Spazio e Scienze

Hyperion, quando la fantascienza è grande letteratura

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Uscito nel 1989, Hyperion vinse il prestigioso premi Hugo l'anno successivo e il Nebula l'anno dopo. E da allora non si è mai smesso di parlarne; il discorso su Hyperion ha avuto momenti più o meno intensi, e nel normale alternarsi di critiche ed elogi, questi ultimi hanno superato abbondantemente le prime. Oggi Dan Simmons, a cui è sempre stata stretta l'etichetta fantascienza, è uno tra i nomi più amati dai fan del genere.

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Ambientazione

Siamo vicini alla fine del secondo millennio e l'umanità ha fatto grandi conquiste e colonizzato molti pianeti. La tecnologia consente il viaggio interstellare in tempi accettabili, da usare per raggiungere quei mondi periferici non raggiunti dal teletrasporto. Quest'ultimo non è la scomposizione e ricomposizione di materia che abbiamo visto altrove, ma invece un rozzo foro praticato nello spaziotempo da un'anomalia in fase.

Come si fa a parlare di nascita quando l'interlocutore non ha parole per indicare i figli, né il concetto di tempo?

L'umanità si è dunque sparpagliata in questo angolo della via lattea, colonizzando nuovi mondi e costruendosi una nuova società multiplanetaria. Le astronavi, quasi tutte, sono sospinte dal Motore Hawking, uno dei molti dettagli che certificano il tributo di Simmons ai grandi della Storia.

"Nella Vecchia Terra del XX secolo, una catena di fast food prese della carne di vacca, la cucinò nel grasso, ci aggiunse dei cancerogeni, la confezionò in plastica derivata dal petrolio e vendette novecento miliardi di pezzi. Esseri umani. Vai a capire."

È un mondo nel quale la Terra non esiste più, cancellata da un incidente ricordato come Il Grande Errore, ma che continua la propria inesorabile espansione. Ed è un mondo nel quale la relatività einsteiniana permea ogni parola, ogni passaggio di ambiente, il respiro di ogni personaggio e il battito del suo cuore. Perché viaggiare nello spazio, spostarsi da un sistema stellare all'altro, ovviamente obbliga a confrontarsi con i fenomeni evidenziati dallo scienziato tedesco.

"Il linguaggio serve non solo a esprimere il pensiero, ma a rendere possibili pensieri che non esisterebbero senza di esso."

Chi sale su una nave con Motore Hawking si dirige verso una meta lontana, affronta un viaggio lunghissimo. Ma per chi resta a casa, genitori, mariti, figli, il tempo scorre a una velocità diversa. Ed ecco che in Hyperion i viaggiatori più assidui sono anche persone che vivono per centinaia di anni, se a misurare è chi vive su un pianeta. Così un viaggiatore può imbarcarsi durante un'epoca storica e tornare a casa quando tutti i suoi amici e famigliari sono già morti, quando il governo è cambiato, quando nessuno vuole più avere a che fare con lui.

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Lo Shrike secondo Devon Cady Lee

Eppure per lui o lei sono passati solo pochi anni, ulteriormente diluiti dal sonno artificiale. Gli esseri umani si sono abituati a questo fenomeno, al fatto che amici e parenti potrebbero invecchiare a una velocità anche molto diversa. Anche in tale cornice, tuttavia, ci sono personaggi straordinari per il fatto che, avendo passato gran parte della vita in volo, hanno attraversato centinaia di anni di storia "normale".

La SCO-RTS faceva parte della Totalità della Rete dei Mondi, il sistema in tempo reale che governava la politica dell'Egemonia, forniva informazioni a decine di miliardi di cittadini affamati di dati, e aveva sviluppato una forma di autonomia e consapevolezza proprie. Più di centocinquanta sfere dati planetarie mescolavano le proprie risorse all'interno dell'intelaiatura creata da seimila Intelligenze Artificiali classe omega, per consentire il funzionamento della SCO-RTS.

