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Akira: le origini del vero padre del cyberpunk

Il 6 dicembre 1982 veniva pubblicato per la prima volta, nelle pagine di Young Magazine, il primo capitolo di Akira, il celebre manga cyperpunk di Katsuhiro Otomo. Sicuramente neanche quest’ultimo si sarebbe immaginato il successo che la sua opera avrebbe avuto in tutto il mondo e quanto avrebbe influenzato la cultura fumettistica globale. A distanza di 38 anni vogliamo omaggiare quel giorno con questo approfondimento sulle origini dell’opera.

Akira

Una breve introduzione all’opera

Akira è una serie manga cyberpunk giapponese scritta e illustrata da Katsuhiro Otomo. Inizialmente venne serializzata sulle pagine di Young Magazine, una rivista di seinen manga, dal 1982 al 1990, e poi venne raccolto in sei volumi tankōbon dal suo editore Kodansha tra il 1984 e il 1991. L’opera venne pubblicata negli Stati Uniti dalla Marvel Comics con la collana Epic Comics, diventando uno dei primi manga ad essere stato completamente tradotto in inglese e lo stesso stile artistico di Otomo è considerato eccezionale e uno spartiacque sia per l’autore stesso che per la l’intera arte manga. Il manga divenne anche grazie all’omonimo celebre adattamento cinematografico cyberpunk del 1988.

Akira

Il manga è ambientato in una Neo-Tokyo post-apocalittica e futuristica, più di due decenni dopo che una misteriosa esplosione ha distrutto la città. La storia si concentra sugli sforzi del leader della banda di motociclisti adolescenti Kaneda, della rivoluzionaria militante Kei, un trio di esperti e del capo militare di Neo-Tokyo, il colonnello Shikishima, che tentano di impedire a Tetsuo, l’amico d’infanzia mentalmente squilibrato di Kaneda, di usare la sua instabile e potente telecinetica. Quest’ultima capacità è in grado di devastare la città e risvegliare un misterioso individuo con abilità psichiche simili di nome “Akira”, responsabile della distruzione di Tokyo diversi anni prima.

Akira

In tutti i volumi, Otomo utilizza le convenzioni del genere cyberpunk per descrivere nei dettagli una saga di disordini politici, isolamento sociale, corruzione e potere. È considerata un’opera di riferimento nel genere cyberpunk, ma in particolare del sottogenere cyberpunk giapponese. Akira è stato determinante anche nell’impennata della popolarità dei manga al di fuori del Giappone, specialmente negli Stati Uniti e in Europa. Questo gli ha permesso di vincere diversi premi, tra cui il Kodansha Manga e l’Harvey Awards.

I riferimenti a The Demolished Man e la nascita del cyberpunk

Vediamo però come è nata l’idea di realizzare Akira da parte di Katsuhiro Otomo. Il mangaka giapponese nato a Tome, nella Prefettura di Miyagi nel 1954, nel 1979 aveva già realizzato Fireball, una serie incompiuta in cui ignorava gli stili artistici dei manga mainstream e che stabiliva il suo interesse per la fantascienza come ambientazione primaria. Fireball anticipava una serie di elementi della trama di Akira, con la sua storia di giovani combattenti per la libertà che cercavano di salvare uno dei fratelli maggiori del gruppo che veniva usato dal governo in esperimenti psichici, con il fratello maggiore che alla fine scatenava una distruttiva “palla di fuoco” energetica.

Akira

La storia prendeva spunto dal romanzo di Alfred Bester del 1953 The Demolished Man, ma l’ambientazione venne nuovamente utilizzata l’anno successivo con Domu, un’opera poi premiata allo Science Fiction Grand Prix e diventata un bestseller in tutto il Giappone. Otomo iniziò quindi a lavorare al suo lavoro più ambizioso fino ad oggi, Akira, esattamente nel 1981. Anche se Akira finì per essere visto come parte del genere cyberpunk emergente, precede il romanzo cyberpunk per eccellenza Neuromancer (1984), che fu pubblicato due anni dopo che Akira iniziò la serializzazione e non fu tradotto in giapponese fino al 1985.

La pubblicazione a colori e l’influenza di Star Wars

Per la sua uscita oltreoceano, per raggiungere un pubblico più vasto, Otomo decise di colorare il manga e di capovolgere attentamente le pagine in modo che fossero lette da sinistra a destra, come i fumetti americani, invece della tradizionale opera d’arte in bianco e nero e con la lettura da destra a sinistra classica di tutti i manga giapponesi. Alcune delle illustrazioni vennero ridisegnate dall’autore e dai suoi assistenti per capovolgerle, mentre la colorazione fu eseguita da Steve Oliff presso la sua azienda, Olyoptics.

