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Spazio e Scienze

Vivere dopo la morte, c’è (ci sarà) un’app anche per quello

La quantità di dati che generiamo ogni giorno si potrebbe riversare in una copia digitale di noi stessi. Che vivrà per sempre.

L’imprenditore e scienziato Hossein Rahnma sta sviluppando Augmented Eternity un’applicazione per creare un avatar digitale che possa sconfiggere la morte, almeno digitalmente. Pensata per i dirigenti d’azienda, ma potenzialmente utilizzabile da chiunque, l’idea è di creare una copia virtuale della persona. L’avatar, poi, potrà dare consigli e consulenze “dall’aldilà”. La startup Eternime, creata da Marius Ursache, propone qualcosa di simile, cioè l’opzione di costruire una “scatola dei ricordi” digitali per creare una copia eterna di sé stessi.

Il concetto suona probabilmente un po’ inquietante ma Rahnma crede non solo che sarebbe potenzialmente molto utile, ma anche che si possa fare. Anzi, ritiene che se oggi è difficile domani sarà un’azione quasi ordinaria.

Sì perché la copia digitale nasce dai bit che ci lasciamo alle spalle in vita. Oggigiorno chiunque di noi inorridirebbe all’idea di lasciare come eredità una persona digitale costruita a partire da Facebook, da Spotify o da Gmail. Ne emergerebbe un ritratto iniquo e surreale, ma solo perché la maggior parte di noi non ha lasciato abbastanza tracce digitali per creare una copia di sé credibile, e i dati esistenti sono poco rilevanti. Ma per i più giovani le cose cominciano a cambiare – e inoltre Rahnma propone che sia l’interessato a decidere con quali dati scegliere per la simulazione. “Il progetto crea una mappatura ontologica di un individuo in evoluzione basata sulle interazioni, e permette alla persona di rappresentare la sua conoscenza in forma di agente software”, si legge sulla pagina dedicata.

“Generiamo gigabyte di dati ogni giorno”, afferma Rahnma, “abbiamo molte informazioni, molta potenza di calcolo, molto spazio di archiviazione”. La combinazione potrebbe servire se non altro a creare un consulente digitale: un nuovo amministratore delegato potrebbe chiedere una consulenza al suo predecessore richiamandone l’immagine sul suo smartphone, e ottenere un consiglio simile a quello che darebbe la persona in carne e ossa.

Gli agenti software possono diventare i nostri eredi digitali? Può un capo di stato, uno scienziato o un uomo d’affari usare l’intelligenza artificiale per gestire un piano di successione? Cosa succederebbe se potessi selezionare l’identità digitale di una persona deceduta da un social network e attivarla come un’ontologia aggiuntiva di Siri sul tuo iPhone, e farle delle domande?

Dal sito di Augmented Reality

Parliamo quindi di uno strumento che aiuti a prendere decisioni, sulla falsa riga di tanti altri già esistenti, che vanno da semplici giocattoli a sistemi di Intelligenza Artificiale che analizzano i dati e suggeriscono quale strada intraprendere. L’avatar proposto da Rahnma ricade nella seconda categoria: possiamo immaginare un chatbot o un assistente virtuale come Google Assistant, ma più avanzato e “ispirato” a una persona vera.

Oggi come oggi quello di Rahnma sembra un sogno irrealizzabile, uno scenario fantascientifico più vicino al film Transcendence, o alla serie Black Mirror, che al mondo reale. Ma d’altra parte è vero ciò che afferma: che ogni giorno creiamo più dati su di noi, e che ci sono sistemi sempre più sofisticati in grado di esaminarli e di estrarne qualcosa di rilevante. Che questo qualcosa possa essere una copia credibile di un essere umano, forse, è solo questione di tempo.

Le complicazioni sono numerose, a cominciare dal fatto che nessun essere umano è univoco: ognuno di noi è una “persona diversa” secondo il contesto: a casa o al lavoro, con i figli o con il partner, con i colleghi o con i compagni di squadra – non parliamo a tutti nello stesso modo, e non diciamo a tutti le stesse cose.

Hossein Rahnma

Rahnma è convinto che un sistema AI abbastanza avanzato, e con dati sufficienti a sua disposizione, potrebbe però superare l’enorme ostacolo del contesto. E creare così, ad esempio, la versione digitale di un professore che cambia se a “consultarlo” è uno studente o uno dei suoi figli.

Non è l’unico a crederci. Eternime ha già oltre 40.000 utenti registrati, tutte persone interessate a creare un proprio avatar digitale che permetta di “vivere per sempre”. La loro proposta è un avatar che conservi i ricordi e che li possa trasmettere a chi verrà dopo di noi. Eternime, tra l’altro, fa leva proprio sulla possibilità di creare una copia di sé che possa valorizzare le molte personalità che abbiamo ogni giorno.

L’idea tra l’altro non è necessariamente limitata ai deceduti. Un consulente potrebbe perfettamente creare una versione digitale di sé stesso e venderla ai suoi clienti, come strumento per ingrandire la sua attività. Senza dover morire per farlo ovviamente. Un politico potrebbe offrire “incontri privati” con i suoi elettori, un formatore corsi individuali a prezzi stracciati. Le possibili applicazioni sarebbero molte, e secondo Rahnma c’è spazio per nuovi modelli di business.

I due progetti, Augmented Eternity ed Eternime sono i primi passi di un nuovo fenomeno, qualcosa che potrebbe trasformare il nostro modo di vedere la vita oppure finire in un niente di fatto. Troppo presto, forse, per porsi questi etiche; prima o poi tuttavia bisognerà domandarsi a chi appartengono i resti digitali, che cosa ci si può fare, e chi li dovrebbe gestire. Un tema che tra l’altro è molto più concreto nel mondo del cinema, dove si stanno già creando copie digitali di alcuni attori.

La questione etica in ogni caso è già oggetto di alcuni dibattiti: Carl Öhman e Luciano Floridi, per esempio, lo scorso maggio pubblicavano An Ethical Framework for the Digital Afterlife Industry, che è appunto una proposta di regole etiche per affrontare l’aldilà digitale. “Nella vita reale”, commenta Öhman, “dovremmo essere scettici di fronte a certe aziende. Il potere manipolatorio di un morto digitale è enorme; chi sarebbe meglio di qualcuno che amavamo e abbiamo perso per venderci un prodotto?”.

Tra i molti film che esplorano il tema dell’Intelligenza Artificiale, Ex Machina è quello che vale la pena di vedere.