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Volkswagen Passat Variant: la sempreverde si rinnova

Nella rosa delle vetture più celebri del produttore tedesco, Passat non rappresenta di per se una parte integrante dell’immagine di Volkswagen, alla stregua di Golf e del Maggiolino, ma bensì la scelta di milioni di clienti, conquistati nell’arco di quasi 50 anni di commercializzazione.

Il paradigma della celebre station-wagon, tanto apprezzato dal pubblico italiano fino ad un decennio fa, si è tramutato in un segmento quasi di nicchia, facendo registrare un crollo delle vendite a privati e una progressiva migrazione da linee taglienti e slanciate ad alternative più massicce e corte.

Questo dettaglio offre la possibilità di analizzare Passat in un’ottica differente, paragonando una tipologia di automobile che ha dominato le classifiche di vendite all’attuale vettura tipo della maggior parte dei clienti italiani.

Come è cambiata?

A primo acchito si ritrova, sotto le finiture cromate e la geometria dei fanali, la classica Passat. Nonostante le generazioni (8 fino ad ora) e gli innumerevoli restyling per mantenere il prodotto al passo con il linguaggio stilistico di Volkswagen, l’essenza di Passat è quelle della prima iterazione.

La sottile calandra che alloggia il logo della casa produttrice, il profilo dei fanali sempre più tagliente, il proiettore di profondità incastonato in una bombatura “C”, sono solo alcuni dei dettagli che l’innovazione stilistica di Wolfsburg ha aggiunto alla sua familiare per eccellenza. I volumi sono rimasti i medesimi, a partire dalle importanti dimensioni del cofano. Dopo aver fatto l’abitudine al fenomeno downsizing, rivedere un propulsore diesel perlopiù di un certa cubatura, fa un certo effetto, a partire dall’impostazione di guida e dalla distanza che si lascia dal veicolo precedente nel traffico.

Anche il passo è rimasto sostanzialmente invariato a poco meno di 3 metri, un valore “aureo” che permette una migliore disposizione degli spazi interni, bilanciando la comodità dei passeggeri all’avantreno e al retrotreno. La sezione finale dell’auto culmina nella tipica troncatura delle wagon, con un lunotto correttamente dimensionato per garantire la visuale al conducente.

Come si guida?

Guidare una segmento D, dopo essersi abituati a crossover e Suv di diverse dimensioni e potenze, è un’esperienza quasi rinfrescante. L’altezza da terra cambia radicalmente il comportamento della vettura, indipendentemente dalla velocità di marcia: i cambi di direzione appaiono più definiti e precisi, senza tentennamenti da parte dello schema sospensivo. Passat, nella declinazione Variant, è risultata più vicina ad una vettura sportiva che ad una “tradizionale” familiare.

Parlando dello schema sospensivo, costituito da McPherson all’anteriore e MultiLink, al posteriore, si è dimostrato più che adatto a questa classe di peso. Il rollio è comunque presente, ma a causa del baricentro più basso risulta meno tangibile.

Sebbene la sportività non sia l’obbiettivo primario di Passat, la potenza complessiva del propulsore a gasolio rende i viaggi a velocità autostradali piacevoli, grazie anche al ridotto quantitativo di fruscii e alla stabilità dovuta al profilo aerodinamico tagliente dell’avantreno. Il 2 litri quattro cilindri è instancabile, corposo durante le accelerazioni da fermo e sufficientemente prestante per cambi di velocità a regimi autostradali: Effettuare sorpassi e immissioni di corsia in condizioni di traffico scorrevole richiede una leggera pressione dell’acceleratore, indipendentemente dalla marcia selezionata.

Nonostante la passata e presente demonizzazione, lo storico 2 litri TDI si è evoluto con il resto della gamma Volkswagen, abbracciando la nuova direzione “ecologica” del marchio. Troviamo quindi il serbatoio per l’additivo AdBlue, necessario a portare le emissioni all’interno dell’intervallo per l’omologazione euro 6d TEMP. I tagli di potenza sono numerosi, al fine di adattare al meglio la motorizzazione diesel ai vari mercati europei (e alle conseguenti tasse di possesso).
Nella variante “tradizionale”, sovralimentata con un solo turbocompressore, la potenza raggiunge un massimo di 200 cavalli, che vengono incrementati a 240 con l’aggiunta di un sistema biturbo già esplorato su altri modelli della gamma tedesca.

