Criptovalute

I Paesi Bassi potrebbero bannare le criptovalute

Nelle ultime settimane il dibattito su Bitcoin e criptovalute sembra essere contraddistinto dagli aut aut dei governi nazionali e delle istituzioni economico-finanziarie. Dopo la radicale scelta di El Salvador, anche i Paesi Bassi hanno espressamente parlato di una messa al bando di Bitcoin e criptovalute. Qual è il motivo di una presa di posizione così negativa?

In un documento Pieter Hasekamp, capo del Bureau for Economic Policy Analysis, l’Ufficio per l’analisi della politica economica (CPB) che si occupa di analisi economica e pianificazione per il Ministero degli affari economici e della politica climatica dei Paesi Bassi, ha affermato: “Sia per gli investitori che per i governi, l’ultimo ad agire è il perdente. I Paesi Bassi devono ora vietare il bitcoin“.

Hasekamp indica come cause principali del divieto l’eccessiva volatilità delle criptovalute e degli asset a esse correlati e l’uso per scopi illeciti. Per questo il direttore addirittura ritiene che ne andrebbe vietata il mining, il trading e anche il possesso, poiché alimentano i problemi sopraccitati. In caso di introduzione del divieto dei Paesi Bassi, il CPB si aspetta un nuovo crollo delle criptovalute. Il documento si conclude affermando che è improbabile che i Bitcoin o altre criptovalute possano sostituire interamente le valute fiat.

Ph. Marco Verch

I Paesi Bassi non sono il primo stato a prendere in considerazione un divieto e/o una stretta sull’uso delle criptovalute. La Cina sta applicando norme sempre più stringenti, sia per cause ambientali che per sostenere lo yuan digitale; la Turchia le ha sottoposte a norme antiterrorismo e antiriciclaggio; infine ricordiamo il governo di Hong Kong che, forse influenzato dalla Cina, potrebbe applicare norme particolarmente restrittive per l’accesso agli investimenti in criptovalute.

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