Hyperion, il pianeta al centro della storia, è uno dei mondi più periferici, non ancora raggiunto dal Teleporter. Questo significa che il viaggio va fatto in astronave. È anche un pianeta privo di movimenti tettonici, il secondo tra quelli con il maggior numero di manufatti alieni, e uno di quelli chiamati "pianeta labirinto". Sotto alla superficie si estende infatti un dedalo di tunnel, sopravvissuto ai millenni proprio per l'assenza di terremoti, di cui nessuno è mai riuscito a determinare l'estensione, o trovare tutte le uscite in superfice. Un rimando nemmeno troppo velato a uno tra i più antichi e forti topoi letterari, espresso magistralmente da maestri recenti quali Borges o Calvino

Hyperion, così chiamato in onore del poeta John Keats, è anche il più misterioso dei pianeti finora scoperti dagli esseri umani. Qui si trovano infatti le cosiddette Tombe del tempo. Intorno a queste strutture si attivano di tanto in tanto incomprensibili campi energetici, che piegano il tempo e lo spazio, che né l'immaginazione né i computer riescono a comprendere.

«La roba della RTS non simula» si lamentò il cadetto Radinski, il miglior esperto di IA che Kassad fosse riuscito a trovare e a corrompere per avere spiegazioni. «Sogna! Sogna con la migliore accuratezza storica della Rete…

A proposito di computer, l'altro tassello importante nel romanzo di Simmons è proprio il Tecnonucleo. È la collettività di Intelligenze Artificiali che, qualche secolo prima rispetto al tempo del romanzo, ha avviato una propria esistenza, una propria linea temporale, in simbiosi e in collaborazione con gli umani. Questi ultimi usano ancora i computer e i terminali collegati al Tecnonucleo, ma questo gode di una libertà di azione pressoché assoluta. Nel romanzo di Simmons non si intravede quella che gli esperti definiscono Superintelligenza, ma il libro genera la sensazione che si trovi a un passo da quel momento, o che forse è già avvenuto senza che nessuno se ne accorgesse.

Questo pianeta è, tra le altre cose, la casa dell'unica creatura aliena conosciuta agli esseri umani. Si tratta dello Shrike, e sembra più un incubo mostruoso che una forma di vita. In parte carne e in parte metallo, si manifesta di tanto su Hyperion e uccide in modo sanguinario, spesso torturando la propria vittima in un modo orripilante. Lo Shrike è un essere ineffabile e imbattibile, che semina la morte in modo cerimonioso; tant'è che ha ispirato una nuova Chiesa, permettendo a Simmons di rinnovare il ruolo del potere religioso nella complessa architettura del romanzo.

In principio era il Verbo. E il Verbo era programmato nel classico binario. E il Verbo disse: «Sia la vita!».

Lontano, più lontano dei mondi periferici, ci sono gli Ouster. Sono esseri umani che hanno affrontato lo Spazio in modo diretto, esponendosi ai rischi delle radiazioni, del tempo, dell'assenza di gravità. E con il tempo sono diventati una civiltà a parte, tanto aliena quanto potrebbero esserli gli abitanti di un altro mondo; gli Ouster sono diversi fisicamente, nel modo di pensare, nei principi e nella morale. Sono ben armati e a quanto pare hanno un interesse per Hyperion. Simmons riesce dunque a mettere in questo romanzo un confronto con l'Altro – da sempre colonna del genere Sci-Fi – che assume molteplici aspetti, ognuno dei quali è funzionale alla costruzione di un quadro più grande.

"Se l'umanità avesse scelto il sistema sociale orwelliano del Grande Fratello, lo strumento dell'oppressione sarebbe stato di sicuro la carta di credito. In un'economia totalmente priva di denaro liquido, con semplici residui di un mercato nero basato sul baratto, le attività di un individuo possono essere rintracciate in tempo reale tenendo d'occhio la traccia della sua carta di credito universale. Esistono leggi severe per la protezione della segretezza della carta, ma le leggi hanno la brutta abitudine d'essere ignorate o abrogate, quando una società cade nel totalitarismo."

