l'Electronic Communications Privacy Act venga aggiornato dal Congresso, mettendo in pratica una linea chiara per l'accesso ai contenuti. Inoltre, specifica che l'autorizzazione all'accesso ai dati debba esser concessa solo in presenza di prove che rendano plausibile l'adozione di tale misura e non, come accade adesso, solo in base a richieste scritte di cui non si conosce l'origine. Di concerto la ACLU (American Civil Liberties Union) ha ieri dichiarato che: "le richieste delle forze dell'ordine sono triplicate nell'arco di quattro anni, ma stiamo ancora usando la legge sulla privacy che risale al 1986".

"Se la polizia ha bisogno di un permesso per accedere alle e-mail di qualcuno" – continua – " è tempo che il Congresso ed il Presidente aggiornino l'ECPA (Electronic Communications Privacy Act) in modo tale che venga instaurato un processo di autorizzazione basato su causa probabile. Qualsiasi altro caso non è difendibile". Poco importa che molte richieste da parte del governo siano di natura legale "di routine"; delle 10.918 richieste, il 68% erano di casi sotto processo, il 22% per ordinanze o arresti. Riprendendo per un attimo i dati del 2009, le richieste da parte del governo USA furono solo 3.580, pari al 28% del totale di tutto il mondo, che fu di 12.539.