e-Gov

L’NSA ha spiato 46 milioni di telefonate italiane

La National Security Agency ha "monitorato" con grande impegno anche l'Italia: il sito Cryptome ha svelato che tra dicembre e gennaio scorsi sono stati raccolti 46 milioni di metadati telefonici. Una goccia in quel mare di 124,8 miliardi telefonate che l'NSA avrebbe analizzato in un mese di attività globale.

Cryptome, il nonno di Wikileaks (il sito è nato nel 1996) ha diffuso una serie di dati che confermerebbero lo spionaggio ai danni del nostro paese. Trattandosi però di metadati, ovvero orari, numeri chiamati, identità utenti, durata telefonate, siamo in un territorio "borderline". È una sorta di spionaggio tollerato, anche se l'Intelligence italiana continua a sostenere di "non avere evidenze" sui fatti.

Monitoraggio NSA

Oggi scopriamo che esiste una netta differenza tra "spiare" e monitorare". La prima attività è quella che ha fatto scoppiare il caso in Francia e Germania; da noi pare esserci più cautela. Eppure tra il 10 dicembre 2012 e l'8 gennaio 2013 la NSA deve aver pur violato qualche principio democratico dell'Italia. A meno che i dati degli italiani valgano meno di quelli dei cugini d'oltralpe. Il che sarebbe anche "comprensibile" considerato che secondo Cryptome l'azione di intelligence sarebbe stata effettuata non solo a scopi terroristici, ma anche commerciali, politici e industriali.

"Si tratta di una notizia non verificata e riportata da un sito straniero. Non ci sono prove al momento. Anche se per usare un eufemismo, il comportamento degli Stati Uniti è stato scorretto", ha sottolineato presidente del Copasir, Giacomo Stucchi. Intanto il Parlamento è in attesa dell'incontro con Giampiero Massolo, capo del Dis (Dipartimento delle informazioni di sicurezza). Probabilmente avverrà in Commissione Sicurezza, ma qualcuno chiede che l'intervento avvenga direttamente in Aula. In barba a ogni vincolo di segretezza.

A Washington comunque è già arrivata la delegazione di 9 membri del Parlamento europeo che incontrerà i vertici della sicurezza statunitense. Il primo nome della lista è Robert Litt, consigliere generale della Direzione dell'intelligence nazionale. Il secondo invece è Karen Donfried, direttrice degli Affari europei al Consiglio nazionale della sicurezza.

Il capo della Nsa, Keith Alexander, si è rifiutato.