Il settore delle telecomunicazioni si trova di fronte a un bivio cruciale: pur rimanendo infrastruttura portante dell'ecosistema digitale globale, gli operatori tradizionali stanno perdendo progressivamente il controllo della catena del valore. Il valore economico e strategico si è spostato verso gli strati software, verso i servizi cloud e verso le piattaforme di intelligenza artificiale, lasciando la mera connettività in una posizione sempre più marginale. È questa la fotografia impietosa scattata da BCG nel report "Turning AI Disruption into Telcos' Growth Engine", che individua nell'AI non solo una minaccia, ma l'unica leva strutturale per invertire la rotta prima che sia troppo tardi.
Negli ultimi cinque anni, le telco hanno registrato performance sistematicamente inferiori rispetto a tutti gli altri comparti tecnologici, sia in termini di crescita dei ricavi che di rendimento per gli azionisti. Il mercato finanziario riflette questa dinamica assegnando multipli di valutazione nettamente più bassi rispetto a data center provider e hyperscaler cloud, percepiti come i nuovi pilastri dell'infrastruttura digitale. Senza un cambio di paradigma radicale, avverte BCG, gli operatori rischiano di essere relegati al ruolo di commodity provider, mentre Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud catturano la maggior parte dei margini e dell'innovazione.
Il paradosso è evidente: le telco controllano ancora spettro, infrastruttura fisica capillare e miliardi di relazioni dirette con i clienti, eppure non sono riuscite a trasformare questi asset in nuovi motori di crescita. I primi segnali di reinvenzione emergono però da mercati avanzati. SK Telecom in Corea del Sud sta costruendo una "società di piattaforma" basata sull'AI, con il suo assistente virtuale A. che ha superato i 10 milioni di utenti attivi mensili. Singtel a Singapore sta sviluppando infrastrutture regionali ottimizzate per workload AI attraverso la controllata Nxera e la partnership con NVIDIA. Negli Stati Uniti, Verizon e AT&T stanno integrando l'AI generativa nei processi operativi e nel customer care. Sono mosse che tracciano una direzione precisa: superare il perimetro della connettività tradizionale.
L'intelligenza artificiale sta ridefinendo il cuore stesso delle reti moderne. Gli operatori più avanzati stanno implementando sistemi autonomi capaci di ottimizzare il traffico in tempo reale, prevedere guasti prima che si manifestino e gestire i consumi energetici con logiche predittive. Si tratta di un cambio di paradigma: l'intelligenza embedded nella rete diventa più importante della semplice capacità di banda. Sistemi di controllo autonomi sostituiscono progressivamente la gestione manuale, mentre machine learning e analytics a ciclo chiuso trasformano l'infrastruttura in un organismo auto-apprendente e auto-riparante.
Parallelamente, l'esperienza cliente viene ridisegnata attraverso modelli di AI generativa integrati negli assistenti digitali e nei canali di servizio intelligenti. L'obiettivo è passare da un approccio reattivo a uno anticipatorio, dove la rete e i sistemi di backend intercettano criticità e bisogni prima che si traducano in disservizi o abbandoni. Secondo BCG, implementare un approccio "AI-first" nel core business può generare incrementi di EBITDA nell'ordine di 5-15 punti percentuali, con primi risultati visibili già entro 12-18 mesi.
Ma il fronte più dirompente riguarda l'infrastruttura di calcolo. Il baricentro si è spostato dai nodi di rete tradizionali verso data center ad alta densità, cluster AI specializzati e iniziative di cloud sovrano. Gli hyperscaler investono miliardi per costruire facility ottimizzate per training e inferenza su larga scala, mentre attori come OpenAI e NVIDIA concentrano risorse su cluster progettati specificamente per workload di deep learning. La competizione però non riguarda solo la scala: riguarda la sovranità. Le normative sulla localizzazione dei dati si moltiplicano e i governi europei e asiatici richiedono residenza, trasparenza e conformità. In questo scenario, le telco dispongono di leve distintive: gestiscono infrastrutture critiche, operano in contesti regolati e possiedono una presenza fisica capillare che può trasformarsi in vantaggio competitivo.
L'evoluzione verso architetture software-defined e cloud-native apre un ulteriore fronte strategico: rendere la connettività programmabile attraverso API standardizzate. Il paradigma Network-as-a-Service mira a esporre capacità di rete come identità, sicurezza, qualità del servizio e bassa latenza, permettendo alle imprese di consumarle on-demand e integrarle nelle applicazioni. Gli hyperscaler si stanno muovendo rapidamente su questo terreno, ma il mercato resta in fase embrionale. Molti operatori stanno ancora definendo percorsi di monetizzazione, modelli di engagement per sviluppatori e regole di ownership commerciale. L'ampiezza delle stime sui ricavi potenziali testimonia un punto: il risultato non è scontato, ma lo spazio di crescita è significativo per chi riesce a costruire ecosistemi aperti e standard condivisi.
