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Recensione Dacia Duster, la 4WD low-cost definitiva?

Introdotto sul mercato nel 2010, il crossover della casa rumena Dacia ha da subito conquistato gli acquirenti per il rapporto qualità-prezzo. Con poco più di 11mila euro era possibile acquistare una vettura di dimensioni considerevolmente maggiori rispetto alle tipiche utilitarie segmento A e B, mantenendo gli allestimenti e le dotazioni degne di un’auto frugale e funzionale.

Dall’uscita di produzione della prima generazione Dacia ha intrapreso un percorso evolutivo di trasformazione dell’immagine fondamentale di Duster: da auto del popolo a crossover entry level.

Esterni

La seconda generazione ha subito delle modifiche sostanziali all’aspetto esteriore, con nuove soluzioni che hanno stravolto il look a tutto tondo.

Partendo dal frontale si notano subito i nuovi proiettori anteriori, caratterizzati dalla divisione del fanale in tre sezioni, pertinenti a diversi tipi di illuminazione. Il profilo dei fanali è perfettamente inserito nella sagoma della calandra frontale, anch’essa completamente rivista con nuove sezioni rettangolari in risalto. L’attenzione è posta sul logo, leggermente più esteso di quello della generazione precedente, che va a chiudere il design della sezione anteriore. Il carter inferiore, che si estende fino alla posizione della targa, è ora completamente grigio, una soluzione che allude alle doti fuoristradistiche di Duster. Le venature del cofano sono state accentuate, contribuendo assieme ad una serie di altre piccole modifiche a restituire un effetto di maggior pregio all’estetica esteriore.

Procedendo lungo la fiancata si nota innanzitutto l’aggiunta di una “presa d’aria”, un dettagli estetico che non ha alcuna funzione aerodinamica ma contribuisce a dilatare il passaruota anteriore, un’altro escamotage per accentuare l’indole off-road. Il taglio dei finestrini è rimasto invariato, conservando il profilo massiccio dei montanti posteriori.

Le novità più sostanziose si trovano nella sezione posteriore, a partire ancora una volta dalla forma dei nuovi proiettori. Confrontandoli con quelli della prima serie si nota un cambiamento completo nella forma, da trapezoidale a quadrata, in aggiunta al personalmente auspicato abbandono della bombatura sul portellone. La striscia di plastica che alloggia le luci per la targa e la dicitura “duster” segue l’andamento del passaruota posteriore, garantendo una continuità piacevole che mette in risalto, ancora una volta, la fasciatura grigia che si estende dal sottoscocca.

Complessivamente le dimensioni di Duster sembrano essere cresciute in modo tangibile, nonostante la larghezza effettiva sia diminuita da 1,82 a 1,8 metri.

Interni

Un particolare occhio di riguardo è stato concesso agli interni, completamente rivoluzionati nell’aspetto e nell’ergonomia. La plancia è stata totalmente ridisegnata, un’opera quasi dovuta vista la vetustà della prima serie. Nella sezione superiore si nota un appiattimento quasi volto a fornire una nuova superficie di appoggio. Il cluster strumenti è ora incorporato nel profilo del cruscotto, favorendo linee più dolci ed eleganti. Procedendo orizzontalmente si notano tre bocchette clima centrali e due agli estremi della vettura. L’abbandono delle plastiche lucide, ormai simbolo dell’economicità dei materiali scelti, è uno dei passi in avanti più significativi. Tutti i materiali direttamente a contatto con gli occupanti sono caratterizzati, alternativamente, da plastiche satinate e opache, una soluzione che restituisce l’impressione di una qualità costruttiva migliore.

Procedendo ancora verso il basso si notano sostanziali modiche al design del volante. Il disegno a tre razze proposto nella prima generazione, ereditato dalle Renault presentate negli anni precedenti, è stato sostituito da una moderna disposizione a quattro razze, con un’accentuata ergonomia in posizione 21:15. Le modifiche nella sezione centrale hanno permesso l’inserimento di bottoni dedicati al sistema multimediale e al cruise control.

Impossibile omettere la presenza del sistema di infotainment MediaNav 3 da 7 pollici, un vero e proprio passo da gigante rispetto alle soluzioni offerte dalla prima generazione. L’interfaccia grafica ricorda molto quelle implementate nei sistemi Renault dal 2014 in poi, sia per stile che per fluidità di esecuzione. La nota positiva è che nel complesso è studiato per essere intuitivo e facilmente configurabile, con un rapido accesso alle tanto agognate funzionalità di mirroring per dispositivi iOS e Android. Quest’ultimo dettaglio, nonostante le pecche che il Medianav 3 presenta nell’utilizzo quotidiano, porta Duster al pari delle altre entry-level del mercato.

Osservando i controlli del clima e i bottoni al centro del cruscotto si riconoscono forme e icone già viste sulle Renault contemporanee a Clio IV. Le plastiche questi inserti sono ottime e finché non si guarda il logo della casa al centro del volante non si nota alcuna differenza qualitativa con le vetture della sopracitata casa francese. La zona del tunnel centrale è stata completamente rivista creando spazi pensati per l’alloggio di smartphone e oggetti personali, non più plasmati per riempire un vano altrimenti inutilizzato.

