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IPTV illegale, conclusa la più vasta operazione UE anti-pirateria

La più vasta operazione anti-pirateria europea contro lo streaming TV illegale si è conclusa in queste settimane in Spagna con l’arresto di cinque membri di un’organizzazione criminale e il sequestro di 66 server. La base era a Malaga, ma sono state individuate filiali in Danimarca, nel Regno Unito, Lettonia, Olanda e Cipro. Complessivamente 14 filiali in diverse città. Nel Regno Unito i pirati operavano dietro ai marchi Dreambox, Dreambox TV Limited e Digital Switchover Limited.

Il servizio pirata consentiva via streaming di accedere illegalmente a 800 canali televisivi internazionali: gli “abbonamenti” andavano da 40 a 460 euro al mese. Come riporta El Pais almeno tre membri vivevano in case di lusso situate nella Costa del Sol e possedevano auto costose.

Gli inquirenti hanno stimato che dal 2013 a oggi l’organizzazione aveva racimolato circa 8 milioni di euro. Si contavano decine di migliaia di clienti in 30 paesi diversi: tutti ben consci di aver aderito a un servizio streaming pirata per accedere soprattutto a film, serie TV e partite di calcio.

La Polizia ha iniziato a indagare nel 2015 su segnalazione della Prima Divisione di Calcio inglese. In pratica oltremanica avevano scoperto che a Malaga veniva gestito un servizio online che consentiva lo streaming illegale (IPTV) delle partite di Premier League. Quello che inizialmente era sembrata una delle tante piattaforme illegali si è poi scoperta essere una realtà più grande con un catalogo sterminato di materiale. La clientela poteva scegliere fra pacchetti di diverso tipo e le tariffe variavano in base al paese di residenza e la durata degli abbonamenti. I pagamenti poi confluivano poi in una società di Gibilterra.

L’intera attività era mascherata dietro a una serie di aziende specializzate in telecomunicazioni, hardware e Internet. El Pais sottolinea che erano diventati anche operatori autorizzati per i servizi basati su fibra ottica e disponevano di licenze per la distribuzione di canali stranieri. Il mix imprenditoriale aveva consentito di creare una coltre di fumo su tutti gli affari. L’unica certezza era la base operativa in Spagna e il supporto tecnico in Danimarca.

Le cinque persone arrestate non solo hanno subito il congelamento di ogni conto corrente ma sono accusare di diversi crimini, fra cui la violazione della legge sulla proprietà intellettuale, appartenenza a un’organizzazione criminale e il riciclaggio di denaro. I tre arrestati in Spagna hanno già subito un processo e sono attualmente in prigione. Altre 10 persone sono state citate come testimoni.