Un altro fronte critico riguarda la proprietà della relazione con l'utente finale. La diffusione di intelligenza "on-device" e di assistenti virtuali sta cambiando radicalmente il modo in cui le persone comunicano, scoprono servizi e prendono decisioni digitali. Questi sistemi stanno diventando interfacce primarie che filtrano richieste, suggeriscono opzioni e selezionano brand, influenzando fiducia e attenzione. In prospettiva, gli assistenti AI rischiano di trasformarsi in intermediari tra utente e operatore, riducendo drasticamente la capacità delle telco di presidiare direttamente la relazione. Per limitare la disintermediazione, gli operatori devono andare oltre la vendita di connettività, puntando su esperienze intelligenti, contestuali e personalizzate.
BCG individua quattro direttrici strategiche per riconquistare rilevanza e crescita. La prima consiste nella trasformazione AI-first del core operativo: rete, assistenza clienti, processi decisionali. Si tratta di utilizzare modelli predittivi per gestire richieste ricorrenti, applicare logiche di "next best action" nella gestione proattiva della base clienti, costruire automazione intelligente end-to-end. Il punto non è aggiungere AI in modo episodico, ma far funzionare l'intera telco come un sistema che apprende continuamente.
Su questa base si innestano tre "scommesse" di crescita a medio termine. La prima è la monetizzazione consumer attraverso esperienze AI-native: iper-personalizzazione, nuovi servizi add-on, assistenti personali potenziati, partnership con piattaforme di contenuti e servizi. Il valore atteso riguarda ARPU, riduzione del churn e soddisfazione, ma l'obiettivo strategico più importante è la fedeltà di lungo periodo. Il caso SK Telecom dimostra che è possibile possedere interazioni e intenzioni, trasformando la telco in un "compagno digitale intelligente" profondamente intrecciato nei percorsi quotidiani degli utenti.
La seconda traiettoria punta sul segmento enterprise come motore di crescita. La domanda B2B si sta spostando verso soluzioni integrate e sicure che combinano connettività, edge computing, cloud privato e cybersecurity. Orange viene citata come caso di riferimento: attraverso partnership strategiche, acquisizioni mirate come Orange Cyberdefense e sviluppo di piattaforme proprietarie, l'operatore francese ha rafforzato il posizionamento come partner tecnologico end-to-end per le imprese, andando oltre la semplice fornitura di linee dedicate.
La terza strada riguarda il ruolo di partner infrastrutturale "sovrano": data center AI-ready, GPU-as-a-Service, connettività certificata e conforme alle normative europee, API per compliance normativa, edge computing per inferenza a bassa latenza. È una strategia adatta a operatori con scala nazionale o regionale e capacità di investimento significative, perché richiede capitale intensivo e disciplina operativa rigorosa. Singtel con Nxera rappresenta il benchmark su questa direttrice.
Le strategie differiscono per profilo di rischio e tempi di ritorno sull'investimento, ma la sequenza tende a essere comune: rafforzare il core operativo con efficienza AI-driven e selezionare una o due opzioni ad alto potenziale coerenti con contesto competitivo, ambizione strategica e dotazione di asset. L'elemento decisivo, però, rimane culturale. La trasformazione richiede una mentalità che integri l'AI in modo trasversale e la capacità di attrarre competenze scarse. Le telco dovranno investire nel posizionarsi come datori di lavoro tecnologici attrattivi, creando un brand e un ambiente operativo capaci di competere con hyperscaler e startup per i migliori ingegneri AI, data scientist ed esperti di machine learning. Senza questo passaggio identitario, avverte BCG, la strategia rischia di restare un esercizio di innovazione marginale e poco incisivo.
La finestra temporale è stretta e il contesto competitivo si sta cristallizzando rapidamente. Entro il 2030, le telco leader non saranno più definite principalmente dalle reti che gestiscono, ma dalla capacità di orchestrare intelligenza distribuita tra connettività, dati, cloud ed edge. Chi agisce ora, riarchitetando stack tecnologico, operation e cultura aziendale attorno all'AI, può ancora imprimere direzione al settore e non limitarsi a subirla. Restare fermi non è più un'opzione: chi non parteciperà attivamente alla costruzione dell'economia dell'AI rischia di esserne semplicemente escluso.