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Finops e sostenibilità: un matrimonio di convenienza o vero amore a prima vista?

L'integrazione della sostenibilità nelle FinOps cresce in visibilità, ma le ottimizzazioni restano guidate dai costi.

Avatar di Federico Lucchini

a cura di Federico Lucchini

Cybersecurity Account Executive, Barracuda @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 04/07/2025 alle 11:16 - Aggiornato il 24/07/2025 alle 11:23

L'articolo in un minuto

  • Il State of FinOps 2025 rivela una crescita minima della sostenibilità nel cloud a livello globale (+1%), con l'Europa che guida il monitoraggio delle emissioni di carbonio (53% delle organizzazioni) mentre il Nord America resta fermo al 29%
  • Le ottimizzazioni cloud continuano a essere guidate quasi esclusivamente dal risparmio economico piuttosto che dalla riduzione dell'impatto ambientale, evidenziando come la sostenibilità sia ancora più una questione di visibilità che di azione concreta
  • Il tradizionale "triangolo di ferro" del project management (costo, velocità, qualità) si sta evolvendo per includere anche la sostenibilità, richiedendo una collaborazione più stretta tra team e considerando l'intero ciclo di vita dei servizi cloud

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Sostenibilità è una parola che nei dipartimenti IT si sente oramai molto spesso: alle volte però è difficile capire se siamo di fronte a vuote politiche di green washing oppure a vere e proprie scelte strategiche sostenibili. Lo State of FinOps 2025 ci aiuta a capire il difficile rapporto tra cloud è sostenibilità: riassumento potremmo dire che la visibilità cresce, ma le ottimizzazioni guidate dal carbonio sono ancora marginali.

Nel 2025, lo State of FinOps sulla sostenibilità nel cloud mostra una crescita globale minima, con solo un +1% rispetto all’anno precedente. In Europa, il 53% delle organizzazioni ora monitora le emissioni di carbonio legate al cloud, segnando un aumento significativo (+18% su base annua), ma comunque inferiore alle aspettative. In Nord America, la percentuale rimane ferma al 29% (ed anzi alcuni segnali ci indicano che il prossimo anno potrebbero essere in calo, vero President Trump?)

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Nonostante l’attenzione crescente alle normative, l’ottimizzazione delle risorse cloud continua a essere guidata quasi esclusivamente dal risparmio economico: questo evidenzia come la sostenibilità, per ora, sia più una questione di visibilità che di azione concreta.

Sostenibilità e barriere d’ingresso

Le principali barriere all’adozione di pratiche FinOps orientate alla sostenibilità includono:

  • Difficoltà nell’accesso a dati granulari e affidabili sulle emissioni di carbonio da parte dei cloud provider.
  • Mancanza di competenze specifiche e tempo da dedicare all’integrazione di metriche ambientali nei processi di ottimizzazione.
  • Conflitto tra risparmio economico e riduzione dell’impatto ambientale: alcune scelte che abbattono i costi possono aumentare le emissioni e viceversa.

In ogni caso, soprattutto in Europa, il framework FinOps si sta aggiornando per includere la sostenibilità come criterio chiave nelle decisioni di ottimizzazione, affiancando il valore finanziario a quello ambientale. Molte organizzazioni (penso soprattutto a quelle legate al mercato energetico) sono incoraggiate a integrare i dati di sostenibilità nei processi di allocazione dei costi, reporting e benchmarking.
Tuttavia, lo State of Finops evidenzia che meno del 20% dei team FinOps collabora attivamente con le funzioni di sostenibilità, anche se questa sinergia è destinata a crescere nei prossimi anni.

Il triangolo di ferro: costo, velocità, qualità... e sostenibilità

Il report evidenzia che il tradizionale "triangolo di ferro" del project management, che bilancia costo, velocità e qualità, ora inizia piano piano ad includere anche il costo della sostenibilità. Questa evoluzione richiede una collaborazione più stretta tra i vari team per determinare le priorità organizzative e bilanciare i compromessi necessari.

La sfida appare davvero difficile: le considerazioni sulla sostenibilità includono infatti l'energia utilizzata per alimentare e raffreddare server e data center, ma anche l'efficienza delle architetture di carico di lavoro e il carbonio incorporato che cattura l'intero ciclo di vita dei servizi cloud. Il FinOps ora deve tenere in considerazione un ciclo di vita che parte dall’approvvigionamento dei materiali, alla energia utilizzata per costruire i data center, fino allo smaltimento delle apparecchiature obsolete.

Conclusioni

Il 2025 conferma che la sostenibilità nel cloud, all’interno delle pratiche FinOps, è ancora in una fase di transizione: la visibilità sui dati ambientali cresce, ma le azioni concrete di ottimizzazione restano limitate e fortemente subordinate agli obiettivi di costo.
Personalmente ritengo che per fare in modo che la sostenibilità diventi davvero un driver decisionale, serviranno maggiore collaborazione tra team, strumenti di reporting più maturi e una cultura aziendale che sappia bilanciare valore economico e ambientale.

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