Auto

Colonnine obbligatorie nei benzinai: inizia la battaglia nei tribunali

Lo scorso novembre, la città di Milano ha inserito nel nuovo “Regolamento per la qualità dell’aria” l’obbligo da parte dei benzinai milanesi di prevedere l’installazione di colonnine di ricarica all’interno dello spazio di competenza o nelle immediate vicinanze. In base a quanto riportato nel testo, tutti i punti vendita carburanti esistenti dovranno presentare entro il 1° gennaio 2022 il progetto per la posa dell’infrastruttura, che dovrà essere installata entro e non oltre i 12 mesi successivi all’invio del progetto stesso.

Una imposizione piuttosto importante e di rilievo che non è stata completamente digerita dalle associazioni che riuniscono gli operatori indipendenti e le grandi reti di distribuzione, Assopetroli e Grandi Reti, le quali avrebbero già fatto ricorso al Tar nei confronti del Comune di Milano. Le problematiche maggiori, secondo le due associazioni, ruoterebbero intorno al fatto che il provvedimento non terrebbe conto di diverse criticità, come ad esempio: l’onere economico a carico delle aziende, la scarsa redditività del servizio e il ritorno di investimento.

Inoltre, il parco circolante attuale non giustificherebbe un’implementazione così di massa della rete di ricarica in quanto non ci sarebbero abbastanza autovetture a poterne beneficiare costantemente. Si tratterebbe di una misura “sproporzionata” e sin troppo verticale soprattutto se si considera l’imposizione da parte del Comune di Milano di installare colonnine anche dove non ci sarebbe lo spazio necessario. Chi è di Milano come il sottoscritto saprà certamente che ci sono alcune pompe in pieno dentro storico, in spazi angusti e “dedicati”, incapaci di ospitare ulteriori colonnine.

Si tratta di un obbligo del tutto irragionevole – precisano il presidente di Assopetroli-Assoenergia Andrea Rossetti e il presidente di Grandi Reti Giuseppe Gatti – Si vuole imporre agli operatori un onere sproporzionato rispetto ai benefici attesi per la collettività e si adotta un provvedimento che travalica i poteri del Comune e che viola la libertà d’impresa in modo insensato.

Nonostante entrambi riconoscano che l’infrastruttura elettrica sia un qualcosa di necessario per uno sviluppo della mobilità, non è attualmente presente sul mercato una tecnologia matura per la ricarica veloce ed immediata dei veicoli. In altre parole, non esistono le condizioni tecniche ed economiche per un’iniziativa su così larga scala. La battaglia sembra quindi appena iniziata e solo nel corso dei prossimi mesi ne conosceremo l’esito.