Google ha appena introdotto una funzionalità di blocco delle applicazioni per Android Auto, il sistema operativo che alimenta i display centrali di veicoli di marchi come Volvo, Polestar, Renault e General Motors. Si tratta di una soluzione che risponde a un problema concreto: come proteggere i propri dati personali quando l'auto diventa uno spazio condiviso, accessibile a passeggeri, familiari o persone che prendono temporaneamente in prestito il veicolo.
La nuova funzione, denominata internamente "sensitive app protection", permette agli utenti di proteggere singole applicazioni di terze parti con un PIN dedicato, indipendente da quello utilizzato per sbloccare il profilo utente principale del sistema. Questo approccio granulare rappresenta un netto passo avanti rispetto alla gestione attuale, dove sbloccare il proprio profilo per consentire a un passeggero di cambiare la musica significa automaticamente garantirgli accesso anche a Chrome, WhatsApp, Gmail e tutte le altre app installate.
Secondo le note di rilascio più recenti pubblicate da Google per le app "unbundled" di Android Automotive, la funzionalità aggiunge una nuova voce "App Lock" nel menu Impostazioni sotto la sezione Privacy. L'interfaccia utente mostra un interruttore per abilitare la protezione e una sezione "Le mie app" dove vengono elencate le applicazioni attualmente protette. Gli utenti possono impostare un PIN compreso tra 4 e 16 cifre, distinto da quello del profilo principale del veicolo.
La documentazione tecnica rivela però alcuni limiti importanti. Google chiarisce esplicitamente che la funzione disabilita soltanto l'interfaccia utente delle applicazioni protette, ma non impedisce loro di funzionare in background o di condividere dati con altre app. Per esempio, se si blocca l'app Galleria, le foto potrebbero comunque essere accessibili attraverso altre applicazioni che ne richiedono l'accesso. Inoltre, l'installazione di una nuova app che condivide lo stesso account di un'applicazione bloccata potrebbe effettuare l'accesso automatico, esponendo potenzialmente i dati dell'utente.
L'aspetto più critico riguarda però le modalità di distribuzione. Google sta rilasciando questa funzionalità come applicazione "unbundled", ovvero non integrata direttamente nel sistema operativo core di Android Automotive. In termini pratici, significa che ogni singolo costruttore automobilistico dovrà decidere autonomamente se e quando implementarla nei propri veicoli attraverso aggiornamenti software. Si tratta dello stesso approccio già adottato per la dashcam integrata, con tutti i ritardi e le frammentazioni che ne derivano.
Il codice sorgente della funzione è open source, rendendo possibile l'analisi approfondita del suo funzionamento. Questo rappresenta un vantaggio per i produttori che vogliono personalizzare l'esperienza, ma potrebbe tradursi in implementazioni disomogenee tra diversi brand. Se Google avesse integrato la protezione direttamente nel sistema operativo, tutti i veicoli dotati di Android Automotive avrebbero ricevuto la funzionalità simultaneamente attraverso gli aggiornamenti standard.
Vale la pena notare che Google sta sviluppando in parallelo una funzione simile anche per gli smartphone Android, ma con un approccio completamente diverso. La versione mobile, prevista per Android 17 nel corso del 2026, sarà una API pubblica destinata agli sviluppatori piuttosto che un'implementazione completa come quella automotive. Questa differenza sottolinea quanto il contesto d'uso influenzi le scelte progettuali: mentre sugli smartphone il dispositivo è tipicamente personale, nei veicoli la condivisione è la norma.
In caso di dimenticanza del PIN, il sistema prevede una procedura di recupero che richiede l'autenticazione con l'account Google associato al profilo. Tuttavia, questa operazione sembra comportare l'eliminazione delle app bloccate o dei loro dati per mantenere la sicurezza, una misura drastica ma necessaria per impedire bypass non autorizzati.
Considerato che la documentazione è apparsa pubblicamente solo nel corso di marzo 2025, è improbabile che qualsiasi costruttore abbia già avuto il tempo di integrare la funzionalità nei propri veicoli. Gli appassionati di tecnologia automotive dovranno quindi attendere i prossimi mesi per vedere quali case automobilistiche decideranno di dare priorità a questo aggiornamento. Nel frattempo, l'unica soluzione per proteggere la privacy rimane l'utilizzo dei profili utente separati, un metodo funzionale ma meno immediato rispetto al blocco selettivo delle singole applicazioni.