Spazio e Scienze

Tutti voi zombie, fantastica storia di viaggi nel tempo

Nota del curatore: questo è il terzo articolo di Miki che ho il piacere di leggere e pubblicare su Retrocult. Il terzo passo in quello che spero sarà un cammino lungo per me e per i lettori di questa rubrica, perché fino ad oggi Miki Fossati non solo è riuscito a trasmettere la sua profonda passione per la Fantascienza. Ha anche reso sfacciatamente semplice la sua grande preparazione sul genere, e nelle sue parole si riesce a sentire quel piacere intimo, perverso a volte, che ti dà leggere una grande storia. Con questo nuovo articolo dedicato a Tutti voi Zombie, ancora una volta, Miki ci porta a scoprire un piccolo tesoro letterario noto a pochi. Ma prima di giungere alla fine del suo articolo, ne sono certo, molti staranno già facendo il possibile per procurarsene una copia. Buona lettura.

Valerio Porcu

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Tutti voi zombie è un racconto del 1959 di Robert A. Heinlein. Meno di 10 pagine in cu l'autore di Straniero in terra straniera riesce a comporre quello che è universalmente riconosciuto come il racconto definitivo sui paradossi temporali. Se in Una metropolitana che si chiama Moebius di Deutsch l'intrico impossibile da snodare è composto di binari, tunnel e treni in questo racconto è composto di viaggi nel tempo, incontri e persone bloccate in un ciclo temporale stabile e deterministico che non lascia loro alcuno scampo.

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La storia inizia in un bar, un giovane dall'umore pessimo chiamato "Ragazza Madre", che si guadagna scrivendo per riviste femminili, inizia a raccontare la storia della sua vita al barista. È nato in un orfanotrofio e alla nascita era di sesso femminile (sì, avete letto bene) ma senza saperlo portava dentro di sé intatti entrambi gli apparati riproduttivi. A causa di una gravidanza l'apparato riproduttivo femminile rimase danneggiato e gli venne asportato per salvargli la vita. Dalla gravidanza uscì quindi come uomo.

Si può dire poco altro della trama senza svelare il meccanismo fantastico del racconto ma per fortuna l'autore stesso, pur in meno di 10 pagine (giova ripeterlo), semina una serie di indizi che arricchiscono e approfondiscono la storia e che andremo a elencare senza voler con questo tirare le fila della narrazione, esercizio che può facilmente essere lasciato al lettore.

Ecco alcuni dei dettagli che fanno di questo racconto un opera di riferimento:

Ouroboros: l'Ouroboros o Uroboro è un antico simbolo raffigurante un serpente o un drago che inghiotte la propria coda. Il barista possiede un anello con questa raffigurazione.

Il racconto è in prima persona dal punto di vista del barista, la cui identità non viene rivelata se non nel finale.

Il barista va su tutte le furie quando da un juke-box parte a tutto volume il pezzo Io sono mio nonno (I'm my own grandpa di Lonzo e Oscar). Titolo più che suggerente riguarda alla natura dell'opera.

Il personaggio centrale (ma bisogna leggere per confermarlo) è raccontato così: "La Ragazza Madre era un uomo di venticinque anni, della mia stessa altezza; i suoi lineamenti erano immaturi e aveva un pessimo carattere."

Oltre ai problemi che improvvisamente si hanno con i tempi verbali una volta che si comincia a viaggiare nel tempo (quando è futuro se è nel mio passato? quando è passato se ci potrò un giorno andare?), nell'attesa di una grammatica per viaggiatori nel tempo Heinlein ci fornisce alcune, meravigliose, "Regole del Tempo":

  • Mai fare ieri ciò che puoi fare domani
  • Se alla fine riesci, non riprovarci mai.
  • Un Punto nel Tempo salva Nove Miliardi.
  • Un Paradosso può essere Rimediato.
  • È Prima di quanto Pensi.
  • Gli Antenati non sono che Persone.
  • Perfino Giove Annuisce.

Nel racconto sono presenti due frasi la cui potenza infinita trascende i confini della pagina in cui sono stati scritti (attenzione, vengono rivelati dettagli fondamentali della trama), sono frasi che a me personalmente saltano fuori in svariate occasioni, di ritorno da viaggi magnifici, dopo esperienze molto coinvolgenti, dopo rivelazioni inaspettate, eccetera.