Ecco il complesso quadro in cui si inseriscono i sei personaggi che Dan Simmons ci ha regalato. Per ognuno di essi Simmons ha ideato una storia a sé stante, che da una parte ci fa conoscere il protagonista e dall'altra contribuisce a completare il fil rouge che li unisce tutti.

I sei sono chiamati a compiere un pellegrinaggio verso Hyperion, e per questo saranno forzati a passare molto tempo insieme, come anche ad affrontare un viaggio difficile e pericoloso. Così decideranno di raccontarsi l'un l'altro le vicende personali, con l'intento dichiarato di individuare quello che tra di loro dovrebbe essere un traditore.

Anche le tracce di vita intelligente diversa dalla nostra, fin qui scoperte – i Flosci di Giove II, i Costruttori di Labirinti, gli empatici Seneschai di Hebron, gli Stecchi di Durulis, gli architetti delle Tombe del Tempo, lo Shrike stesso – ci hanno lasciato misteri e oscuri manufatti, ma non linguaggi. Non parole.

Nasce così un romanzo che secondo molti riprende la struttura di I Racconti di Canterbury, il che è assolutamente coerente con l'appassionato citazionismo di Simmons. Non c'è pagina che sia priva del rimando a un'altra opera, a un altro autore, a un altro stile. In effetti, si potrebbe persino azzardare un richiamo a Sei personaggi in cerca di autore di Luigi Pirandello. Come quelli del drammaturgo sicialiano, infatti, anche i sei di Simmons sono alla ricerca di una definizione, di qualcosa o qualcuno che possa finalmente dar loro un'identità completa e armoniosa – anche se questo dovesse significare la morte. 

Con Hyperion Simmons mette a frutto una sconfinata cultura letteraria, che si palesa non solo con l'esplicita citazione – a cominciare dal titolo – ma compare anche e soprattutto nella cifra stilistica. Le sei storie che leggiamo sono alternativamente diari di scoperta come quelli che firmarono i missionari in America del Sud (vedi Bartolomé de Las Casas per esempio), romanzo di avventura, storia cyberpunk, intreccio politico protofascista e molto altro. Questo scrittore non dà prova solo di conoscere i suoi colleghi illustri e il loro stile, ma anche di saperli imitare con perizia e rispetto. Da questo punto di vista, Simmons non è poi così lontano da geni riconosciuti come Cortazar, Calvino o Borges – pur non raggiungendo le loro vette.  

Leggendo le sei storie una dopo l'altra il lettore si troverà sempre più vicino a Hyperion. Fisicamente i personaggi si avvicinano alla loro destinazione, che si suppone sarà la morte per cinque di loro e la redenzione per l'ultimo.

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Le sei storie permettono dunque al lettore di esplorare altrettanti generi letterari, che Simmons tuttavia non riesce a riprodurre sempre con lo stesso successo. La prima storia (il prete) e la quinta (l'investigatrice) sono probabilmente quelle meglio riuscite come riproduzioni dei diari di scoperta (XVI e XVII sec. circa) e della letteratura cyberpunk, Gibson prima di tutto. Quest'ultimo è un altro degli autori citati esplicitamente  

Don Balthazar si aspettava che imparassi tutto a memoria di primo acchito […]. Convinse mia madre che i trabocchetti dell'"educazione progressista" non si addicevano a una famiglia della Vecchia Terra; perciò non conobbi le acrobatiche scorciatoie mentali della medicina RNA, l'immersione nella sfera dati, l'istruzione con il flashback sistemico, i gruppi d'incontro stilizzati, le "capacità di pensiero a livello superiore" a spese dei fatti, la programmazione pre-istruttiva.  In conseguenza di queste privazioni, a sei anni ero in grado di recitare tutta l'Odissea nella traduzione di Fitzgerald, di comporre una sestina prima ancora di sapermi vestire da solo e di pensare in versi-fuga a spirale prima di essermi mai interfacciato con una IA.

