Bello usare per studio ChatGpt, Gemini e quello che si vuole. Il fatto è che l'intelligenza artificiale generativa sta portando un grosso problema nel mondo degli esami universitari. I professori si trovano di fronte a scelte impossibili: come bilanciare la necessità di valutazioni autentiche con la realtà di strumenti come ChatGPT che rendono obsoleti molti metodi tradizionali di esame. La situazione è così complessa che alcuni ricercatori hanno coniato una definizione specifica per descriverla: un "problema maledetto", ovvero una sfida così intricata da non poter essere risolta completamente.
Quando la soluzione non esiste: anatomia di una crisi accademica
Un recente studio pubblicato su "Assessment & Evaluation in Higher Education" ha analizzato questa trasformazione attraverso le testimonianze dirette di venti responsabili di corsi presso una grande università australiana. I ricercatori Thomas Corbin, David Boud, Margaret Bearman e Phillip Dawson della Deakin University hanno scoperto un quadro preoccupante: confusione diffusa, carichi di lavoro insostenibili e l'assenza totale di strategie efficaci per creare esami a prova di intelligenza artificiale.
Le interviste, condotte nella seconda metà del 2024, hanno rivelato come il corpo docente sia spaccato in due visioni inconciliabili. Da una parte ci sono coloro che considerano l'IA uno strumento professionale che gli studenti devono necessariamente padroneggiare, dall'altra chi la vede come una forma di frode che mina alle fondamenta il processo di apprendimento.
I compromessi impossibili dei docenti moderni
Le testimonianze raccolte descrivono situazioni paradossali che molti professori italiani riconoscerebbero immediatamente. Un docente ha tentato di offrire sia compiti che permettevano l'uso dell'IA sia altri completamente privi di supporto tecnologico, scoprendo che questa doppia modalità rappresentava "un incubo" che raddoppiava il carico di lavoro. Un altro ha espresso la preoccupazione che valutazioni troppo rigide finissero per "testare la conformità piuttosto che la creatività".
La questione degli esami orali emerge come emblematica di questi dilemmi. Pur essendo più resistenti all'interferenza dell'intelligenza artificiale, risultano logisticamente impossibili da implementare per coorti numerose di studenti, una realtà particolarmente familiare negli atenei italiani con migliaia di iscritti per corso.
Oltre la ricerca della soluzione perfetta
I ricercatori di Deakin hanno mutuato il concetto di "problema maledetto" dalla pianificazione urbana e dai dibattiti sui cambiamenti climatici. Come spiegato in un articolo su The Conversation, questi problemi sono "disordinati, interconnessi e resistenti a una risoluzione definitiva". Non esistono soluzioni "giuste" o "sbagliate" in senso assoluto, e ogni tentativo di risoluzione crea inevitabilmente nuove complicazioni.
La prescrizione degli esperti è tanto semplice quanto rivoluzionaria: le università devono smettere di cercare la soluzione miracolosa. È necessario invece dare al personale docente "il permesso di scendere a compromessi, divergere e iterare", riconoscendo che strategie efficaci in un ambito possono rivelarsi inadeguate in un altro.
Strategie sul campo: tra analogico e digitale
Nel frattempo, i docenti stanno sperimentando approcci ibridi che combinano tattiche analogiche e consapevolezza dell'IA. Alcuni utilizzano compiti scritti a mano o presentazioni dal vivo per stabilire una "voce di riferimento" dello studente, altri introducono componenti riflessive e prompt personalizzati più difficili da delegare a un chatbot.
Paradossalmente, alcuni professori stanno abbracciando l'IA per alleggerire il proprio carico di lavoro, utilizzando i chatbot per creare bozze di piani di lezione, quiz e modelli di relazione, liberando così tempo prezioso da dedicare direttamente agli studenti. Altri hanno invece scelto la strada opposta, bandendo completamente l'intelligenza artificiale dai corsi base dopo aver scoperto citazioni inventate e testi indistinguibili prodotti dai loro allievi.
La conclusione dello studio è netta: "Le università che continueranno a inseguire l'elusiva 'risposta giusta' all'IA nelle valutazioni esauriranno i loro educatori fallendo nei confronti degli studenti". Una lezione che invita il mondo accademico a ripensare completamente il proprio approccio alla valutazione nell'era dell'intelligenza artificiale.