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Unione europea: Web più sicuro e decentrato grazie all’uso di blockchain

Secondo quanto emerge dallo studio Conclusions and Reflections 2018-2020 recentemente pubblicato dall’Osservatorio e dal Forum Blockchain dell’UE, i responsabili politici europei sono stati impegnati a costruire un nuovo approccio Internet più incentrato sui cittadini e rispettoso della privacy, grazie all’adozione di un’infrastruttura blockchain.

A quanto si apprende leggendo il documento, l’UE vorrebbe realizzare un sistema multilivello con una ragionevole quantità di decentramento per il mercato unico digitale. Il documento infatti pone una forte enfasi sulla protezione della privacy e supporta l’idea di un’economia digitale non dominata solo da grandi piattaforme, ma in grado di fornire condizioni di parità con spazio per protocolli, soluzioni e modelli di business creativi.

L’Unione europea inoltre sta esaminando il suo attuale sistema di firme digitali (noto come eIDAS) per vedere come renderlo più adatto a un mondo decentralizzato. Un parallelo si verifica con la politica europea sui dati. Inoltre i governi dell’UE, insieme alla Commissione europea e alla Corte dei conti dell’UE, tutte riunite nell’ambito del partenariato europeo Blockchain, stanno sviluppando la propria blockchain a livello europeo per i servizi transfrontalieri. Come in ogni grande progetto, ci vorrà del tempo per vedere i frutti di queste operazioni.

La visione della Commissione europea per l’identità digitale richiederà comunque necessariamente un compromesso tra approcci centralizzati e decentralizzati, ma sembra un compromesso incrementale. Non è un segreto infatti che qualsiasi rete decentralizzata su larga scala debba avere un’identità decentralizzata come caratteristica chiave e la commissione sta cercando di integrare tale aspetto all’interno delle proprie norme. Tuttavia il sogno della Commissione riguardo all’identità decentralizzata non è quello di sostituire tutti gli ID distribuiti centralmente con controparti decentralizzate, ma invece di consentire alle persone stesse di gestire una quantità ragionevole delle loro credenziali di identificazione, e quindi avere una maggiore influenza su come tale conoscenza viene utilizzata.

La Commissione europea sostiene infatti che questo approccio centrato sul cittadino sarà il migliore per gli individui ma anche per la società. I responsabili politici europei non vogliono che l’identità digitale diventi uno strumento per la sorveglianza statale, ma piuttosto un fattore abilitante per la sicurezza e l’empowerment delle persone. Ultimo ma non meno importante, riconoscendo che in precedenza esisteva un deficit di finanziamento per le start-up in Europa, l’UE ha ampliato il sostegno alla blockchain e alle tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale, all’interno del progetto Horizon 2020 e del nuovo Blockchain Development Fund for Artificial Intelligence. L’UE ha infatti messo a disposizione 100 milioni di euro nel 2020 per aiutare le imprese che operano in tali settori, ma nel prossimo bilancio dovremmo aspettarci molto di più.