Questo non significa che il resto del libro sia malriuscito, anzi probabilmente i passaggi migliori sono da ricercare altrove. Il racconto del poeta, la terza storia, per esempio è un esempio di metaletteratura da manuale; qui Simmons ha saputo scolpire con arte un personaggio che riunisce tutta una generazione di poeti, tutta una grande categoria di artisti. In qualche modo, infatti, Martin Sileno non è solo una riproposizione del tormentato Keats, ma in lui si vedono anche Whitman, D'Annunzio, Marinetti, Pound e in generale tutti quei poeti che prima o poi hanno celebrato l'individualità –  senza mai rifuggirne le grandi sofferenze.   Questo quarto racconto, tra l'altro, offre a Simmons anche l'occasione di tornare sulla storia dell'Umanità conosciuta, manipolandola però attraverso potenti metafore e simbolismi efficaci – seppure semplici.

Purtroppo l'ultimo racconto, quello del Console, è anche il meno riuscito. Simmons si gioca l'intero piatto sulla carta fantascientifica, e da questo punto di vista il frammento funziona alla grande. Il lettore si trova a considerare le conseguenze del viaggio interstellare, del Teleporter, l'impatto della tecnologia sulla società e sull'individuo. Ma la parte umana è una storia d'amore relativamente banale, che coinvolge e appassiona solo parzialmente. Delle sei novelle questa è quella meno bella, ed è un peccato che sia l'ultima che possiamo leggere prima dell'epilogo.

il mio vocabolario adesso era limitato a nove parole. (Fatto di per sé eccezionale, appresi in seguito: molte vittime ne conservano solo due o tre.) Per la cronaca, il mio intero vocabolario comprendeva queste parole: chiavata, cacata, pisciata, fica, maledetto, bastardo, fottuto, pipì e pupù.

Hyperion resta uno tra i migliori romanzi di fantascienza mai pubblicati, divertente per il lettore colto che saprà riconoscere le infinite citazioni e gli interminabili rimandi metaletterari. Hyperion è appassionante anche per quel lettore che cerca soprattutto riflessioni sul possibile evolversi della scienza, meditazioni sul futuro, voli pindarici su chi o cosa diventeremo.

Lo stile di Simmons sa essere variegato, ma Hyperion ha una sua notevole coerenza interna. Simmons riesce a mantenere la coesione tra un frammento e l'altro nonostante i salti stilistici, e non ci sente mai spaesati o confusi.

Ovviamente avevo evocato io lo Shrike. Lo sapevo. L'avevo evocato iniziando il poema epico su di lui. In principio era il Verbo.

Forse i lettori meno abituati alla letteratura complessa potrebbero trovare Hyperion troppo faticoso, persino noioso.  A loro posso solo consigliare di insistere, magari di fermarsi di tanto in tanto per comprendere meglio questo o quel passaggio.

Gli altri romanzi

Hyperion è un romanzo a sé stante, con un finale aperto comune a tante altre opere. Il grande successo ottenuto tuttavia spinse l'autore a scrivere altri romanzi che continuano la storia, raccolti sotto la poca fantasiosa etichetta I Canti di Hyperion Si mischiano, in questi ulteriori romanzi, il desiderio di soddisfare quei lettori che chiedevano "e poi cosa succede?", e quello più materiale di inseguire facili vendite.

I romanzi seguenti risultano dunque un po' meno riusciti di Hyperion, ma restano opere di un eccellente scrittore. Simmons, che non è mai stato un autore di sola fantascienza, continua a fare quello che gli riesce meglio: esplorare diversi generi letterari, diverse tecniche nella costruzione della frase, differenti strategie linguistiche. E non perde mai l'occasione di usare la finzione per osservare e analizzare la realtà, affidando ai suoi personaggi il compito di esaminare, descrivere, criticare la realtà in cui viviamo tutti noi.

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