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OpenAI Stargate, la rivoluzione green dei data center

OpenAI lancia Stargate Community per negoziare con i territori l'espansione dei data center AI, evitando il sovraccarico delle reti elettriche locali.

Avatar di Marco Pedrani

a cura di Marco Pedrani

Caporedattore centrale @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 22/01/2026 alle 11:47

La notizia in un minuto

  • OpenAI lancia Stargate Community, un programma che abbandona l'imposizione di mega-impianti per adottare strategie energetiche personalizzate negoziate con ogni comunità locale, evitando sovraccarichi delle reti e aumenti delle bollette
  • I data center AI consumano energia paragonabile a piccole città (100-150 megawatt per impianto), rendendo la disponibilità energetica il principale fattore limitante per l'espansione dell'intelligenza artificiale, oltre la scarsità di chip
  • L'approccio community-based prevede soluzioni su misura: dal finanziamento di rinnovabili dedicate ai sistemi di accumulo, con l'obiettivo di bilanciare innovazione tecnologica e accettabilità sociale del territorio

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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L'escalation delle richieste energetiche per addestrare e far funzionare i Large Language Models sta trasformando le infrastrutture elettriche locali in un collo di bottiglia critico per l'industria dell'intelligenza artificiale. Per questo, OpenAI ha presentato Stargate Community, un programma strategico che segna un cambio di paradigma nell'approccio alle esigenze energetiche dei data center AI: non più imposizione dall'alto di mega-impianti, ma negoziazione territorio per territorio per evitare il collasso delle reti di distribuzione esistenti e l'impennata delle bollette per residenti e imprese locali.

La mossa si inserisce nel contesto del progetto Stargate, l'ambizioso piano di espansione dei data center OpenAI sul suolo statunitense necessari per scalare le capacità di calcolo richieste dai modelli di nuova generazione. I sistemi come GPT-4 e i suoi successori richiedono cluster di GPU che consumano decine di megawatt durante l'addestramento continuo e l'inferenza su miliardi di query giornaliere. Questa domanda energetica concentrata in aree specifiche rischia di mandare in sovraccarico infrastrutture progettate per consumi molto più distribuiti.

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Il programma prevede un approccio completamente personalizzato: ogni sito avrà una strategia energetica sviluppata in collaborazione con residenti e amministrazioni locali, anziché applicare un modello uniforme. Le soluzioni sul tavolo spaziano dal finanziamento diretto di nuove fonti rinnovabili dedicate ai sistemi di accumulo a batteria che possano stabilizzare la rete, fino al co-investimento in linee di trasmissione ad alta tensione o impianti di generazione distribuita. L'obiettivo dichiarato è garantire che l'arrivo di un data center AI non si traduca in aumenti delle tariffe elettriche, o black-out per chi già vive nel territorio.

La disponibilità di energia è diventata il principale fattore limitante per l'espansione dell'AI, superando persino la scarsità di chip avanzati

La questione energetica rappresenta infatti uno dei nodi più controversi della corsa all'intelligenza artificiale generativa. I data center dedicati al training e al deployment dei modelli fondazionali consumano energia paragonabile a quella di piccole città, con picchi che possono raggiungere i 100-150 megawatt per singolo impianto. Negli Stati Uniti, diverse comunità hanno già opposto resistenza all'apertura di nuove facility, preoccupate dall'impatto su costi e stabilità delle forniture. La competizione tra Microsoft, Google, Anthropic e altre big tech per accaparrarsi capacità di calcolo ha innescato una corsa agli accordi con utility elettriche e sviluppatori di rinnovabili.

Microsoft ha già adottato strategie simili, siglando contratti per l'acquisto diretto di energia da parchi eolici e solari dedicati, e investendo in tecnologie di raffreddamento avanzato per ridurre i consumi operativi. Anche Amazon Web Services ha annunciato piani per alimentare i suoi cluster AI interamente con rinnovabili entro il 2026. La differenza nell'approccio OpenAI sta nell'enfasi sulla co-progettazione con le comunità locali, un elemento che potrebbe rivelarsi cruciale per ottenere le autorizzazioni necessarie in tempi rapidi.

Dal punto di vista europeo, l'iniziativa solleva interrogativi sul modello di sviluppo dell'AI nel contesto del Green Deal e delle normative sull'impatto ambientale. L'AI Act europeo non regola direttamente i consumi energetici dei sistemi AI, ma la crescente attenzione alla sostenibilità dei modelli fondazionali potrebbe spingere verso obblighi di disclosure sui costi ambientali. Alcuni ricercatori europei stanno lavorando su architetture più efficienti e tecniche di distillazione dei modelli per ridurre i requisiti computazionali senza sacrificare performance.

Resta da vedere se l'approccio community-based di OpenAI sarà replicabile su larga scala, o se rimarrà limitato a casi specifici dove le condizioni locali lo permettono. La sfida è duplice: garantire energia sufficiente per non rallentare l'innovazione AI, ma farlo senza trasferire costi insostenibili su cittadini e piccole imprese. Nei prossimi mesi, l'implementazione concreta delle prime partnership territoriali fornirà indicazioni su quanto questo modello possa effettivamente bilanciare competitività tecnologica e accettabilità sociale.

Fonte dell'articolo: ainews.it

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