Il settore dello streaming si trova di fronte a una potenziale svolta epocale che potrebbe ridefinire gli equilibri di mercato: l'acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Netflix è al centro di un'audizione cruciale al Senato degli Stati Uniti, dove i regolatori stanno valutando l'impatto competitivo di un'operazione che unirebbe il colosso dello streaming per eccellenza con uno dei principali produttori di contenuti hollywoodiani. Con Netflix che vanta oltre 301 milioni di abbonati e WBD che ne conta 128 milioni tra HBO Max e Discovery+, l'operazione creerebbe un gigante senza precedenti nell'industria dell'intrattenimento digitale. Le preoccupazioni principali riguardano inevitabilmente i consumatori: aumenti di prezzo, riduzione della concorrenza e possibile monopolizzazione del mercato sono i nodi che Ted Sarandos, co-CEO di Netflix, ha dovuto affrontare durante l'audizione della Sottocommissione Antitrust del Senato.
La difesa di Sarandos si è concentrata su una tesi controintuitiva: secondo il dirigente, l'acquisizione non solo non porterebbe a rincari per gli abbonati, ma genererebbe l'effetto opposto. Durante la testimonianza davanti alla Sottocommissione per l'Antitrust, la Politica della Concorrenza e i Diritti dei Consumatori, Sarandos ha sottolineato la natura complementare delle due realtà: "Netflix e Warner Bros. hanno entrambe servizi di streaming, ma sono molto complementari. In realtà, l'80% degli abbonati di HBO Max è anche abbonato a Netflix", ha dichiarato. L'argomento centrale è che la fusione permetterebbe di offrire più contenuti a un prezzo inferiore, consolidando cataloghi che già oggi si sovrappongono in modo significativo per la maggioranza degli utenti.
La senatrice Amy Klobuchar, democratica del Minnesota, ha però messo alle strette l'esecutivo di Netflix interrogandolo sulla sostenibilità economica dell'offerta post-fusione. La questione è particolarmente delicata considerando che Netflix ha implementato un aumento dei prezzi proprio a gennaio 2025, nonostante la crescita della base abbonati testimoni un'espansione già robusta dell'azienda. Sarandos ha risposto rivendicando la competitività persistente del settore streaming e sottolineando come i precedenti aumenti tariffari abbiano sempre coinciso con un incremento sostanziale del valore percepito dagli utenti.
L'argomento della facilità di disdetta rappresenta un tentativo di Netflix di posizionarsi come un servizio fondamentalmente diverso dai monopoli tradizionali, dove i consumatori sono spesso vincolati da contratti complessi o barriere all'uscita. Tuttavia, questa difesa solleva interrogativi più profondi: la semplicità di cancellazione è davvero una garanzia contro pratiche monopolistiche quando l'alternativa potrebbe essere un mercato ancora più concentrato? La questione tocca dinamiche che vanno oltre il singolo abbonamento mensile, investendo la produzione di contenuti originali, la distribuzione cinematografica e l'intero ecosistema creativo hollywoodiano.
Sul fronte delle garanzie concrete contro futuri rincari, Sarandos ha rivelato che Netflix sta collaborando con il Dipartimento di Giustizia statunitense per definire potenziali limiti regolamentari agli aumenti di prezzo. Una mossa che evidenzia quanto l'azienda sia consapevole dello scetticismo dei regolatori e della necessità di fornire tutele formali ai consumatori. L'esecutivo ha inoltre sostenuto che l'operazione non presenta "alcun rischio di concentrazione" per il mercato, un'affermazione destinata a essere scrutinata attentamente dalle autorità antitrust considerando che i due gruppi combinati controllerebbero una quota significativa sia del mercato SVOD (video on demand in abbonamento) sia della produzione contenutistica premium.
L'audizione si inserisce in un momento cruciale per l'industria dello streaming, dove la fase di crescita esplosiva sta lasciando spazio a una maturazione del mercato caratterizzata da consolidamenti, razionalizzazione dei costi e ricerca di sostenibilità economica. Dopo anni di investimenti massicci in contenuti originali e guerre sui diritti esclusivi, i principali player stanno tutti affrontando pressioni per dimostrare redditività. Il verdetto dei regolatori sull'acquisizione di WBD potrebbe definire se il futuro dello streaming sarà caratterizzato da pochi giganti integrati verticalmente o da un ecosistema più frammentato e competitivo.