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Google WebM infrange i brevetti di 12 aziende?

WebM, il formato open di Google antagonista dell'H.264, potrebbe infrangere i brevetti di almeno 12 aziende. È questo il numero delle società che hanno risposto alla chiamata della MPEG LA per mettere i bastoni tra le ruote al codec di Big G.

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Avatar di Manolo De Agostini

a cura di Manolo De Agostini

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 29/07/2011 alle 12:43 - Aggiornato il 15/03/2015 alle 01:33
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Il codec WebM di Google potrebbe non rimanere a lungo royalty free. La casa di Mountain View offre WebM, nato per essere un concorrente del formato H.264, gratuitamente. Il codec, curato dal consorzio MPEG LA, è usabile solo pagando le dovute royalty (salvo per i siti di video streaming su Internet).

È proprio questa differenza fondamentale che, poco dopo il debutto, ha sollevato perplessità. La prima valutazione di Jason Garrett-Glaser, sviluppatore di H.264, è stata secca: il progetto non aveva specifiche certe, il codice era un copia e incolla con alcuni rimaneggiamenti del VP8 (ottenuto con l'acquisto di On2) e probabilmente infrangeva qualche brevetto. Anche Dean Hachamovitch, general manager di Internet Explorer, aveva avanzato gli stessi dubbi sulla natura "royalty free" di VP8.

Poco dopo è scesa in campo la MPEG LA, annunciando di essere disposta a raccogliere brevetti che riguardano algoritmi che potrebbero far parte del formato Google WebM e in particolare del codec video VP8.

A quell'appello, stando a quanto scritto dall'esperto di proprietà intellettuali Florian Mueller,  hanno risposto 12 aziende che ritengono di possedere "brevetti essenziali" dello standard VP8. "Dodici è un numero elevato e potrebbe persino crescere in futuro", ha affermato Mueller. Al momento non si conoscono i nomi delle dodici aziende.

"Qualunque sia il nome di queste aziende, è ovvio che non avrebbero deciso di sottoporre i brevetti alla MPEG LA se non fossero state interessate - almeno in linea di principio e sempre previo accordo sulle condizioni particolari - nel raccogliere royalty su WebM", ha dichiarato Mueller.

"Sono sicuro che nessuna di queste 12 aziende è un membro dell'iniziativa WebM CCL (Community Cross-License) di Google. Queste aziende si sono impegnate a non far valere i propri brevetti nei confronti di tale codec".

Adesso però viene "il bello". La MPEG LA dovrà valutare se i brevetti sottoposti dalle 12 aziende siano essenziali oppure no. Il consorzio ha più volte dichiarato che non intende depositare cause per infrazione di proprietà intellettuale per conto delle aziende che lo compongono. In poche parole dovranno essere le singole società a decidere cosa fare. L'obiettivo potrebbe essere quello di convincere Google a firmare un accordo di licenza.

La MPEG LA, però, è sotto l'occhio del Dipartimento di Giustizia statunitense (Battaglia tra i codec H.264 e VP8: indagini Antitrust) e quindi dovrà muoversi in punta di piedi se davvero vorrà alzare il livello delle scontro con la casa di Mountain View.

Le aziende che hanno deciso di supportare WebM sono già un folto numero. Nel peggiore dei casi potremmo trovarci di fronte a un caso simile a quello di Android, contro cui impazzano le cause legali e, zitta zitta, banchetta Microsoft. I piani di Google erano un po' diversi in principio e ora a "rimetterci" sono i produttori di smartphone. Finirà così anche con WebM?

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