Cinema e Serie TV

Castlevania S03 su Netflix: la recensione della terza stagione

Quando fu annunciata la serie animata di Castlevania, adattamento della serie a base di fruste, vampiri e castelli gotici della Konami, nessuno si aspettava un prodotto valido, vista la maledizione che aleggia su ogni prodotto tratto da videogiochi sin dall’alba dei tempi del medium. Dopo due stagioni e la terza appena uscita, possiamo invece dire che nessuno si aspettava un prodotto così valido. In cosa è riuscito l’adattamento curato dallo strano produttore Adi Shankar e l’ancora più folle scrittore inglese Warren Ellis? Lo scopriremo analizzando la terza stagione, che rappresenta la prova del nove di questo progetto a tratti folle a tratti geniale, specialmente costruendo uno dei prodotti sotto l’etichetta Netflix più completi e interessanti sotto il profilo narrativo.

La vita dopo Dracula

Dracula è morto. Impalato dal suo stesso figlio Alucard, il principe delle tenebre ha lasciato il mondo terreno, lasciandosi una lunga scia di morte, vite distrutte ma al contempo tanta voglia di ricominciare. Un incipit di stagione del genere spaventerebbe qualsiasi autore che si ritrova senza il suo giocattolo preferito dalle mani, quel personaggio così forte e magnetico – un personaggio come il Pablo Escobar di Narcos, per intenderci –  da attirare l’attenzione non solo del pubblico ma anche la sua. Fortunatamente Ellis non è l’ultimo degli sprovveduti, e la seconda vita di Castlevania dopo Dracula continua a gonfie vele, senza sentirsi vincolato alla nostalgia ma guardando in avanti come l’ampliato cast.

La stagione parte proprio con l’idea di approfondire maggiormente i suoi personaggi piuttosto che concentrarsi sull’intreccio: con la separazione del trio degli eroi originali vengono esplorate le nuove dinamiche: da un parte Alucard, rimasto a guardia dell’immenso patrimonio del padre che affronta la solitudine e il senso di colpa del suo stesso gesto estremo, dall’altra Trevor e Sypha, ormai una coppia affiatata, che partono per sconfiggere le ultime creature della notte sparse per la Valacchia.  Allo stesso tempo, la storia sposta la sua attenzione anche sul preannunciato conflitto fra i due ex luogotenenti di Dracula Isaac e Hector, con il primo che compie il suo viaggio di ritorno insieme alla sua armata di demoni, mentre il secondo si ritrova prigioniero e schiavo presso la corte di Carmilla e delle sue sorelle vampire.

La terza stagione in questo si conferma come un momento di transizione per lo show, in cui si devono stabilire dei nuovi equilibri ed Ellis in questo ha deciso di compiere una mossa azzardata ma riuscita. Distaccarsi quasi del tutto dal (poco) canone dei giochi per scrivere delle vicende completamente inedite, che nonostante risultino slegate fra di loro, trovano un tema comune che solo nel finale viene svelato: il male si annida ovunque, non unicamente nei mostri.

Dentro le sfumature

Le storie a sfondo gotico difficilmente si discostano dalla rappresentazione scontata di Bene e Male. Dracula è sempre stato il male supremo, Belmont e gli amici i portatori della luce e della giustizia. E se non fosse più così? Già nella scorsa stagione la stessa figura del Conte è stata messa in discussione da Ellis, presentandolo come una persona fragile e piena di rabbia per il lutto, ma in questa stagione diventa molto più complesso capire le reali intenzioni dei vari personaggi. A partire da Isaac,  che durante il suo lungo cammino verso casa entrerà in crisi di fede e riscoprirà lentamente il valore dell’umanità che il suo padrone voleva tanto sterminare. A Lindefield, Trevor e Sypha nonostante le apparenze si trovano davanti a personaggi loschi e ognuno con più scheletri nel proprio armadio e persino gli ospiti di Alucard nascondono intenzioni meno nobili di quanto dichiarate.

L’obbiettivo della penna di Warren Ellis è quello di rimestare le nostre conoscenze sul mondo di Castlevania e porre un mondo post-Dracula ben più interessante del precedente. Grazie alla figura del Conte di Saint Germain – ripreso dall’episodio Curse of Darkness – apprendiamo anche del concetto di aldilà e della sua particolare visione, separata dal concetto cristiano di Inferno e Paradiso. In un vero e proprio delirio visivo apprendiamo persino l’esistenza del multiverso e di uno strumento capace di viaggiare attraverso le realtà!

L’unico problema di tanti sacrifici e nuove introduzioni è inevitabilmente il ritmo della vicenda: composta di dieci episodi, questa terza annata dello show spende gran parte del suo minutaggio a dover presentare i nuovi personaggi, le loro motivazioni e i nuovi concetti. L’intreccio è più spezzettato e per questo più lento nel suo svolgimento, lasciando l’azione da parte per un esplosivo finale.

Una delizia per la vista

Se la narrativa ha dovuto operare dei tagli o dei rallentamenti per aiutare la transizione dello show, l’animazione di Castlevania non fa altro che migliorare e regalarci delle fasi d’azione animate in modo incredibile. La Powerhouse Animation Studio dimostra di sapersi innovare e in alcune scene introdurre anche tecniche diverse come la CGI nelle scene più di ampio respiro, ma utilizzate in modo oculato per non creare un effetto di distacco fastidioso per lo spettatore.

A crescere è anche il cast vocale della serie (già di per sé ottimo) che si aggiudica delle guest star di alto livello: Bill Nighy presta la sua voce a Saint Germain, mentre Jason Isaacs (Lucius Malfoy di Harry Potter, il capitano Lorca di Star Trek Discovery) si immedesima nel Giudice, un personaggio perfetto per il suo essere camaleontico.

Nonostante il ritmo ne abbia risentito, la terza stagione di Castlevania pone un futuro interessante e molto più variegato per le avventure dei Belmont. Molti spettatori potrebbero criticarla per una mancanza di direzione precisa, ma il lavoro certosino della scrittura, coadiuvata da una presentazione visiva al top, regala uno dei lavori seriali più intriganti del 2020 per Netflix fino ad ora.

Dopo la fine della stagione, avrete voglia di abbracciare un piccolo Alucard e dirgli che va tutto bene. Ne avrà bisogno.