La zona circostante alla leva del cambio è stata ridisegnata seguendo il mantra “less is more”, con l’aggiunta di una cornice colorata e un pomello con corona zigrinata. Immancabile il poggiabraccio per il conducente, quasi d’obbligo a causa della mancanza del classico vano svuotatasche centrale. A fianco della leva del freno di stazionamento si nota il selettore delle modalità di trazione.

La rivoluzione degli interni rende Duster una valida alternativa alle offerte dei principali concorrenti nel segmento dei crossover low-cost, mantenendo la storico rapporto qualità-prezzo a fronte di un aumento effettivo del prezzo di partenza. L’introduzione di un allestimento tecnologico adatto al mercato 2019-2020 giustifica, a mio parere, questa scelta.

Motore e Sensazioni alla guida

L’auto fornita per la recensione è la versione 4WD 1.5 dCi 115 cavalli. Per le considerazioni sul propulsore, comune a numerosissimi modelli di entrambe le case produttrici (Renault e Dacia), vi rimando alla prova su strada di Clio V, nella quale ho parlato di come si comporta su uno scenario stradale più ampio.

Al contrario, vorrei fare delle considerazioni sul cambio manuale a 6 marce montato sulla variante a quattro ruote motrici. Utilizzando la vettura per la prima volta sono rimasto quasi contrariato dal comportamento della prima e della seconda marcia. Nel dettaglio, l’intervallo di utilità della prima marcia si esaurisce molto rapidamente, andando ad intersecare per larga parte quello della seconda marcia, rendendo di fatto quasi inutile la presenza di due innesti dal punto di vista della comodità di guida. Ripensandoci e tenendo in considerazione che l’offerta 4WD presenta un giunto elettromagnetico centrale per la ripartizione della coppia alle ruote posteriori, mi sono dovuto ricredere.

La peculiare configurazione delle prime due marce, totalmente diversa da quella dei cambi montati sulle varianti 2WD, è voluta esplicitamente per sostituire il classico sistema a marce ridotteL’alto rapporto di moltiplicazione della prima della seconda marcia è stato scelto esplicitamente per le situazioni che richiedono coppia, favorendo il funzionamento della trazione integrale. Così facendo si evita di appesantire la vettura con un cambio dedicato all’off-road mantenendo basso il costo di produzione e la complessità del componente montato.

Questa soluzione “tutto in uno” da un lato permette a Duster di affrontare terreni impervi mantenendo caratteristiche da crossover urbano, dall’altro va ad influire sulla comodità di guida quotidiana.

Le prime due marce finiscono per essere utilizzate solamente quando si giunge ad un arresto completo, mentre nella guida cittadina si alternano solo la terza e la quarta marcia, lasciando i rapporti di riposo per le percorrenze prettamente autostradali. Questo va a creare un vuoto tra il vigoroso spunto iniziale e l’allungo in terza marcia, andando a peggiorare le performance rispetto alla variante 2WD. Ne risentono anche i consumi in città, nonostante il sistema 4WD venga attivato solo quando necessario. Nel mio tipico tragitto casa-lavoro sono riuscito a ottenere un consumo medio di 13 Km/L, un risultato deludente considerando l’economicità del propulsore in questione. Dall’altro lato in autostrada la versione 4WD si comporta egregiamente, con consumi nell’ordine dei 20 Km/L a velocità codice

Mettendosi alla guida si nota subito l’assetto estremamente morbido e quasi “galleggiante”. In questo caso è un bene, considerando che chi è interessato a questa tipologia di vettura vuole un veicolo in grado di oltrepassare dossi e asperità del manto stradale in modo sufficientemente comfortevole. A livello di stabilità percepita Duster si comporta egregiamente sia nella marcia cittadina che in quella autostradale, grazie anche ai cerchioni da 17 pollici che montano pneumatici dotati di una spalla sufficientemente ampia.

Conclusioni

Duster si riconferma come ottimo punto di entrata nel mondo dei crossover economici. Con un prezzo di attacco pari a 12200 euro si acquista una vettura spartana ma robusta, adatta al livello di usura dell’itinerario quotidiano. Scegliendo le versioni più accessoriate, come nel caso della nostra vettura in prova, i prezzi lievitano fino a circa 20mila euro per la versione Techroad 4WD 1.5 dCi. A quel prezzo la concorrenza è numerosa e agguerrita, ma l’accoppiata Diesel e trazione integrale rappresenta l’apice dell’allestimento per questo tipo di veicoli.

Scegliere la variante 2WD con il propulsore 1.0 tCe 100 cv, recentemente introdotto nella gamma, con il medesimo allestimento Techroad è la scelta più plausibile (e accessibile) per chi desidera un’auto comoda per il tragitto quotidiano casa-lavoro (17.100 euro).