Akira

Akira è stato il primo fumetto al mondo ad essere colorato digitalmente, utilizzando i computer e la sua diffusione a colori portò all’ancora attuale colorazione tramite computer e tavolette grafiche nei fumetti. Akira è stato anche il primo fumetto nel mondo occidentale ad essere stampato su carta liscia con un processo a 4 colori, molto simile ai fumetti americani moderni, che ha permesso di mostrare il colore più dettagliato e accurato ottenuto dall’uso del computer, invece della carta da giornale usata in precedenza. La colorazione durò dal 1988 al 1994 anche a causa di continui ritardi dovuti al contemporaneo lavoro di Otomo su Steamboy e il lavoro di Oliff compiuto su Akira gli valse un Eisner Award nel 1992.

Otomo, per la realizzazione dei disegni e della storia di Akira, citò l’influenza di opere come il film Star Wars, i fumetti di Moebius, il manga Tetsujin 28-go, le opere di fantascienza di Seishi Yokomizo che trattavano di “nuove razze” di umanità e i film punk di Sogo Ishii Panic High School (1978) e Crazy Thunder Road (1980) che descrivevano la ribellione, l’anarchia e le bande di motociclisti associate alla sottocultura punk rock giapponese. Ci fu anche una partecipazione del famoso artista manga e regista Satoshi Kon che agì come assistente artista, ma che non venne accreditato per la serie.

Akira

Una curiosità riguarda il font usato per la scritta del titolo sui vari volumi: Otomo e il suo ufficio di progettazione, Pencil Studio, originariamente provarono caratteri futuristici come Checkmate ed Earth, ma alla fine Otomo utilizzò maiuscole sans-serif condensate. Una volta si diceva che il font fosse Impact, ma non corrispondeva al design reale. Fu anche ipotizzato che venisse disegnato a mano sulla base di Schmalfette Grotesk. In realtà era un connubio di stili come Broadway nel numero 36, ITC Busorama nei numeri 37–48 e Futura nei numeri 72-120.

I riferimenti e le idee narrate da Otomo

Akira, come alcune delle altre opere di Otomo (come Domu), ruota attorno all’idea di base di individui con poteri sovrumani, in particolare abilità psicocinetiche. Tuttavia, questi non sono centrali per la storia, che invece si occupa pressioni sociali e macchinazioni politiche. I motivi comuni nel manga includono l’alienazione giovanile, la corruzione e l’inefficienza del governo e un esercito fondato sull’antico onore giapponese, scontento dei compromessi della società moderna.

Tematicamente, il concetto di lavoro è incentrato sulla natura dei giovani di ribellarsi all’autorità, ai metodi di controllo, alla costruzione della comunità e alla trasformazione inevitabile nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Quest’ultimo è rappresentato al meglio nel lavoro di trasformazione sperimentato dai personaggi. Questa trasformazione più comunemente definita come morphing è un fattore che segna la demarcazione tra lavoro reale e lavoro postmoderno.

Akira

Il lavoro va visto anche come un attacco all’establishment giapponese e in questo caso l’opera di Otomo sarebbe considerata satirica. In particolare, la scuola e la corsa alle nuove tecnologie vengono mostrati come delle fonti di alienazione che portano il protagonista e gli altri personaggi a vagare senza meta per le strade così da rappresentare l’inutilità della ricerca della conoscenza di sé. Il lavoro si concentra anche sulla perdita, con tutti i personaggi in qualche forma orfani e privi di attaccamento alla propria storia.

I paesaggi raffigurati, infine, sono rovinosi, con la vecchia Tokyo rappresentata solo da un cratere scuro. Questa natura nichilista dell’opera si collega a un tema più ampio del pessimismo presente nella letteratura fantasy giapponese degli anni ’80.

La pubblicazione giapponese, statunitense e italiana

Per quanto riguarda la pubblicazione, la serializzazione di Akira ebbe inizio in Giappone esattamente il 20 dicembre 1982 sul numero 24 della rivista di Kōdansha Young Magazine e andò avanti con cadenza bimestrale con capitoli della lunghezza di circa 20 pagine. Otomo si occupò interamente del disegno dei personaggi, degli edifici e dei fondali, mentre l’inchiostrazione venne relegata a due assistenti. L’opera fu terminata il 25 giugno 1990 dopo 120 capitoli, ma in realtà ci fu un ritardo nella pubblicazione dato che tra il 1987 e il 1988 il mangaka dovette dedicarsi dell’adattamento anime della sua opera. In ogni caso, al termine della produzione del racconto la serie contava circa 2200 pagine che furono poi suddivise in sei volumi di differente lunghezza e pubblicati tra il 1984 e il 1993 dopo un parziale rimaneggiamento da parte dell’autore per adattare meglio le storie ad una serializzazione.

