I mercati finanziari globali hanno vissuto una giornata di profondo sconvolgimento venerdì, con il Dow Jones in calo dell'1,9%, l'S&P 500 giù del 2,71% e il Nasdaq che ha perso il 3,56%. La causa scatenante è stata l'annuncio del presidente Donald Trump di voler imporre tariffe del 100% su tutte le importazioni dalla Cina, accompagnate da controlli all'esportazione su "qualsiasi software critico" statunitense. Una mossa che segna una nuova escalation nella guerra commerciale tra le due superpotenze economiche mondiali.
L'annuncio di Trump, diffuso attraverso la piattaforma Truth Social, rappresenta un inasprimento significativo delle tensioni commerciali che ricorda per intensità le dispute commerciali che hanno caratterizzato i rapporti tra Italia e altri partner europei in passato. Le nuove tariffe si andrebbero ad aggiungere a quelle già esistenti, che secondo CNBC hanno un tasso base del 40% su vari prodotti cinesi, creando un muro doganale senza precedenti.
La mossa cinese sui minerali delle terre rare
Il timing dell'annuncio presidenziale non è casuale. Nei giorni precedenti, Pechino aveva infatti inasprito i controlli sull'esportazione dei minerali delle terre rare, richiedendo alle aziende straniere di ottenere una licenza anche per esportare prodotti contenenti quantità minime di questi materiali strategici. Si tratta di una decisione particolarmente significativa considerando che la Cina controlla la maggior parte della produzione mondiale di questi minerali, essenziali per l'industria tecnologica, dai semiconduttori ai pannelli solari.
Trump ha definito la decisione cinese "assolutamente inaudita nel commercio internazionale e una disgrazia morale nei rapporti con altre nazioni". Il presidente ha aggiunto: "È impossibile credere che la Cina avrebbe preso una simile azione, ma l'ha fatto, e il resto è Storia".
L'impatto devastante sui mercati tecnologici
Le ripercussioni immediate si sono fatte sentire con particolare durezza nel settore tecnologico. NVIDIA e Tesla hanno registrato cali di circa il 5% a mercati chiusi, riflettendo le preoccupazioni degli investitori per le possibili disruzioni nelle catene di approvvigionamento globali. Anche i mercati delle criptovalute non sono stati risparmiati, con liquidazioni dal valore dieci volte superiore a quelle registrate durante il crollo di FTX.
Nonostante la fermezza dell'annuncio, Trump ha lasciato aperto uno spiraglio diplomatico. Parlando con i giornalisti dopo la pubblicazione del post, il presidente ha dichiarato che le tariffe potrebbero ancora essere ritirate e che non intende necessariamente cancellare l'incontro programmato con il presidente cinese Xi Jinping.
Una strategia dai contorni incerti
L'escalation commerciale arriva in un momento delicato per l'economia globale, già alle prese con le conseguenze dell'inflazione e dell'instabilità geopolitica. La decisione di imporre tariffe così elevate rappresenta uno strumento di pressione estremo, che potrebbe tuttavia ritorcersi contro l'economia americana stessa, considerando l'interconnessione delle catene di approvvigionamento globali. Per il pubblico italiano, la situazione ricorda le tensioni commerciali che hanno periodicamente caratterizzato i rapporti tra l'Unione Europea e altri blocchi economici, ma con una portata e un'intensità senza precedenti nella storia commerciale recente.
La data del 1° novembre per l'entrata in vigore delle nuove misure lascia poco tempo per eventuali negoziazioni, suggerendo che Trump intenda mantenere una posizione di forza nei rapporti con Pechino. Resta da vedere se questa strategia ad alto rischio porterà a concessioni cinesi o se invece alimenterà ulteriormente una spirale protezionistica dai costi economici globali potenzialmente devastanti.