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Renzi promette un canone RAI di 100 euro: pagheremo anche per PC e tablet?

Fa strano sentir parlare di digital tax e canone Rai. Eppure questi due argomenti che concettualmente appartengono a mondi lontani, ieri hanno scoperto di avere un fil rouge che li collega, almeno nel Renzi-pensiero. Il premier, ieri ospite nella trasmissione "In ½ ora" su Rai3, ha confermato alla giornalista Lucia Annunziata le buone previsioni sul PIL – "secondo me arriviamo all'1%". E ne ha approfittato per alcune anticipazioni riguardanti la prossima legge di stabilità.

renzi

"Ora lo riduciamo (il canone Rai, NdR) e contemporaneamente diciamo che lo dovranno pagare tutti, attraverso un meccanismo che potrebbe essere quello della bolletta", ha dichiarato Renzi. "Oggi il canone costa 113 euro, il prossimo anno costerà 100. Chi è onesto paga e paga meno, perché in Italia il tempo dei furbi è finito". Da rilevare che in Germania, Regno Unito e Francia costa rispettivamente 215, 174 e 131 euro; il tasso di "furbizia" è inferiore al 5%.

L'obiettivo quindi è ridurre l'evasione italiana che oggi tocca il 27% delle famiglie e vale circa 500 milioni di euro; sono solo 15 milioni i cosiddetti nuclei onesti. Ma mancano tutti i dettagli che potrebbero (o meno) far venire la febbre agli italiani. L'unica certezza è che il canone verrà sganciato dal possesso della TV e saranno previsti sconti per le fasce più deboli. Però tutti lecitamente si domandano quali potrebbero essere le conseguenze di questa scelta: dovranno pagare anche i possessori di PC, tablet e smartphone?

Sotto il profilo tecnico si pensa a una voce in più nelle bollette elettriche del 2016, magari rateizzata. "Mettere il canone Rai in bolletta resta un gran pasticcio, siamo contrari: in questo modo il consumatore non saprebbe più cosa sta pagando e noi non riusciremo più a fare il nostro mestiere", ha dichiarato il presidente di Assoelettrica, Chicco Testa. "Perché non metterlo sulla bolletta del telefono o del gas?".

Per quanto riguarda invece la digital tax Renzi ha sgombrato il capo da equivoci. "Dobbiamo trovare un modo per far pagare le grandi multinazionali ma "cum grano salis" e a livello europeo", ha assicurato il premier. "O l'Europa lo fa nel 2016 o noi nel 2017. Ma dobbiamo evitare di farla percepire come una tassa sull'innovazione, siamo troppo indietro sulla banda larga e sul pagamento elettronico".