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SpaceX acquisisce xAI, punta a data center orbitali alimentati dal sole

Elon Musk integra la startup di intelligenza artificiale in SpaceX per sviluppare infrastrutture computazionali spaziali, mirando alla totale autosufficienza energetica solare senza vincoli terrestri.

Avatar di Valerio Porcu

a cura di Valerio Porcu

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 03/02/2026 alle 14:44
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SpaceX ha acquisito xAI per integrare l'intelligenza artificiale nelle proprie infrastrutture orbitali. Elon Musk ha annunciato l'operazione attraverso un aggiornamento sul sito ufficiale della società aerospaziale, delineando una ristrutturazione che punta a scalare le capacità computazionali oltre i confini terrestri. L'integrazione segue l'acquisizione di X da parte di xAI avvenuta nel marzo 2025, consolidando un ecosistema che unisce vettori di lancio, connettività satellitare e modelli linguistici di frontiera. Anche Tesla potrebbe presto diventare parte di un’unica realtà aziendale. 

L’idea più notevole è quella di realizzare data center nello spazio, andando così a mitigare i problemi tipici di queste infrastrutture, cioè assorbimento energetico e raffreddamento. La domanda energetica dell'intelligenza artificiale minaccia di saturare le reti elettriche mondiali e di prosciugare le riserve idriche necessarie per il raffreddamento dei server. 

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Spostare il calcolo in orbita permetterebbe di attingere a una fonte di energia solare pressoché illimitata, eliminando gran parte dei costi operativi legati alla manutenzione e alla gestione termica a terra. Va rilevato che i data center hanno un problema con l'acqua che sta diventando un fattore limitante critico per l'espansione dei cluster di calcolo nelle zone densamente popolate. Sicuramente ci sarebbero altre sfide da affrontare, a cominciare dalle radiazioni; ma le stazioni spaziali hanno ampiamente dimostrato che i computer possono funzionare per anni in orbita. Il collegamento verso la superficie dovrebbe essere abbastanza veloce da garantire le necessarie prestazioni. 

Il piano tecnico prevede il dispiegamento di una costellazione composta da un milione di satelliti che fungeranno da server orbitali. Musk stima che lanciare un milione di tonnellate di hardware all'anno possa aggiungere 100 gigawatt di capacità computazionale annua, raggiungendo potenzialmente la scala del terawatt. Secondo le proiezioni aziendali, entro due o tre anni il calcolo generato nello spazio diventerà il metodo più economico per gestire carichi di lavoro AI.

SpaceX ha acquisito xAI per integrare l'intelligenza artificiale nelle proprie infrastrutture orbitali.

L'architettura del sole senziente e il ruolo di Starship

Il raggiungimento di questi volumi dipende interamente dal successo di Starship, il sistema di lancio pesante di SpaceX. Musk sostiene che il razzo sarà in grado di trasportare 200 tonnellate di carico utile per ogni volo, con l'obiettivo di operare su un programma di lanci orario. In questa visione, l'orbita non è solo un luogo di transito, ma il primo passo verso una civiltà di tipo II sulla scala di Kardashev, capace di imbrigliare la piena potenza del sole per alimentare applicazioni digitali per miliardi di utenti. 

La strategia prevede inoltre lo sfruttamento delle risorse lunari per abbattere i costi di produzione. Fabbriche situate sulla Luna potrebbero produrre satelliti da lanciare nello spazio profondo tramite un driver di massa elettromagnetico, capace di posizionare fino a 1.000 terawatt di potenza AI ogni anno. Questo approccio permetterebbe di eludere la gravità terrestre, trasformando il satellite naturale della Terra in un hub manifatturiero chiave per l'espansione della coscienza universale.

SpaceX non è l'unica realtà a considerare lo spazio come soluzione al collo di bottiglia energetico dell'intelligenza artificiale. Google ha già avviato il Project Suncatcher, una rete orbitale basata su chip proprietari TPU, mentre Amazon ha svelato Leo per integrare la propria connettività satellitare con l'infrastruttura cloud di AWS. La competizione per il dominio computazionale extra-atmosferico si preannuncia come la prossima grande sfida industriale tra i colossi della Silicon Valley.

Il carico di lavoro computazionale in orbita permetterebbe di sfruttare l'energia solare costante.

Idee fantastiche o fantasiose?

Resta evidente, tuttavia, una serie di criticità legate alla manutenzione dell'hardware in condizioni estreme. Musk sembra trascurare la necessità di supervisione umana diretta per computer che, inevitabilmente, sono soggetti a guasti hardware accelerati dalle radiazioni cosmiche. Inoltre, il posizionamento di enormi data center in zone di giurisdizione incerta solleva dubbi etici e legali, specialmente considerando le precedenti controversie legate ai contenuti generati dalle piattaforme di Musk.

oggi come oggi sembra meglio collocato in un un film di fantascienza che nel mondo reale

L'idea di risolvere la fame energetica dell'IA esportandola nello spazio appare come una fuga dai problemi di sostenibilità che l'industria tech non riesce a risolvere a terra. Sebbene la logica dell'abbondanza solare sia inattaccabile dal punto di vista fisico, la traduzione in una realtà operativa richiede un'affidabilità delle macchine che oggi non possediamo. Affidare la "luce della coscienza" a hardware fluttuante, lontano da ogni possibilità di riparazione rapida, espone l'intera infrastruttura a rischi di instabilità sistemica che Musk tende a minimizzare con la solita retorica visionaria.

Per non parlare poi della banale fattibilità tecnica: una cosa è dire faremo questo e quello, come fa spesso Musk. Un’altra, completamente diversa, e mettere a terra un progetto che oggi come oggi sembra meglio collocato in un un film di fantascienza che nel mondo reale. 

L'operazione finanziaria tra SpaceX e xAI, dunque, sembra servire più a consolidare il potere decisionale dell'imprenditore che a risolvere sfide ingegneristiche immediate. Trasformare SpaceX in una società di calcolo significa snaturare la sua missione logistica per inseguire la bolla dei LLM, legandola a un mercato estremamente volatile. Una decisione che arriva proprio mentre i CFO di tutto il mondo sembrano cercare una maggiore e più solida liquidità, e c’è una scarsa propensione a impegnare altri capitali - immensi in questo caso - in progetti azzardati. Ora come ora, stiamo ancora aspettando che gli investimenti in AI portino il ROI in cui si sperava. Non saranno molti gli investitori pronti a mettere miliardi nei data center spaziali di Musk. O forse sì? 

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