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Bob 84, recensione: quando il fumetto di genere si fa raffinato

Bob 84 è la nuova proposta italiana targata Panini Comics firmata da nomi importantissimi della attuale scena italiana. Ai testi infatti troviamo Vincenzo Filosa, uno dei più talentuosi autori nostrani e grande esperto del fumetto giapponese “alternativo” che ha firmato fra gli altri Viaggio a Tokyo e Cosma e Mito, mentre alle matite c’è quel Paolo Bacilieri, disegnatore di spessore e dallo stile personalissimo sempre in bilico fra una produzione molto “intellettuale” (vedasi il bellissimo Fun) e incursioni nel fumetto popolare.

Bob 84 recensione

Bob 84: Milano, Roma, Tokyo

Il commissario Ventura viene chiamato dal suo compagno Catanzaro in fretta e furia sulla scena di un omicidio. Un fonico cinematografico di fama mondiale è stato ucciso nella sua abitazione, apparentemente strangolato. Una vita apparentemente morigerata sembra però nascondere traffici illeciti legati al mondo del cinema e della “Milano da Bere”. Droga, sospetta Catanzaro, ma Ventura ha un’altra intuizione. Contemporaneamente all’omicidio del fonico, a Roma, sul set di una pubblicità muore un noto attore hollywoodiano. La connessione è una foto in cui l’attore e il fonico appaiono ad una festa.

Ma apparentemente c’è di più di sotto, almeno a giudicare da quello che dice Ventura. Due morti sospette, due possibili omicidi, senza tracce e senza connessione fanno piombare Ventura in un incubo iniziato 10 anni prima quando, in compagnia di un agente dell’Interpol, riuscì a catturare un famigerato quanto misterioso sicario le cui fattezze assomigliavano sinistramente a quelle del grande Frank Sinatra. La cattura era però sfumata e l’agente che accompagnava Ventura era addirittura morto.

Bob 84 recensione

Ventura è convinto che il killer abbia agito in Italia e rimpiomba in una ossessione che compromette il suo rapporto già precario con moglie e figlie. Ma l’ossessione è troppo forte tanto da seguire una pista che lo porta in Giappone ma non prima di essere avvicinato da un “amico inglese” che oltre a fornirgli i dettagli sul misterioso killer gli offre anche la possibilità di riprendersi la sua “vendetta” non con l’arresto però bensì con l’omicidio.

Ventura metterà da parte i suoi principi e premerà il grilletto? ma soprattutto se tutto fosse una enorme cospirazione in cui Ventura è stato clamorosamente inghiottito?

Bob 84, quando il fumetto di genere si fa raffinato

È possibile realizzare un fumetto di genere che sia raffinato tanto nelle citazioni quanto nella forma, fondendo cioè spunti talmente eterogenei da risultare sincretico dal punto di vista della letteratura a fumetti? Per Vincenzo Filosa la risposta è inequivocabilmente sì e questo Bob 84 ne è la riprova attingendo a piene mani tanto dalla letteratura quanto dal fumetto italiano e non solo. Se, come giustamente viene fatto notare nella prefazione, il punto di partenza è il poliziottesco (genere ben sviluppato nel nostro cinema negli anni ’70), l’autore non si accontenta e aggiunge progressivamente tanti tasselli di modo da allargare magistralmente la prospettiva delle vicende raccontate.

Poliziottesco sì (il personaggio di Catanzaro è perfetto così come il finale spiccatamente riconducibile al genere o quasi rimanendo ovviamente “aperto” per un possibile sequel) ma anche giallo così come veniva prodotto in quegli anni nei romanzi di Giorgio Scerbanenco per esempio, ed in cui la “Milano da bere” è uno sfondo perfetto per rappresentare il passaggio dagli Anni di Piombo all’edonismo degli anni ’80 in cui si scopriva il Velo di Maya delle cospirazioni da Guerra Fredda in cui l’eleganza spionistica degli anni ’60 lasciava il passo a giochi più grandi e più sporchi degli stessi protagonisti.

Bob 84 recensione

È in questo scenario che irrompe di prepotenza la tradizione del fumetto nero italiano con Diabolik, Kriminal ma soprattutto il Sam Pezzo di Vittorio Giardino e Lo Sconosciuto di Magnus (che compare come easter-egg anche in una edicola in cui Ventura si ferma a comprare un quotidiano) che diventa vero termine di paragone per Bob 84 configurandosi come il suo ideale erede seppur dall’impostazione radicalmente opposta.

Non è infatti direttamente il killer che dà il nome al volume il protagonista quanto Ventura, commissario stanco e lontano dalla brillantezza dei suoi colleghi d’oltreoceano, e soprattutto la sua ossessione che lo consuma facendolo diventare di fatto pedina di quelle manovre di potere inesplicabili all’uomo di strada. È qui che Filosa dà una inaspettata sterzata alla narrazione trasformando una storia di detection, abrasiva e già di per sé coinvolgente grazie al plot che coinvolge un divo del cinema e un certo immaginario pop patinato, in una decostruzione psicologica del protagonista che si sposta improvvisamente in uno scenario “esotico” come quello della Tokyo di metà anni ’80.

