La nuova tassa di 100.000 dollari sui visti H-1B introdotta dall'amministrazione Trump sta dividendo il mondo degli affari americano, creando un acceso dibattito tra i leader delle principali aziende tecnologiche.
Alcuni vedono in questa misura un'opportunità per attirare solo i talenti più qualificati, ma altri temono che possa danneggiare l'ecosistema dell'innovazione statunitense.
La decisione ha colpito un nervo scoperto nel sistema dell'immigrazione qualificata americana, sollevando questioni fondamentali su come gli Stati Uniti dovrebbero competere per i migliori cervelli a livello globale.
Il programma H-1B sotto pressione
Gli Stati Uniti rilasciano circa 85.000 nuovi visti H-1B ogni anno attraverso un sistema a lotteria; si tratta di un programma particolarmente apprezzato dalle aziende americane che cercano di assumere lavoratori stranieri per ruoli ad alta specializzazione nei settori tecnologico e ingegneristico. Il sistema a lotteria lascerà posto al nuovo meccanismo per cui si dovrà semplicemente pagare il costo una tantum per far entrare il personale selezionato.
La Casa Bianca ha chiarito che la nuova tassa si applicherà solo ai nuovi richiedenti, non a coloro che rinnovano i propri visti.
La misura ha immediatamente allarmato giganti tecnologici come Amazon, Meta e Microsoft, che hanno consigliato ai propri dipendenti con visto H-1B di non lasciare il territorio americano o di rientrare rapidamente se si trovavano all'estero.
Reed Hastings, cofondatore e presidente di Netflix, ha definito la tassa da 100.000 dollari una "soluzione eccellente" rispetto all'attuale sistema a lotteria. Con un post su X domenica scorsa, Hastings ha spiegato di aver "lavorato sulla politica degli H-1B per 30 anni", sostenendo che questa misura farà sì che i visti "vengano utilizzati solo per lavori ad altissimo valore, eliminando la necessità della lotteria e creando maggiore certezza per quei posti di lavoro".
Una prospettiva simile è stata condivisa da Sam Altman, CEO di OpenAI, che durante un'intervista congiunta con Jensen Huang su CNBC ha dichiarato: "Dobbiamo portare le persone più intelligenti nel paese, e semplificare questo processo allineando anche gli incentivi finanziari mi sembra una buona idea".
Il CEO di Nvidia Jensen Huang ha espresso ottimismo riguardo alla nuova politica durante l'intervista di lunedì su CNBC, proprio mentre annunciava un investimento da 100 miliardi di dollari in OpenAI. "Vogliamo che tutte le menti più brillanti vengano negli Stati Uniti, e ricordiamo che l'immigrazione è il fondamento del sogno americano. E noi rappresentiamo il sogno americano", ha affermato Huang, aggiungendo di essere "contento di vedere il presidente Trump compiere le mosse che sta compiendo".
Danni per l'innovazione
Una posizione radicalmente diversa è stata assunta da Kevin O'Leary, star del programma televisivo "Shark Tank", che ha avvertito sui potenziali danni a lungo termine per l'innovazione americana. Durante un'intervista a "Varney & Co." di Fox Business, O'Leary ha sottolineato come aziende iconiche come Apple, Oracle e Google "sono nate tutte in un garage" e non avrebbero potuto permettersi una simile tassa.
L'investitore ha argomentato che tutte queste aziende hanno beneficiato di talenti che non riuscivano a trovare negli Stati Uniti durante la loro crescita. "Penso che questo danneggi l'innovazione a lungo termine. Sono d'accordo sul fatto che spingerà questi talenti verso altri paesi", ha dichiarato O'Leary, suggerendo paradossalmente che il governo americano dovrebbe pagare i laureati stranieri per rimanere e lavorare negli Stati Uniti.
"Perché formarli e poi cacciarli via? Se sono disponibili, prendiamoli tutti senza far pagare 100.000 dollari. Dovremmo dargliene 100.000 per venire qui", ha concluso, ribaltando completamente la logica della nuova misura trumpiana.