Per quanto concerne il cambio, il 7 marce DSG del gruppo Volkswagen rappresenta una combinazione eccellente di velocità di cambiata, morbidezza ed “intelligenza” delle varie modalità. Pur avendo scelto per la maggior parte della prova la modalità “eco”, alla pressione del pulsante di kick-down a fondo corsa è corrisposta una reazione celere ed adeguata della vettura, segno di una buona flessibilità di marcia in ambiente urbano. Vorrei enfatizzare tuttavia il fatto che, pur essendo virtualmente istantanea, la commutazione di profilo da “eco” a “normal” richiede una notevole aggressività sul pedale dell’acceleratore. Ritengo che ci sia spazio, nella moltitudine di menu e di impostazioni accessibili dal sistema di infotainment, per una sezione dedicata alla sensibilità di tale input.

Concedere la personalizzazione di questo parametro aiuterebbe il conducente ad adattare la vettura al proprio stile di guida e non il vice-versa, conservando gli aspetti positivi della modalità “eco”, sia in termini di consumo di carburante che di emissioni. Che la situazione critica sia lo sgombero di un incrocio dopo lo scatto del semaforo giallo o un inserimento nella corsia di svincolo prima di un’uscita autostradale, Passat segue la volontà del conducente con assoluta diligenza, senza mai risultare goffa o fuori luogo, sia lungo strade si scorrimento che nel traffico cittadino.

E la dotazione tecnologica?

Quali sono le funzionalità indispensabili per un tragitto medio-lungo? Quasi niente è di per sè essenziale, tuttavia ci sono alcuni optional che incrementano notevolmente la comodità durante la guida. Primo fra tutti il cruise control adattivo, che permette al conducente di lasciare alla vettura il controllo dei parametri di guida: non limitandosi a dosare acceleratore e freno, Passat tende a correggere con insistenza la traiettoria decisa dal conducente per mantenere il corpo del veicolo all’interno della corsia predefinita.

Il “virtual cockpit”, ormai cavallo di battaglia del marchio dal punto di vista tecnologico, mostra una pletora di informazioni già accessibili tramite lo schermo centrale. Tra tutte quella più utile, a mio parere è la visualizzazione del navigatore, che mostra una versione scalata della visuale di navigazione presente sul monitor principale; Tenere gli occhi sulla strada e controllare istantaneamente la direzione aiuta a limitare le distrazioni alla guida, specialmente a velocità autostradali dove il tempo di reazione è un fattore cruciale.

Curiosa e forse errata la scelta di fornire una presa usb tipo-C, inserita a lato del selettore del cambio. Sebbene sia vero che la maggior parte degli smartphone attuali utilizza questo standard di collegamento, anche per il segmento medio-basso, è mutualmente vero che la quasi totalità dei cavi forniti con tali smartphone è di tipo usb-A a usb-C. Includere una sola presa (tra quelle facilmente raggiungibili) di tipo-C richiederebbe alla maggior parte dei clienti, l’acquisto di un cavo tipo-C a tipo-C, oppure di un adattatore. Fortunatamente una presa tradizionale è situata nel pozzetto sotto il poggia-braccio centrale.

Per quanto concerne la dotazione tecnologica, l’aspetto più controverso riguarda la visibilità posteriore. Sebbene il lunotto sia ampio e ben spaziato per le dimensioni della vettura, decidere di proporre come optional una retrocamera è discutibile. Con una lunghezza pari a 4,77 metri, risulta particolarmente difficile parcheggiare utilizzando solamente i sensori posteriori, obbligando il conducente ad effettuare numerose micro-manovre di aggiustamento.

Conclusioni

Da simbolo delle gite domenicali a regina delle flotte aziendali, Passat si è evoluta nelle decadi che hanno accompagnato il modello dal suo avvento del ’79. Nonostante il cambiamento del panorama automobilistico e lo spostamento dell’interesse pubblico su segmenti e dimensioni differenti, conserva le qualità che hanno reso le precedenti iterazioni celebri a livello globale. Passat rappresenta il connubio di praticità, comodità e funzionalità, strizzando un occhio a chi, per necessità o per diletto, macina chilometri in autostrada quotidianamente.
Non si tratta di una vettura per i più, specialmente se si abita in una grande città dove le dimensioni esteriori contano, ma rappresenta l’ottimo compromesso per chi si sposta di frequente, offrendo quasi tutte le comodità adatte a questo tipo di utilizzo.

La dotazione tecnologica, specialmente se abbinata alle varianti più performanti, fa lievitare notevolmente il prezzo oltre i 34mila euro dell’allestimento base, arrivando anche a superare i 45mila.