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Auguri Alien! 40 anni di xenomorfi tra spaventi e solitudini

Il 25 maggio del 1979 esordiva nei cinema statunitensi Alien, l’opera seconda dell’allora promettente ma ancora semisconosciuto Ridley Scott, il cui primo film, I Duellanti, aveva vinto un premio come miglior opera prima al Festival di Cannes. Quarant’anni dopo lo riconosciamo unanimemente come uno dei capolavori del regista nonché pietra miliare del genere, ma non è sempre stato così.

Due anni prima, nel 1977, era infatti arrivato sul grande schermo un altro film di fantascienza rivoluzionario, Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo di Steven Spielberg, che racconta l’incontro con l’alieno con un afflato mistico e quasi messianico, anche se non privo di tensione esistenziale. Come tutti i film capaci di catturare lo spirito dell’epoca, la pellicola di Spielberg ebbe grande successo e dettò le direttrici narrative della fantascienza del periodo. Direttrici in cui c’era poco spazio per l’approccio oscuro e disturbante di Alien e, tre anni dopo, dell’altro capolavoro di Scott, Blade Runner.

Al pubblico e ai critici il film piacque poco, meritandosi più di qualche stroncatura, ma anticipava certe angosce del decennio successivo, tra Guerra Fredda, paranoia esistenziale, paura del (politicamente) diverso e incubo di estinzione atomica e per questo, in maniera lenta ma sicura, seppe farsi strada negli anni nel cuore di critici e pubblico, fino a diventare il cult che è oggi.

Un pozzo senza fondo

Ogni testo ben riuscito è, sostanzialmente, un pozzo senza fondo, una miniera inesauribile di potenziali letture e questo, in parte, ha costituito anche la fortuna postuma di Alien. Nel corso degli anni infatti il film ha saputo adattarsi plasticamente (come un facehugger?) ai tempi, offrendo letture sempre diverse ed efficaci che hanno consentito a pubblici diversi di identificarsi con esso e con la storia narrata.

A un livello più generale il film costituisce un vero e proprio paradigma per la poetica di Ridley Scott, incarnandone la metafora ultima della vita come lungo incubo, parentesi di lotta, terrore e solitudine tra due tra due nulla, qui rappresentati dai due sonni criogenici che aprono e chiudono il film, una struttura tanto cara e significativa per il regista inglese da essere presente in molti suoi film, anche più commerciali, come ad esempio Il gladiatore.

Noi stessi ci siamo occupati più volte di Alien sulle nostre pagine, offrendovene letture diverse, da quella più prettamente “politica” e legata alle paure del proprio tempo, a quella più psicanalitica, che ne analizza il forte contenuto erotico e la metafora sessuale che sottende, fino ad arrivare a una lettura “culturale” che ha a che fare con la perdita del sé e la trasformazione in un essere mostruoso e “altro”.

La vera forza di Alien però è proprio quella di essere fonte inesauribile di letture e così oggi ve ne proporremo un’altra che ne dimostra ancora la vitalità e la capacità di funzionare da cartina tornasole dello spirito del tempo, a dispetto dei suoi quarant’anni!

La solitudine del predatore

Quando il ripugnante alieno appare per la prima volta nel film e, in seguito, inizia a decimare l’equipaggio, istintivamente noi iniziamo a fare il tifo per Ripley, sexy e androgina al tempo stesso, uomo e donna, umanità tutta, che vaga nei meandri post-industriali, bui e fumosi dell’astronave Nostromo (ancora Conrad che torna, dopo I Duellanti) e di una qualsiasi metropoli attuale, tentando in tutti i modi di sopravvivere al mostro.

Un’identificazione che gioca ovviamente con la nostra empatia verso altri esseri umani, ma che sottilmente ne rappresenta anche una critica. L’identificazione con la specie di appartenenza infatti non ci consente – almeno in un primo momento – di comprendere che nel film i predatori sono due, e che alla fine sopravvivrà solo il più forte, con ogni mezzo. E non è il mostro.

Se infatti lo xenomorfo è il predatore perfetto, un parassita aggressivo che ha come unico scopo sopravvivere e riprodursi, l’essere umano non è da meno, d’altronde la conquista spaziale e la retorica della Nuova Frontiera, non è che l’esportazione su scala intergalattica, della nostra aggressiva politica di colonizzazione, che ha sempre contraddistinto il nostro approccio, sin dalle origini sulla Terra.

Lo xenomorfo utilizzerà anche altri esseri per perpetrare la propria specie, ma gli esseri umani fanno altrettanto. Come infatti scoprirà la stessa Ripley, il loro arrivo sul Pianeta di origine degli alieni non è affatto casuale, ma una trappola ben architettata dalla “Compagnia” per portare sulla Terra un’interessante “arma biologica” dal potenziale economico elevatissimo, a spese dell’equipaggio, definito sacrificabile.

Alla fine quindi la donna e l’alieno non sono che due esseri soli e disperati, pronti a tutto per sopravvivere, sullo sfondo di rapporti umani pronti a sfaldarsi sotto le pressioni economiche ed egoistiche. Due solitudini aggressive ed incapaci di empatia e riconoscimento l’una verso l’altra, che si sfideranno all’ultimo sangue per una sopravvivenza forse fine a sè stessa, per una vita che al di là dell’angoscia e dell’isolamento non sembra offrire molto altro.

Alien ha avuto parecchi seguiti, non tutti dello stesso livello qualitativo. Tuttavia, se siete fan della saga nella vostra collezione non può mancare questa Alien Anthology che li raccoglie tutti in Blu-ray.