Fino alla prima settimana di dicembre 2025, le società del settore hanno collocato sul mercato obbligazioni per un valore complessivo di 428,3 miliardi di dollari, secondo i dati raccolti da Dealogic. Si tratta di un fenomeno che segna una svolta epocale per un comparto che storicamente aveva sempre fatto affidamento sui propri flussi di cassa interni per alimentare la crescita.
La spiegazione di questa corsa frenetica all'indebitamento risiede nella natura stessa degli investimenti richiesti dall'intelligenza artificiale. A differenza delle precedenti rivoluzioni tecnologiche, lo sviluppo delle capacità di AI richiede capitali enormi e continui, con cicli di obsolescenza accelerati che rendono i chip e le infrastrutture datate in tempi brevissimi. Michelle Connell, presidente di Portia Capital Management, identifica in questa dinamica un cambiamento strutturale nel modo in cui le aziende tech devono gestire i propri investimenti. L'era dei grandi accumuli di liquidità utilizzata con parsimonia sembra ormai tramontata.
Il primato nell'emissione di debito spetta nettamente alle società statunitensi, che hanno rappresentato 341,8 miliardi di dollari del totale globale. Le compagnie europee hanno contribuito con 49,1 miliardi, mentre quelle asiatiche si sono fermate a 33 miliardi. Questa distribuzione geografica riflette non solo le diverse dimensioni dei mercati, ma anche approcci culturali differenti alla gestione finanziaria e agli investimenti in tecnologie emergenti.
L'aspetto che desta maggiore preoccupazione tra gli analisti emerge da uno studio condotto da Reuters su oltre mille aziende tecnologiche con capitalizzazione superiore al miliardo di dollari. Il rapporto debito/EBITDA mediano è schizzato a 0,4 alla fine di settembre, un valore praticamente doppio rispetto ai livelli registrati durante il picco di indebitamento del 2020, periodo caratterizzato dall'esplosione della pandemia e dalla necessità di digitalizzazione accelerata. Sebbene questi numeri rimangano al di sotto delle soglie generalmente considerate allarmanti dagli esperti del settore finanziario, la tendenza in atto solleva interrogativi sulla sostenibilità di questa strategia.
Un altro indicatore significativo riguarda la capacità delle società di generare liquidità rispetto al proprio indebitamento. Il rapporto tra flusso di cassa operativo medio e debito totale è scivolato al 12,3% nel secondo trimestre dell'anno, toccando il minimo degli ultimi cinque anni prima di registrare una leggera ripresa nei mesi successivi. Questi dati suggeriscono che le entrate crescono a un ritmo inferiore rispetto all'accumulo di passività, una dinamica che potrebbe rivelarsi problematica qualora gli investimenti massicci in AI non dovessero produrre i ritorni economici sperati.
I mercati finanziari hanno iniziato a manifestare segnali di nervosismo verso questa situazione. Gli spread dei Credit Default Swap a cinque anni su Oracle, un indicatore che misura il rischio percepito di insolvenza, sono praticamente raddoppiati negli ultimi due mesi arrivando a 142,48 punti base. Anche Microsoft, pur partendo da livelli più contenuti, ha visto i propri spread salire a circa 35 punti base rispetto ai 20,5 di fine settembre, evidenziando una crescente cautela degli investitori rispetto alla solidità finanziaria anche dei giganti più affermati.
Scott Bickley, consulente presso Info-Tech Research Group, offre un'interpretazione critica del fenomeno, definendolo il prodotto di un mercato surriscaldato che ha costruito una narrativa autoreferenziale. Secondo la sua analisi, la pressione sulle quotazioni azionarie spinge le società a comportamenti sempre più aggressivi in termini di investimenti e indebitamento, seguendo una logica del "tutto o niente" che privilegia la crescita immediata del valore azionario rispetto alla prudenza gestionale. Bickley esprime forti dubbi sulla sostenibilità di questo modello, sostenendo che non può rappresentare un cambiamento permanente nelle modalità operative degli hyperscaler, termine con cui nel settore si identificano i fornitori di servizi cloud su scala planetaria.
Va tuttavia sottolineato che le principali società tecnologiche conservano fondamentali solidi. Sono aziende generalmente redditizie, con ampie riserve di liquidità accumulate negli anni precedenti e capitalizzazioni di mercato che in alcuni casi le collocano tra le più preziose al mondo. La questione centrale rimane quindi la capacità di bilanciare gli enormi investimenti richiesti dalla corsa all'IA con la necessità di mantenere bilanci sostenibili, in un contesto dove la rapida evoluzione tecnologica rende ogni investimento potenzialmente obsoleto in tempi brevissimi.