I governi di tutto il mondo stanno investendo per avere sistemi AI propri, che permettano di evitare la dipendenza dai grandi fornitori statunitensi come OpenAI, Microsoft o Anthropic. Si tratta di una sfida strategica cruciale, fondamentale per ogni Paese, ma anche di un costo enorme che non tutti possono sostenere. È una sfida alla sovranità digitale delle nazioni e alla loro capacità di mantenere il controllo sui propri dati e sulla propria sicurezza nazionale.
Oltre all'indipendenza e alla sovranità c'è anche la questione di ciò che le IA made in USA, sono in grado di fare: i limiti dei sistemi di intelligenza artificiale sviluppati negli Stati Uniti e in Cina diventano evidenti quando si confrontano con le specificità locali. Abhishek Upperwal, fondatore della società indiana Soket AI, racconta di un agente AI utilizzato per l'insegnamento in un villaggio remoto del Telangana che parla inglese con un accento americano così marcato da risultare incomprensibile agli studenti locali. Un caso ancora più emblematico riguarda una startup legale indiana che ha tentato di adattare il modello LLaMa di Meta per i propri clienti, ottenendo come risultato un miscuglio confuso di consigli legali statunitensi e indiani completamente inutilizzabile.
A Singapore, il progetto SEA-LION affronta sfide simili ma con un approccio più pragmatico. Leslie Teo, direttore senior di AI Singapore, spiega che i modelli come ChatGPT e Gemini spesso parlano in khmer rigido e eccessivamente formale, oppure suggeriscono ricette a base di maiale agli utenti malesi, dimostrando una totale mancanza di sensibilità culturale. Il modello singaporiano, finanziato dal governo, è progettato per conversare in 11 lingue del sud-est asiatico, spesso poco rappresentate nei sistemi occidentali.
E poi c'è sicurezza nazionale
I limiti tecnici si potrebbero forse risolvere con un nuovo dataset e un nuovo ciclo di addestramento, per creare versioni locali delle IA. Ma ci sono anche preoccupazioni più profonde legate alla sicurezza nazionale.
I governi del mondo non vedono di buon occhio l'idea che un software statunitense possa accedere a dati sensibili. Qualcosa che in Europa non è proprio possibile, ma altrove nel mondo ci si interroga sull'opportunità di aprire le porte dei governi alle IA statunitensi o a quelle cinesi.
Costerebbe meno che farsene una propria, ovviamente, ma il costo a lungo termine potrebbe essere quello davvero insostenibile.
"Ho parlato con persone nel settore della difesa", racconta Upperwal, "vogliono utilizzare l'AI, ma non si fidano dei sistemi OpenAI americani perché i dati potrebbero uscire dal paese, e questo è assolutamente inaccettabile".
Nascono così progetti come la IndiaAI Mission per sviluppare un modello linguistico nazionale. Qualcosa di simile al progetto Mistral europeo, almeno concettualmente. Chiaramente però la disponibilità finanziare diventa un ostacolo.
Per superarlo, c'è una proposta audace: la creazione di un consorzio internazionale che replica il successo dell'Airbus negli anni '60. Joshua Tan, ricercatore affiliato alla Bennett School for Public Policy di Cambridge, ha proposto un'"Airbus per l'AI" che combinerebbe le risorse di paesi come Regno Unito, Canada, Germania, Giappone, Singapore e altri per creare un rivale competitivo ai giganti americani e cinesi.
L'iniziativa ha già attirato l'attenzione dei ministri dell'AI di almeno tre paesi e di diverse aziende nazionali del settore. Tan osserva che la sfiducia verso l'attuale amministrazione USA sta crescendo: "Al giorno d'oggi, è un dato di fatto che c'è meno fiducia nelle promesse di questa amministrazione americana. Le persone si chiedono: posso ancora dipendere da questa tecnologia? E se decidessero di spegnerla?"
Non tutti condividono l'ottimismo di chi promuove l'AI sovrana. Tzu Kit Chan, stratega dell'intelligenza artificiale che consiglia il governo malese, mette in guardia sui costi e sui rischi di queste iniziative. "Vorrei che le persone che stanno costruendo questi modelli AI sovrani fossero consapevoli di quanto velocemente si stia muovendo la frontiera tecnologica", afferma Chan, sostenendo che i governi rischiano di sprecare enormi quantità di denaro pubblico in progetti destinati al fallimento.
La sua proposta alternativa è più pragmatica: utilizzare le stesse risorse per sviluppare regolamentazioni più forti sulla sicurezza dell'AI invece di competere con prodotti internazionali che hanno già conquistato il mercato. "Camminate per le strade della Malaysia, andate a Kuala Lumpur, trovate una persona che assomiglia a un broker finanziario e chiedetegli quale modello sta usando", sfida Chan. "Otto su dieci, scommetto, non stanno usando i modelli AI sovrani. Stanno dicendo ChatGPT o Gemini".