Spazio e Scienze

Spazioporto in Italia, Virgin Galactic al decollo nel 2020

Lo spazioporto in Italia sembra sempre più probabile, dopo che la statunitense Virgin Galactic ha sottoscritto un accordo d'intesa con la torinese Altec per individuare gli aeroporti italiani da cui ci si potrebbe imbarcare per i voli spaziali.

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Del progetto per uno spazioporto se ne parla già da luglio, quando Roberto Battiston, numero uno dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), aveva candidato il Belpaese come un luogo ideale in cui stabilire uno spazioporto.

Per l'occasione sottoscrisse un contratto con la Federal Aviation Administration e l'ENAC relativo proprio al "Commercial Space Transportation", che a sua detta era propedeutico a perseguire obiettivi ambiziosi come appunto la costruzione di uno spazioporto nel nostro Paese. Battiston – spiegando il progetto – aveva citato anche il turismo spaziale, e alla luce degli sviluppi degli ultimi giorni è evidente che aveva vedute ben più ampie del fermarsi a candidare l'Italia come primo paese europeo per questo tipo di opzione.

La novità delle ultime ore è che la controparte più probabile per la concretizzazione del progetto sembra essere Virgin Galactic, un'azienda nata dall'estro del magnate inglese Richard Branson, fondatore del Virgin Group che controlla oltre 400 aziende. Il suo progetto per il turismo spaziale prevede l'impiego di veicoli capaci di effettuare voli suborbitali con cui trasportare fino a 500 turisti all'anno in "crociera" a quote superiori a 100 Km di altezza.

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I test hanno subito una battuta d'arresto il 31 ottobre 2014, quando un incidente è costato la vita al co-pilota Michael Alsbury e ha ferito gravemente il pilota Peter Siebold. A febbraio 2016 però Virgin Galactic ha annunciato ufficialmente il nuovo veicolo SpaceShip Two, concepito facendo tesoro dei problemi che hanno causato l'incidente del primo velivolo. Dovrà affrontare la fase di test, se la supererà alla fine potrà trasportare sei passeggeri più due piloti, raggiungerà un'altitudine di circa 15.000 metri collegato all'aereo madre WhiteKnightTwo, quindi si staccherà e accenderà il suo motore a razzo per raggiungere lo spazio suborbitale.

Da qui i passeggeri potranno vedere la curvatura della Terra in contrasto con il nero dello Spazio, sperimenteranno l'esperienza dell'assenza di peso e quindi rientreranno a Terra, il tutto per un costo di circa 250.000 dollari a testa (per la cronaca sembra che le prenotazioni vadano a gonfie vele).

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Ricordiamo che Virgin Galactic non è l'unica azienda impegnata nei test per il turismo spaziale, a titolo di esempio citiamo anche Blue Origin.

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La base di Decimomannu (Sardegna)

Al momento tuttavia l'interesse per l'Italia è stato espresso solo da Branson. Vediamo nel dettaglio in quali termini. L'azienda di Richard Branson e Altec, che è una partecipata di ASI e Thales, hanno sottoscritto un protocollo d'intesa che nella prima fase prevede da parte di Altec l'individuazione di un aeroporto militare da cui potrebbero decollare (e atterrare) i voli suborbitali.

Al momento di parla di siti in Veneto, Puglia o Sardegna. Il requisito è che la pista sia sufficientemente lunga da consentire il decollo del White Knight, e che ci siano le condizioni meteo e di vento adatte per l'atterraggio in planata dello SpaceShip Two. Inoltre dovrà essere lontano da centri densamente popolati e ci dovrà essere la disponibilità di enti locali per la costruzione delle infrastrutture necessarie, compreso l'hangar.

Insomma non sarà facile trovare il sito giusto, ma una volta stabiliti i criteri di selezione non sarà difficile scegliere. Nel frattempo sarà necessario stabilire una normativa italiana per la regolazione dei voli da e verso lo Spazio: in Italia al momento non c'è, ma grazie all'accordo sottoscritto con la FAA da Battiston si potranno studiare le normative statunitensi e trarre gli insegnamenti del caso.

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Roberto Battiston

Ricordiamo che Battiston a luglio accennò anche al fatto che uno spazioporto in Italia sarebbe stato anche propedeutico ad obiettivi ambiziosi e a uno sviluppo economico derivante dalle attività spaziali (la cosiddetta Space Economy). A questo proposito l'intesa con Virgin Galactic prevede che una volta partito il progetto i componenti dello SpaceShip Two (la cui proprietà intellettuale è statunitense) potranno essere rimpiazzati via via da pezzi progettato e costruiti in Italia.

Stando alle fonti riportate da La Repubblica "la navetta a stelle e strisce diventerà, nell'arco di cinque o sei anni, tutta tricolore", con un conseguente indotto per le aziende italiane. Intanto, sempre nel fine settimana, Virgin Galactic ha effettuato il quinto test con una seconda navicella spaziale, la VSS Unity, che ha effettuato un volo libero nel deserto del Mojave.

Se tutto andrà secondo i piani, i primi voli dovrebbero decollare dall'Italia nel 2020. Qualcuno vuole prenotare un biglietto?