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Alien, l’horror che legge la politica del suo tempo

Alien di Ridley Scott in retrospettiva: un film horror che si presta a una lettura politica della Guerra Fredda.
Retrocult cover

Nota del curatore. Ho chiesto a Mauro di scrivere questo articolo con una certa esitazione. Da una parte perché di Alien avevamo già parlato su Retrocult, tralasciando però i temi di oggi. E dall’altra, perché affermare che Alien è un prima di tutto horror farà sicuramente arrabbiare qualcuno.

È una discussione che ho visto decine di volte, su Alien, su Star Wars, su vattelappesca e l’ultima crociata, sui supereroi di ogni tipo. Cose che più o meno “sembrano” fantascienza, o che lo sono solo se si piega la definizione del genere alle preferenze di chi parla. C’è chi se la prende parecchio quando si sente dire “hey, guarda che quello non è fantascienza”. Beh, Alien non lo è, tanto per aggiungere un macigno a un discorso già pesante.

Forse il problema è l’estrema malleabilità del “genere” fantascienza. Che non è un genere come gli altri, che non può rispondere alle stesse esigenze organizzative, che per il suo non essere codificato può diventare più o meno qualunque cosa.

La Fantascienza è forse il più popolare dei generi, quello più permeabile e promiscuo. È sempre pronta, la Sci-Fi, a trovare posto per un nuovo commensale. Ma allora, se c’è tutto e niente, se non ci sono limiti, allora forse la fantascienza nemmeno esiste. Forse dovrei scriverci un articolo …

Buona lettura e alla settimana prossima

Valerio Porcu

Alien, secondo film dell’allora semisconosciuto Ridley Scott (il primo è il notevole I Duellanti), uscì nel lontano 1979 e ancora oggi il suo successo sembra destinato a perdurare: da esso ne è infatti derivato un franchise transmediale che, ad oggi, è formato da una filmografia principale, alla quale hanno lavorato registi dal calibro di James Cameron e David Fincher, una saga crossover (Alien vs. Predator), due prequel, svariati fumetti e romanzi.

Una fortuna meritata, anche perché col senno di poi sarebbe un errore limitarla alla capacità dei produttori di intercettare i gusti del pubblico: come vedremo, Alien è un film che ha fatto scuola soprattutto per l’avere portato a compimento un’idea di cinema di largo consumo che nasconda dentro di sé spunti di riflessione sulla propria contemporaneità.

Il genere di Alien

Innanzitutto va fatta un po’ di chiarezza: Alien non è un film di fantascienza, bensì un horror del sottogenere home invasion, dai leggeri tratti gore, il tutto abilmente travestito da un elegante completo sci-fi. D’altronde, si intende per fantascientifica un’opera che abbia come tema fondamentale l’impatto di una scienza o tecnologia sulla società e sull’individuo, il tutto sorretto da un minimo di plausibilità scientifica. Proprio quest’ultima manca alla pellicola di Scott, la quale non è accurata (assenza di gravità non pervenuta) e non vuole esserlo: il film quasi non sembra ambientato nello spazio, l’astronave è un insieme di ambienti eterogenei, che paiono moltiplicarsi continuamente e sembrano slegati l’uno dall’altro (due spazi in particolare ricordano un’officina meccanica ed una tavola calda). Insomma, come l’insignificanza della causa scatenante lo scontro tra i due protagonisti de I Duellanti, privo di fondamento è anche ritenere Alien fantascienza pura.

Come già accennato in precedenza, la reale natura di questo cult è quella dell’home invasion: sottogenere che consiste nell’invasione, da parte di uno o più criminali, di un’abitazione occupata da più persone e nello sfociare delle conseguenze in un climax di violenza che, solitamente, termina con la morte di buona parte di esse. L’alieno riesce a entrare nella nave spaziale dando così il via al massacro e la possibilità, all’autore, di esplorare un soggetto classico per il cinema dell’orrore anni settanta: lordinato sistema sociale messo in crisi dallintruso. Ma a rivelarsi ancor più interessante è sicuramente la scoperta di un complotto nel “fronte interno” perché ciò ci rivela una possibile lettura dello stato danimo di una nazione terrorizzata dallo spettro della guerra fredda.

Alien e il suo tempo

Siamo nella fine degli anni settanta. Dopo un breve periodo di allentamento delle tensioni, Stati Uniti ed Unione Sovietica tornarono ai ferri corti: l’intervento russo in Afghanistan e la crisi iraniana contribuirono a riportare oltreoceano un clima generale dominato da paura ed inquietudine. La guerra fredda fu un conflitto combattuto nelle “periferie” del globo e, soprattutto, nei laboratori scientifici dei rispettivi paesi. Una guerra di spionaggio che, quando negli anni cinquanta si trasformò in ideologica, e quindi, propagandistica, non poté che portare ad una diffusa paranoia.

L’impossibilità di potersi fidare ciecamente del prossimo, il timore del nemico interno, produsse una vera e propria caccia alle streghe moderna, meglio nota come maccartismo (raccontato anche nell’ottimo Good Night and Good Luck).

Tenendo presente il quadro storico-culturale, Alien assume tutto un altro significato, soprattutto se ci si concentra sulle azioni e i piccoli dettagli con i quali l’attore Ian Holm caratterizzò l’ufficiale scientifico Ash: dal fare entrare volutamente lo xenomorfo all’interno dell’astronave agli sguardi irrequieti lanciati allo sfortunato Kane (John Hurt) nell’attesa che il mostro fuoriesca dal suo torace.

Il personaggio dell’androide viene infiltrato nell’equipaggio dalla stessa compagnia per la quale il gruppo di astronauti lavora; si scopre poi che la missione prioritaria di Ash è quella di portare la forma aliena sulla Terra, anche a costo di sacrificare la vita dei suoi compagni: i protagonisti sono vittime di unentità superiore, la “compagnia” (che non viene mai effettivamente rappresentata) come lo stato, in pericolo anche in quello che dovrebbe essere il loro porto sicuro, la navicella spaziale, il cui computer di bordo si chiama Mother, la madrepatria.

Alien è un horror che riflette alla perfezione il contesto in cui è nato: linfiltrato in un sistema sociale che cade in preda al caos. Un’idea di cinema che avrebbe poi fatto, negli anni ottanta, la fortuna di autori come Sam Raimi (La casa 2, L’armata delle Tenebre, Spider-Man) e David Cronenberg (Crash, eXistenZ, A Dangerous Method).

A vederlo oggi, oltre gli effetti speciali che, pur risentendo del trascorrere degli anni, non ne intaccano la godibilità, Alien è una straordinaria testimonianza del sentimento misto che dominava l’opinione pubblica dell’epoca: la scelta del fantascientifico in accordo all’euforia della corsa allo spazio, il tutto contrastato dalla paura dell’ignoto, del nemico invisibile.

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Retrocult è la rubrica di Tom’s Hardware dedicata alla Fantascienza e al Fantastico del passato. C’è un’opera precedente al 2010 che vorresti vedere in questa serie di articoli? Faccelo sapere nei commenti oppure scrivi a retrocult@tomshw.it.

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