Akira

Come già accennato poco sopra, il manga ebbe talmente tanto successo in Giappone che la Epic Comics, etichetta della Marvel Comics, decise di acquistarne i diritti di pubblicazione negli Stati Uniti, dove fu pubblicato a colori dal 1988 al 1995 in un’edizione di 38 volumi. L’edizione colorata piacque anche ai giapponesi che videro una pubblicazione quasi contemporanea tra il 1988 e il 1996 in 12 volumi che venne ribattezza All color kokusaiban Akira. Ci fu anche una riedizione in sei volumi dal titolo Sōtennenshoku Akira (Akira colori completamente naturali) negli anni 2003 e 2004.

Akira

In Italia la prima edizione arrivò nel 1990 e fu composta da 38 volumi curati dalla Glenat Italia che, però, fallì prima della conclusione della serie. Gli ultimi due episodi della storia vennero pubblicati ben due anni e mezzo dopo dalla Planet Manga della Panini Comics. Questa edizione riproponeva la stessa colorazione eseguita da Oliff per l’edizione statunitense, ma nel 1998, sempre Planet Manga, realizzò una nuova edizione in bianco e nero composta da 13 volumi che si concluse nel novembre del 2000. Successivamente, ancora una volta Planet Manga, realizzò una terza edizione con la divisione in 6 volumi dell’edizione giapponese: anche questa era in bianco e nero e fu chiamata Akira Collection. Si decise che tutte e tre le edizioni italiane non dovevano mostrare l’ordine di lettura giapponese.

Le trasposizioni in altri media tra film e videogiochi

Akira fu un successo planetario, tanto che la tiratura dovette essere aumentata dalle 30.000 copie iniziali fino a quasi 300.000 in sole due settimane, rendendo l’albo un campione di incassi e di vendite in Giappone. Nel 1988 Akira aveva venduto 2 milioni di copie solo in Giappone, per una media di 500.000 copie a volume. Ad oggi l’opera è stata tradotta in più di dodici lingue e pubblicata in oltre cinquanta Paesi nel mondo, vendendo più di 5 milioni di copie. Questo spinse a produrre anche delle opere parallele che abbracciavano altri media.

Akira

La prima trasposizione fu il film Akira pubblicato nel 1988. La pellicola d’animazione fu scritta e diretta dallo stesso Katsuhiro Ōtomo che metteva in mostra il design dei personaggi e delle impostazioni di base direttamente dal manga originale, mentre la trama differì notevolmente dalla versione stampata, cambiando gran parte della seconda metà della serie. Il film Akira è considerato da molti critici come un film anime di riferimento. Nel 2003, Tokyopop ha pubblicato un “adattamento inverso” sotto forma di un “cine-manga” di Akira. Il formato è costituito da cartoni animati della versione cinematografica tagliati e disposti con balloon fumettistici in modo da assomigliare a tavole di fumetti.

Akira

Sempre nel 1988 venne pubblicato un’avventura grafica videoludica da Taito per la console Famicom. Il videogioco porta il giocatore ad interpretare il ruolo di Kaneda, con la trama che inizia con il protagonista e la sua banda di motociclisti sotto la custodia della polizia. Nel 1994, venne realizzato in Gran Bretagna un gioco d’azione per Amiga CD32 ed è considerato uno dei peggiori giochi per console mai realizzati. Nel 2002 Bandai pubblicò anche una simulazione di flipper, Akira Psycho Ball, per PlayStation 2.

Akira

Nel giugno 1995, Kodansha pubblicò Akira Club, una raccolta brossurata di vari materiali relativi alla produzione della serie. Questi includevano modelli di prova delle copertine dei volumi in brossura, frontespizi così come apparivano su Young Magazine e immagini di vari prodotti correlati. Otomo condivise anche i suoi commenti in ogni pagina e Dark Horse collaborò con Kodansha per pubblicare una versione tradotta in inglese del libro nel 2007.

Akira

Nel 2002, la Warner Bros. annunciò di aver acquistato i diritti per creare un film live action americano di Akira. Vennero fatti molti nomi, tra cui Stephen Norrington (scrittore / regista) e Jon Peters (produttore). Solo nel 2017, ben 15 anni dopo, è stato annunciato che Taika Waititi sarebbe stato ufficialmente il regista dell’adattamento live-action, da una sceneggiatura che ha scritto insieme a Michael Golamco. La Warner Bros. aveva in programma di distribuire il film il 21 maggio 2021, ma dopo che Waititi è stato ufficialmente confermato per dirigere e scrivere Thor: Love and Thunder, il film è stato sospeso, con la data di uscita del 21 maggio che attualmente appartiene a Matrix 4.

Il 4 luglio 2019, infine, Bandai Namco Entertainment ha annunciato una rimasterizzazione in 4K del film originale che è uscita il 24 aprile scorso, oltre a una serie televisiva che sarà realizzata da Sunrise.

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