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Opensource: le occasioni perdute dal canale

Migrare a LibreOffice nella Pubblica Amministrazione è possibile. Con beneficio per i rivenditori, che marginano sui servizi e non sui pochi punti concessi dalla vendita dei prodotti "branded"

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a cura di Tom's Hardware

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 17/10/2013 alle 14:39 - Aggiornato il 15/03/2015 alle 01:47
  • L'open source entra nella Pubblica Amministrazione
  • Opensource: le occasioni perdute dal canale
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Opensource: le occasioni perdute dal canale

Con il suo atteggiamento passivo, il canale dei rivenditori italiani ha già perso un bel numero di opportunità legate alle migrazioni a LibreOffice avvenute in Italia. Cerchiamo di descriverle, e di quantificarle.

La prima a muoversi è stata la Regione Umbria, che ha iniziato un progetto molto complesso di migrazione che è partito dai dipendenti della Provincia di Perugia e coinvolgerà nel corso di un triennio l'Azienda Sanitaria Locale e la stessa regione, passando anche per le scuole.

Il progetto - battezzato LibreUmbria - è cominciato nella primavera del 2012, e dopo una serie di riunioni durante l'estate è passato a una fase operativa nel mese di novembre con il corso di formazione per il gruppo dei formatori e dei tecnici per il supporto degli utenti.

In assenza di un'offerta strutturata di consulenza e servizi, la Regione Umbria si è dovuta arrangiare, e ha raccolto - con il contributo di The Document Foundation - un gruppo di esperti che hanno gestito i corsi di formazione.

Questo ha permesso di sperimentare l'efficacia dei protocolli di migrazione e formazione, ma è stato un'occasione persa per il canale, che avrebbe potuto guadagnare una cifra pari alla vendita di oltre 4.000 licenze di Microsoft Office, gestendo solo 1.000 utenti.

Sotto il profilo dei costi, la migrazione a LibreOffice della Provincia di Perugia si è tradotta in un risparmio di circa 228.000 euro, ovvero la differenza tra la cifra di 284.000 euro, necessari per l'aggiornamento delle licenze di Microsoft Office alla versione 2013, e quella di 56.000 euro investiti nelle attività di formazione e nella preparazione dei tecnici per il supporto.

Il secondo esempio importante di migrazione a LibreOffice, che si è tradotto in un successo sia sotto il profilo dei risultati sia sotto quello della riduzione delle spese, è stato quello della Provincia di Macerata.

Qui, il processo è partito dall'assessore provinciale all'innovazione, che ha analizzato a fondo le esigenze della struttura e ha disegnato un percorso di migrazione con un paio di opzioni, che ha portato al risparmio di 100.000 euro per circa 500 PC, e a un investimento di 100.000 euro nell'infrastruttura.

Anche in questo caso, la provincia ha fatto tutto al proprio interno, perché non ha trovato nessun tipo di offerta sul mercato. Un'altra occasione persa per il canale.

Regione Umbria e Provincia di Macerata sono solo due esempi di migrazione di un ente pubblico da Microsoft Office a LibreOffice, ma non sono che i primi di un movimento che coinvolge la Provincia di Bolzano e quella di Cremona, e molti altri enti pubblici di ogni dimensione. Un parco di clienti potenziali all'interno del quale ci sono anche delle aziende di medie e grandi dimensioni.

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