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Rifiuti elettronici boom tra consumismo e obsolescenza

Il consumismo sfrenato di questi anni non è solo deleterio e fine a sé stesso, ma porta grandi problemi di ambientali. Stiamo trasformando il mondo in cui viviamo in una cloaca a cielo aperto, fatta di rifiuti di ogni genere, anche quelli elettronici ed elettrici, che non faranno che aumentare. Un rapporto dell'ONU – Solving the E-Waste Problem (StEP) Initiative – lancia l'allarme: la spazzatura hi-tech crescerà del 33% entro il 2017. Si parla di 65,4 milioni di tonnellate, un peso pari a 200 Empire State Building o 11 piramidi di Giza.

Il sistema, così com'è, non si regge, va cambiato, bisogna cambiarlo. Il come lo lasciamo dire agli esperti, che sicuramente hanno in mente una strategia globale, ma è chiaro che ognuno di noi può incidere, optando per non acquistare un prodotto inutile solo perché indottrinato a farlo da pubblicità martellanti. Guardiamo nei nostri armadi, o nelle cantine, e diciamoci che non è vero.

C'è sempre qualcosa che, con il senno di poi, forse non era così strettamente necessario o che avremmo potuto sfruttare meglio e più a lungo. Oggi la crisi economica ci sta portando a un'inevitabile inversione di tendenza nei consumi, ma è necessario un cambio di mentalità. Bisogna quantomeno provare ad allungare la vita d'uso medio di determinati prodotti (provando – ove possibile – a farli riparare e non a buttarli), magari "accontentandosi", e non correndo dietro l'ultima novità tecnologica a cui hanno cambiato una virgola solo allo scopo di vantarsi – e di cosa? – con gli amici.

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Perché il RAEE – rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche – non è un problema che si può sottovalutare, anche perché i materiali elettronici spesso contengono sostanze dannose per l'ambiente e la salute nostra e degli animali – sì, non siamo soli sul pianeta. E, spesso, tutti questi rifiuti prendono il largo, su grandi navi cargo, in container che saranno riversati illegalmente in mastodontiche discariche nei paesi più poveri del pianeta, non solo non portando ricchezza, ma anche devastando il territorio e il futuro delle popolazioni locali, che spesso smaltiscono queste "bombe a orologeria" con il fuoco, respirando sostanze tossiche a pieni polmoni.

Fortunatamente c'è chi del riciclo e del recupero di metalli preziosi dai circuiti stampati ci vive, e questo mitiga il problema, ma non basta. Bisogna che ognuno di noi faccia molta attenzione, perché secondo i numeri dell'ONU oggi ogni essere umano butta 7 chili di rifiuti di tipo elettrico ed elettronico all'anno, per un totale vicino ai 49 milioni di tonnellate. Una cifra che tra cinque anni salirà a 65,4 milioni di tonnellate.

Progettata con i piedi, prodotta in milioni di unità. E-waste allo stato puro, ma almeno Microsoft ci ha perso più di un miliardo di dollari.

È la Cina a produrre più rifiuti elettronici con 11,1 milioni di tonnellate – dati del 2012 – seguita dagli Stati Uniti con 10 milioni di tonnellate. C'è una differenza a livello pro-capite, con uno statunitense medio che genera circa 29,5 chilogrammi di e-waste, contro i circa 5 chilogrammi di un cinese. Insomma, le cifre ci sono tutte, non si può far finta di nulla, anche perché si parla di rifiuti, ma per ogni cosa prodotta ci sono risorse e litri d'acqua che vanno in fumo.

Dall'iniziativa personale per ridurre l'impatto ambientale del nostro stile di vita, a politiche per una raccolta e una gestione del RAEE migliore, fino magari ad affrontare il tema dell'obsolescenza programmata – che oggi non passa solo per l'hardware, ma anche per il software, con aziende che negano determinate funzioni a vecchi utenti, sebbene ci siano poche motivazioni tecniche fondate per farlo. Urge maggiore attenzione, perché altrimenti tra qualche anno ci ritroveremo una bomba fra le mani e probabilmente sarà difficile evitare che esploda. "Uomo avvisato, Uomo avvisato", direbbe il mitico Paolo Bitta di Camera Café.