Filosa è magistrale nel rimaneggiare il registro della narrazione implementando così le influenze del gekiga e di autori come Yoshihiro Tatsumi, trasformando la detection in una frenetica caccia all’uomo ma soprattutto l’introspezione ed i contrastanti stati d’animo di Ventura diventano il perno del terzo atto del volume in una risoluzione drammatica in cui a farne le spese è di fatto solo Ventura, pedina inconsapevole in un intreccio di inganni che viene solo suggerito al lettore. Non vi è redenzione né giustizia, solo giochi di potere e miseria umana in cui il killer si trasforma quasi in una figura salvifica nel nichilismo dei valori umani e professionali che Ventura attraversa venendone devastato.

Bob 84 recensione

Il contrasto fra fumetto nero e gekiga è anche la chiave di volta della ricerca grafica di Paolo Bacilieri. Il tratto dolce e stilizzato del disegnatore veronese si esplica in uno stile meno grottesco rispetto ai suoi precedenti lavori di genere pur rimanendo fortemente espressivo. Il tratteggio, certosino e onnipresente, e le mezze tinte, non solo piatte ma di varia configurazione per intessere trame che donano profondità alle tavole, nella loro commistione costituiscono poi un primo rimando al fumetto anni ’70 più volte menzionato.

È tuttavia nella costruzione della tavola che Bacilieri si esalta creando un perfetto parallelismo fra fumetto nero e gekiga e così fra i registri seppur diversi complementari della storia. La prima parte del volume infatti è tutta strutturata secondo lo schema 2×2, due strisce con due riquadri verticali oppure doppi orizzontali, lo spazio è geometricamente scandito mentre tavole sbordate si affacciano solo per descrivere l’ambientazione milanese. Qui Bacilieri insiste su primi piani e piani ravvicinati giocando tutta la sequenzialità su sguardi e scomposizioni che rimandano proprio a quegli stilemi tipici di un certo cinema poliziottesco anni ’70. 

La seconda parte del volume la struttura si “apre”. La verticalità si trasforma in orizzontalità, i riquadri aumentano nella pagina così come il loro numero e la loro disposizione diventa più irregolare. C’è spazio per una serie di splash verticali e diversi riquadri sbordati mentre la composizione è più affollata (più figure nei riquadri, maggior enfasi sull’espressività dei personaggi) e il montaggio è in generale più nervoso e più cinetico ricordando sempre il cinema anni ’70 ma maggiormente i suoi stilemi legati al movimento.

Bob 84 recensione

Bob 84 è un fumetto raffinatissimo, dal taglio adulto e ricco di un citazionismo mai fine a sé stesso che mostra ancora una volta quanto il linguaggio del fumetto possa trovare anche nel “genere” la chiave per una sintesi che porti a convergere diverse declinazioni del medium in maniera organica e intelligente. Nella speranza che Bob 84 abbia un seguito, anche non cronologicamente direttamente connesso al primo volume magari, l’unico appunto che si potrebbe muovere e l’eccessiva “velocità” della risoluzione ed il poco spazio riservato all’ambientazione giapponese.

Il volume

Negli ultimi anni si è spesso discusso di come il fumetto si sia fatto anche oggetto e abbia iniziato a rendersi  appetibile, in senso di confezione ancora prima che di cura editoriale, ad un pubblico di collezionisti non più associabili ai tradizionali completisti. In questo senso Bob 84 sovverte questo assunto, tornando agli albori e sposando, anche nella confezione, la sua ispirazione concettuale.

Il brossurato proposto è quindi un 13×18 cm che ricorda i tascabili del fumetto nero italiano degli anni ’60 e ’70. La fattura è pregevolissima con carta usomano spessa e bianca che esalta il tratto di Bacilieri e un’ottima rilegatura che consente una lettura agevole. Dal punto di vista redazionale il volume è corredato dalla breve biografia degli autori e da una interessante prefazione firmata dal giornalista e giallista Sandrone Dazieri. Unica appunto che si potrebbe muovere al prodotto è il costo rapportato al formato/pagine: 160 pagine b/n, in questo formato per € 12 non è un prezzo popolarissimo che potrebbe scoraggiare magari qualche acquirente indeciso.

Bob 84


Bob 84 è un fumetto raffinatissimo, dal taglio adulto e ricco di un citazionismo mai fine a sé stesso che mostra ancora una volta quanto il linguaggio del fumetto possa trovare anche nel "genere" la chiave per una sintesi che porti a convergere diverse declinazioni del medium in maniera organica e intelligente. Nella speranza che Bob 84 abbia un seguito, anche non cronologicamente direttamente connesso al primo volume magari, l'unico appunto che si potrebbe muovere e l'eccessiva "velocità" della risoluzione ed il poco spazio riservato all'ambientazione giapponese.

Pro

  • trama interessante dal ritmo coinvolgente
  • grande attenzione al dettaglio e alle citazioni
  • ideale connubio fra fumetto anni '70 italiano e gekiga
  • Paolo Bacilieri effettua un lavoro superlativo in fase di costruzione della tavola

Contro

  • il finale è leggermente compresso e avrebbe meritato un po' più di spazio
  • il rapporto formato/prezzo potrebbe scoraggiare qualche acquirente indeciso