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UE avvisa Zuckerberg, non confondere democrazia e marketing

"La democrazia non deve e non può essere trasformata in un'operazione di marketing, in cui chi si impossessa dei nostri dati acquisisce un vantaggio politico". Sono le parole rivolte a Mark Zuckerberg dal Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, che ha poi concluso: "vi è il rischio che alcuni partiti o, persino potenze straniere, utilizzino indebitamente questi dati per alterare i risultati elettorali nel loro interesse". Si è aperto così l'incontro tra il fondatore e CEO di Facebook e alcuni membri selezionati del Parlamento, che l'hanno interrogato a lungo sull'uso dei dati degli utenti da parte del social network, a pochi giorni dall'entrata in vigore del nuovo regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali, GDPR.

Nei diversi interventi alcuni parlamentari hanno chiesto a uno Zuckerberg nuovamente teso come davanti al Congresso perché è successo che attraverso Cambridge Analytica siano stati utilizzati in modo distorto i dati degli utenti per poi tentare di condizionare il referendum sulla Brexit e quali impegni il colosso intenda prendere per il futuro, argomenti per la verità già sviscerati dinanzi al Congresso e per i quali, in parte, il fondatore di Facebook non può avere una risposta definitiva in quanto le indagini stanno ancora andando avanti e le app che hanno utilizzato i dati degli utenti potrebbero essere molte.

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Riguardo al futuro invece Zuckerberg aveva già detto più volte che quanto previsto dal GDPR sarà inizialmente applicato in Europa e in seguito esteso anche al di fuori dell'UE.

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Un altro argomento molto dibattuto ha riguardato le nuove misure contro la fake news che, a detta di alcuni parlamentari, funzionerebbero da censura verso alcune posizioni politiche "non gradite", avvicinandosi così alla censura. Nicolas Bay del Fronte Nazionale francese ha obiettato che "se non si consente alle persone di visitare le pagine dei gruppi legali impedisce loro di ricevere opinioni che sono considerate legali nella società".

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Zuckerberg ha ribadito sostanzialmente quanto già spiegato al Congresso, difendendo l'operato della sua azienda e spiegando le difficoltà nel tenere testa ad esempio alle associazioni terroristiche che utilizzano costantemente Facebook come mezzo di propaganda delle proprie posizioni. In particolare per quanto riguarda il filtraggio delle posizioni politiche Zuckerberg ha rigettato qualsiasi accusa, ricordando che recentemente Facebook ha introdotto un nuovo algoritmo che tende a favorire la circolazione dei post provenienti da amici e famiglia a scapito di quelli politici, a prescindere dallo schieramento.

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Insomma nessuna novità sostanziale rispetto a quanto discusso in questi mesi. Resta soltanto la sensazione che la democrazia, come detto da Tajani in apertura, non può essere un'operazione di marketing e i dati di milioni di utenti non dovrebbero essere una merce di scambio.