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Le associazioni pro-privacy USA all'attacco dell'FBI

Una task force statunitense starebbe lavorando su un progetto che prevede multe salate per le aziende internet che non danno la possibilità all'agenzia federale di intercettare le conversazioni online tra gli utenti e questa notizia ha contrariato un po' di associazioni...

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Avatar di Redazione - Sicurezza

a cura di Redazione - Sicurezza

Pubblicato il 03/05/2013 alle 17:09 - Aggiornato il 15/03/2015 alle 01:45
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Le associazioni di difesa della privacy statunitensi denunciano una mossa del governo federale che vorrebbe costringere le società Internet come Facebook e Google a inserire delle "backdoor" nei propri siti per lasciare all'FBI e alle altre agenzie la possibilità di spiare in tempo reale le comunicazione online.

Il Washington Post ha riferito questa settimana che una task force del governo sta lavorando a un progetto, per volere dell'FBI e altre forze dell'ordine, mirato a rendere possibile l’intercettazione delle comunicazioni Internet tra terroristi o altri criminali sotto vigilanza.

Chi non dovesse concedere alle agenzie governative l'accesso alle chat andrebbe incontro a multe che partono da decine di migliaia di dollari in su e che, se non dovessero esser pagate entro 90 giorni, raddoppierebbero per ogni giorno di mora.

Il governo, comunque, non imporrà alcuna tecnologia particolare per permettere il controllo delle comunicazioni, permettendo a ogni servizio Internet di implementare questa funzione come meglio crede, purché perfettamente funzionante e senza vincoli.

La nostra privacy è sempre sacrificabile alla sicurezza nazionale, in qualsiasi Paese. Però, ci sembra eccessivo multare  le società che non predispongono di tasca loro la creazione di misure di controllo.

Gli analisti dicono che le agenzie stanno proponendo delle modifiche a causa di una frustrazione crescente causata dalla loro incapacità di spiare "legalmente" i sospettati che utilizzano servizi basati su Internet come la web mail, servizi peer-to-peer, le chat o i social network per comunicare.

Già adesso, comunque, The Communications Assistance for Law Enforcement Act (CALEA) del 1994 stabilisce che i carrier di telecomunicazioni devono fornire alle agenzie governative la possibilità di monitorare la telefonia tradizionale e quella mobile sulle proprie reti quando sono legalmente autorizzati a farlo. Nel corso degli anni, la legge CALEA è stato ampliata e interpretata da diversi giudici per coprire anche i fornitori di servizi Internet a banda larga e servizi di Voice over IP.

Inoltre, il governo federale ha avuto per lungo tempo l'autorità per ottenere legalmente le comunicazioni elettroniche memorizzate da ISP e operatori di telecomunicazione in relazione a indagini penali. Tuttavia, la capacità del governo di controllare e-mail in tempo reale, chat e social network di comunicazione è stata limitata perché i fornitori di tali servizi non dispongono di meccanismi di intercettazione in grado di soddisfare le richieste delle agenzie governative e da questo sorge la nuova richiesta.

L'FBI usa il termine "Going Dark" per descrivere tale mancanza di accesso immediato e tempestivo ai sistemi di comunicazione online, perché il divario tra il diritto del  governo di sorvegliare, per la sicurezza nazionale, i cittadini sospetti e l'effettiva capacità di esecuzione di questa pratica si sta ampliando sempre più.

Anche all'interno delle stesse strutture governative, però, ci sono posizioni critiche nei confronti della nuova iniziativa. "Le preoccupazioni sono legittime", ha detto Joseph Hall, Senior Staff technologist del Center for Democracy and Technology (CDT), "tuttavia, minacciare le società Internet con sanzioni pecuniarie è sbagliato". In altre parole, è probabile che i fornitori di servizi web saranno comunque costretti a concedere i permessi richiesti, ma magari senza la scure della pena pecuniaria che pende sulla loro testa.

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