Spazio e Scienze

Smart Speaker usati come baby monitor? Sì, grazie alla skill dell’Università di Washington

Chi ha figli molto piccoli conosce perfettamente l’ansia che si prova nel momento in cui li si lascia in culla da soli per la notte, con la preoccupazione che respirino sempre correttamente. Per questo fino a oggi molti genitori sono ricorsi ai tanti baby monitor presenti sul mercato, una sorta di radio ricetrasmittenti che ci consentono di monitorare da remoto la respirazione del neonato. Da oggi però c’è una soluzione migliore, più “scientifica” e avanzata: BreathJunior, una skill per smart speaker come Amazon Echo o Google Home, in sviluppo presso l’Università di Washington. La skill consente di utilizzare il rumore bianco per monitorare costantemente e in maniera assai precisa il respiro e i movimenti del bambino e, all’occorrenza, anche per calmarlo.

‎La skill al momento è in fase di test su uno smart speaker di prova, dotato dello stesso tipo di hardware che potremmo trovare in un Amazon Echo. Il funzionamento è relativamente semplice: grazie alla presenza di un altoparlante e di un microfono, la skill emana rumore bianco, e paragona le caratteristiche di quello emesso con quelle del suono che torna indietro, al fine di rilevare qualsiasi eventuale differenza.‎

‎”Iniziamo trasmettendo un segnale di rumore bianco casuale, ma poiché lo stiamo generando noi, ne conosciamo perfettamente le caratteristiche”, ha infatti spiegato Anran Wang, autore dello studio e dottorando nella scuola Allen, in una dichiarazione. “Il segnale poi raggiunge il bambino e viene riflesso, tornando indietro, dove viene catturato dai microfoni dello smart speaker. Poiché conosciamo il segnale originale, siamo in grado di ignorare qualsiasi elemento casuale, concentrandoci unicamente sulle informazioni che riguardo i movimenti del bambino”.‎

‎I risultati raccolti durante i primi test in effetti sembrano confortanti. BreathJunior è stato testato su cinque bambini in un’unità di terapia intensiva neonatale e i dati relativi alla frequenza respiratoria raccolti dallo speaker corrispondono strettamente a quelli provenienti dai sistemi di monitoraggio dei segnali vitali standard dell’ospedale.‎

‎I ricercatori dell’Università di Washington presenteranno le loro conclusioni il prossimo 22 ottobre, in occasione della MobiCom 2019 e hanno in programma di commercializzare la loro idea attraverso Sound Life Sciences. Tuttavia i ricercatori hanno anche sottolineato come l’American Academy of Pediatrics, un’associazione di medici pediatri statunitense, raccomandi di evitare l’uso di speaker commerciali come strumento per ridurre il rischio della “sindrome della morte improvvisa del lattante”, nota anche nella terminologia comune come “morte in culla”, un fenomeno che ad oggi non ha ancora trovato ancora alcuna spiegazione presso la comunità scientifica. La cosa comunque non è consigliata nemmeno dal team di ricercatori, ma del resto anche i normali baby monitor attualmente in uso non costituiscono una soluzione in questo senso. In ogni caso la skill offre quantomeno un sistema di monitoraggio più preciso e affidabile rispetto ai prodotti attuali.

Amazon Echo Dot è la soluzione più economica per accostarsi a questo tipo di dispositivi.