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Nanomesh, il circuito elettronico che si tatua sulla pelle

Ricercatori dell'Università di Tokyo hanno messo a punto una tecnologia rivoluzionaria che consente di creare vere e proprie interfacce elettroniche sulla pelle, senza bisogno di interventi chirurgici o ricadute sulla salute.

Altro che indossabili o microchip da impiantare sottopelle: la nuova frontiera della tecnologia sono i tatuaggi. Certo, è una semplificazione ma tutto sommato si tratta di una buona analogia per comprendere come funziona Nanomesh, la tecnologia messa a punto da un team di ricercatori dell'Università di Tokyo, che consente di deporre sulla pelle dei circuiti anche complessi senza bisogno di interventi chirurgici o ricadute sulla salute.

Nel paper pubblicato su Nature Nanotechnology, il professor Akihito Myamoto e il suo staff hanno illustrato in cosa consiste Nanomesh, una rete ultrasottile di filamenti conduttivi che si integra perfettamente con la pelle, consentendone la regolare traspirazione e sudorazione. I circuiti così ottenuti infatti non temono i liquidi, sono permeabili ai gas e flessibili, perfetti dunque per fornire un'interfaccia senza soluzione di continuità tra il corpo umano e i dispositivi elettronici.

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L'innovazione principale di Nanomesh è di offrire un'interfaccia senza substrato, che poi era il limite principale di altre soluzioni, perché i substrati finora utilizzati non erano abbastanza morbidi e non consentivano alla pelle di sudare e traspirare. La soluzione messa a punto dall'Università di Tokyo invece è stata sperimentata più volte tramite patch indossati per una settimana di seguito, senza aver mai dato luogo a problemi di sorta. Nanomesh inoltre è in grado di mantenere la propria conducibilità anche dopo essere stata allungata e flessa fino a 10.000 volte.

Ma come funziona? In pratica il procedimento prevede l'impiego come substrato di PVA (Alcool polivinilico), un polimero sintetico idrosolubile, già utilizzato in ambito medico. Le fibre di PVA vengono create tramite un processo chiamato elettrospinning, che consente di ottenere filamenti sottilissimi. Queste fibre vengono poi modellate e ricoperte di un sottilissimo strato d'oro. Infine la rete così ottenuta viene depositata sulla pelle e poi spruzzata con semplice acqua. Il PVA in questo modo si scioglie lasciando solo il materiale conduttivo.

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Questa interfaccia potrà essere utilizzata negli ambiti più disparati, da quello medico a quello cibernetico, è facile da produrre, da applicare e da usare e non sembra avere controindicazioni.

Un tempo, prima dell'avvento della Silicon Valley, il paese dell'immaginario tecnologico era indubbiamente il Giappone, non soltanto per gli anime futuristici che avevano iniziato a popolare i nostri sogni di bambini, ma anche e soprattutto perché la tecnologia veniva da lì, con brand come Sony, Hitachi, Panasonic e molti altri. Ora con questa avanzatissima tecnologia messa a punto dall'Università di Tokyo quei tempi sembrano essere tornati, ed è più facile immaginare un futuro come quello ipotizzato da Ghost In The Shell, in cui il confine tra uomo e macchina si fa sempre più labile, fino a perdere di importanza.


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