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Il Raspberry Pi diventa open source e insegue Arduino

Tutto il software del Raspberry Pi è diventato open source. L'annuncio è stato dato nei giorni scorsi dall'azienda che produce il mini computer più famoso del momento, che rende così più semplice lo sviluppo di sistemi operativi e applicazioni. Stando all'annuncio infatti diversi driver specifici sono ora open source, ed è così possibili sfruttarli al meglio anche, per esempio, nell'adattare distribuzioni Linux.

Con questa novità tuttavia non è del tutto vero che "tutto ciò che gira (sul Raspberry Pi) è open source". Come ha fatto notare qualche lettore di Ars Technica infatti sono "aperti" i driver eseguiti sul coprocessore, ma il firmware del SoC vero e proprio (Broadcom BCM2835) resta ancora chiuso. Non che sia un vero problema per chi vuole usare il Raspberry; è più una questione di spaccare il classico capello, da un punto di vista semantico.

Raspberry Pi con Pi Crust

È infatti continuano a fiorire i progetti basati su questo computer piccolo ed economico, di cui è stata recentemente annunciata la seconda versione. Come il recente Pi Crust, una scheda aggiuntiva che aumenta la dimensione totale di soli 2 mm, e in cambio rende molto più semplice la connessione con una varietà di periferiche.

Il Pi Crust non è indispensabile per collegare periferiche, ma "rende tutto un po' più semplice" per dirla con le parole del suo creatore, Joe Walnes, di Chicago. Questa scheda aggiuntiva permette di gestire separatamente segnali che altrimenti sarebbero tutti raggruppati e più difficili da gestire.

Il Raspberry Pi diventa un po' più simile a una piattaforma di prototipazione qual è l'Arduino – anch'esso giunto recentemente alla seconda versione. In ogni caso la scheda Pi Crust non è in vendita: Walnes si è limitato a renderne disponibili le specifiche di progettazione ma, almeno negli Stati Uniti, c'è già qualche rivenditore pronto a venderlo per pochi dollari.