È una bella scossa che ti viene, quando ti dimostrano che non sei stato capace di resistere alla tentazione di sedurre te stesso.

Lungi da me l'idea di poter commentare una frase simile, mi posso limitare a leggerla e rileggerla mandando lentamente in frantumi ogni briciola di senso che mi sembrava avesse fino alla rilettura precedente. Non sono molte le costruzioni linguistiche con un effetto tanto potente, e uno scrittore che riesca a scriverne anche una sola nella sua carriera può dirsi soddisfatto.

robert a heinlein

L'altra frase memorabile è quella che dà il titolo al racconto: Io lo so, da dove vengo… Ma tutti voi, zombie, da dove venite? Anche qui Henlein riesce magistralmente a raccogliere in poche parole una sensazione che probabilmente ogni essere umano ha provato almeno una volta nella vita, quella di guardarsi intorno, guardare volti famigliari e sentirli assurdamente alieni.

Un particolare nota di merito va poi al traduttore Ugo Malaguti, che ha saputo mantenere il brillante lavoro svolto da Henlein con gli acronimi. Troviamo così P.U.T.T.A.N.E. – Perché gli Uomini Tristi Trovino Amore nel Nulla Esterno (in originale Women's Emergency National Corps, Hospitality & Entertainment Section); S.A.N.T.E. – Sorelle Ausiliatrici Nei Territori Esterni (in originale Auxiliary Nursing Group, Extraterrestrial Legions); T.R.O.I.E. – Trattenimenti Ristoratori Offerti In Esclusiva (Women's Hospitality Order Refortifying & Encouraging Spacemen).

Robert A. Heinlein, che non ha certo bisogno di presentazioni, aveva scritto in precedenza un romanzo breve, apparso in Italia sia con il titolo Un gran bel futuro sia Per qualche millennio in più nel quale un tema molto simile a quello di Tutti voi zombie era già stato esplorato forse con minore efficacia, tenuto conto che la straordinaria brevità è un grande punto di forza del racconto. Se di questo autore conoscete il famosissimo Starship Troopers, potreste trovare in questo racconto qualcosa di nuovo e, forse, più appassionante.

Un tesoro raro va cercato con dedizione

Veniamo alle note dolenti. Pur essendo uno dei più bei racconti di fantascienza mai pubblicati Tutti voi zombie non è facile da trovare se non cercando nei rivoli della rete dove si trovano facilmente sia la versione originale sia quella tradotta in italiano. Per i veri fissati delle bancarelle di libri usati (o di eBay) la ricerca deve focalizzarsi sul numero 1456 di Urania del 1 gennaio 2003, numero quasi introvabile interamente dedicato a Heinlein. Un gran bel futuro si trova invece nella traduzione di Gian Luigi Gonano in Avventure nel tempo e nello spazio.

u1456

I due gemelli australiani Michael e Peter Spierig hanno scritto e diretto nel 2014 il film Predestination tratto da questo racconto e interpretato da un bravo Ethan Hawke e da una fenomenale Sarah Snook. Il lavoro di riscrittura dei fratelli Spierig è stato grandioso, riuscendo nell'impresa tutt'altro che semplice e scontata a trasferire sul grande schermo le poche pagine del racconto creando una sceneggiatura estremamente articolata e un prodotto visualmente più che appagante senza tradire lo spirito di "Tutti voi zombie". Un film consigliatissimo da vedere prima di leggere il racconto.

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Per chi volesse provare a districare la matassa temporale la Heinlein Society aveva prodotto un utilissimo quanto incomprensibile schemino che invitiamo a studiare con grande attenzione, e che potete vedere qui sopra.

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Miki Fossati, classe 1966, si è formato come matematico ma non esercita. Progettista di cervelli positronici e scrittore, è appassionato di cinema e teatro. Ossessionato dalla fantascienza, vive nella campagna inglese dove ha scritto il suo ultimo romanzo, La mossa del tapiro: una storia di Amazzonia, calcio e amache e diversi racconti. Potete seguirlo su frenf.it.