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Karma Automotive cita in giudizio la startup EV Lordstown: furto di brevetti

Karma Automotive è una casa statunitense nata dalle ceneri della società Fisker, l’azienda produttrice dell’ibrida plug-in Fisker Karma commercializzata tra il 2011 e il 2012. La vettura, assemblata in Finlandia negli stabilimenti di Valmet Automotive, fu inizialmente svelata al Salone dell’automobile di Detroit nel 2008 come uno dei primi veicoli a propulsione ibrida.

Come riportato da Business Journal, sembra che Karma Automotive abbia citato in giudizio la società inglese Lordstown Motors, in quanto si ritiene che la startup anglosassone abbia sottratto illegalmente alcuni segreti industriali e preziose risorse. La causa, intentata lo scorso 30 ottobre presso la Corte Central del distretto della California, prevede un’ingiunzione temporanea – possibilmente permanente – che previene l’utilizzo da parte di Lordstown Motors della proprietà intellettuale apparentemente sottratta in maniera illegittima a Karma. Allo stato attuale l’ingiunzione sembra in uno stato di limbo e non sarebbero state intraprese concrete azioni nei confronti della società inglese.

Da collaboranti a rivali in tribunale

Stefan Gudmundsson, Chief Innovation Officer di Karma, in una email a Green Car Reports ha commentato l’accaduto con le seguenti parole:

Siamo molto dispiaciuti che alcuni nostri ex impiegati siano coinvolti in questa situazione con Lordstown Motors e il suo corpo dirigente. Durante lo sviluppo abbiamo sempre riposto grande fiducia nel nostro team per poterci concentrare al massimo sul nostro nuovo sistema infotainment; siamo rimasti sorpresi e delusi dall’apprendere ciò che era successo

La risposta della società inglese non è tardata tuttavia ad arrivare. La diatriba sembra nata in occasione della presentazione del pick-up Lordstown Endurance, atteso in produzione per il prossimo anno:

Non abbiamo bisogno di utilizzare la tecnologia sviluppata da Karma e siamo sicuri di non aver infranto alcuna legge.

Accordo da 3 miliardi di dollari in fumo

Tra le due società era stato siglato un accordo che avrebbe portato a Karma circa 3 miliardi di dollari in profitti entro il 2024 basandosi sulle proiezioni di vendita di Lordstown; consultando i documenti relativi alla causa, si scopre che le due parti avevano firmato un NDA – accordo di non divulgazione – a febbraio 2020, dando a Lordstown accesso allo sviluppo di Karma nel reparto infotainment. Il tutto venne seguito da una lettera di intenti di inizio giugno e da una comunicazione datata 9 luglio dove veniva espresso l’interesse nel continuare la collaborazione, accompagnata da un presunto pagamento.

Karma sostiene di non aver mai ricevuto l’assegno in questione da Lordstown e che invece quest’ultima abbia attirato a se gli impiegati della parte lesa.

Siamo in attesa di nuovi risvolti, nel frattempo Karma si appresta a lanciare una rivisitazione della Fisker Revero denominata GSe-6 per rilanciare il brand, potrà mai competere con i giganti come Tesla?