Spinto da due fattori apparentemente distinti ma in realtà profondamente interconnessi, l'aumento dei costi delle licenze software e la necessità di adattare le infrastrutture IT alle esigenze dell'intelligenza artificiale, il settore della virtualizzazione cambia rapidamente. Secondo un'indagine commissionata da HPE, circa due terzi dei responsabili IT stanno pianificando una revisione radicale delle loro strategie di virtualizzazione nei prossimi due anni. Il dato più preoccupante è che solo il 5% delle organizzazioni si dichiara effettivamente pronta ad affrontare questo cambiamento.
La questione dei costi ha assunto un peso determinante dopo l'acquisizione di VMware da parte di Broadcom, completata alla fine del 2023. Questo passaggio di proprietà ha comportato un significativo rincaro delle licenze, con alcuni responsabili IT che riferiscono quintuplicazioni delle spese. Come spiega Hang Tan, COO per il cloud ibrido di HPE, molte aziende si trovano ora in una situazione paradossale: devono investire nell'intelligenza artificiale e modernizzare i propri sistemi, ma sono gravate da costi di virtualizzazione improvvisamente insostenibili. Non sorprende quindi che tutti stiano cercando alternative.
La pressione economica si intreccia con sfide tecniche di natura completamente nuova. Artur Balabanskyy, fondatore e CTO di Tapforce, sottolinea come l'intelligenza artificiale stravolga i tradizionali paradigmi della virtualizzazione. I carichi di lavoro legati all'AI sono intensivi in termini di GPU e intrinsecamente imprevedibili, caratteristiche che rendono obsoleto il vecchio modello basato sul dimensionamento statico delle macchine virtuali. Mentre gli hypervisor tradizionali sono progettati per processori CPU e presumono una domanda costante, l'intelligenza artificiale richiede enormi quantità di memoria, dipende dalle GPU ed è estremamente sensibile alla latenza.
Questa trasformazione tecnologica sta portando molte organizzazioni a riconsiderare contemporaneamente sia le strategie di virtualizzazione che quelle di cloud computing. Secondo l'indagine HPE, cresce la domanda di ambienti cloud ibridi, soluzione che permette ai responsabili IT di controllare meglio i costi dell'AI, monitorare i carichi di lavoro e evitare la dipendenza da un singolo fornitore. Le aziende cercano funzionalità come backup unificati, governance multi-piattaforma e osservabilità integrata mentre modernizzano le loro infrastrutture.
Sune Baastrup, CIO di Danfoss, azienda manifatturiera specializzata in componenti per riscaldamento, raffreddamento e data center, offre una prospettiva interessante sul legame tra virtualizzazione e dati di qualità. L'azienda ha recentemente rivalutato le proprie tecnologie di virtualizzazione concentrandosi sulla portabilità e flessibilità dei dati. Baastrup vede la virtualizzazione come molto più di un semplice strumento per ottimizzare l'hardware fisico: si tratta di prepararsi a un futuro caratterizzato da casi d'uso molto più dinamici, dove i carichi di lavoro si sposteranno dalle sedi centrali verso location decentrate o addirittura fino al cosiddetto "edge computing".
La portata di questo cambiamento richiede una gestione oculata. Balabanskyy avverte che le trasformazioni su larga scala risultano costose e dirompenti, anche quando hanno senso sulla carta. I team IT conoscono bene i sistemi attuali, e sostituire o riqualificare quella competenza comporta rischi concreti. Nelle discussioni interne aziendali, i fattori di prezzo e stabilità tendono ancora a prevalere su considerazioni di innovazione.
L'indagine HPE rivela infatti diversi ostacoli significativi al cambiamento. Oltre un quarto degli intervistati cita i vincoli di budget come limite principale alla capacità di ripensare le strategie di virtualizzazione. Quasi un quarto menziona anche la complessità tecnica, i rischi legati alla migrazione e le lacune di competenze come barriere rilevanti. La preparazione organizzativa rappresenta un ulteriore ostacolo potenziale: parte del compito di ogni CIO consiste nel convincere il proprio team IT che cambiare fornitore o tecnologia sia la scelta giusta.
Di fronte a queste sfide, gli esperti consigliano un approccio graduale e ponderato. Tan di HPE sottolinea che le organizzazioni non devono necessariamente migrare tutti i carichi di lavoro verso un nuovo fornitore in una sola volta. Sebbene la reazione istintiva di fronte all'aumento dei costi possa essere quella di abbandonare rapidamente la soluzione attuale, l'approccio consigliato è quello di non avere fretta e utilizzare questa situazione come opportunità per ripensare strategicamente l'intera infrastruttura IT.
Scott Steele, COO di Thrive, fornitore di servizi IT, invita a pensare in modo olistico a come le nuove soluzioni di virtualizzazione si inseriscono nell'ambiente IT complessivo. La virtualizzazione rappresenta un tassello di una discussione più ampia sulla trasformazione IT, che dovrebbe concentrarsi sull'intelligenza artificiale e sulle esigenze future. Questo è un periodo in cui le organizzazioni dovrebbero esaminare l'intera infrastruttura per assicurarsi di essere preparate per la direzione che il settore sta prendendo, non per quella da cui proviene. Nuovi fornitori stanno emergendo con capacità di AI o infrastrutture innovative che supportano queste tecnologie, rendendo questo momento particolarmente propizio per una riflessione strategica complessiva.