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Craven Road 7: tutti i segreti della casa di Dylan Dog

Craven Road 7, tutti i segreti della mitica casa di Dylan Dog. Cosa c'è veramente al numero 7 di Craven Road? Il Cafe Dylan Dog. Gli altri segreti della casa dell'Indagatore dell'Incubo: la piantina Stano e la piantina Brindisi.

Le case di Martin Mystère in Washington Mews, a New York, e in Via dell’Anguillara, a Firenze, esistono veramente e sono “riprodotte” con precisione nei fumetti del Detective dell’Impossibile. La mitica casa di Dylan Dog, al numero 7 di Craven Road a Londra, invece non esiste, essendo il frutto della fantasia di Tiziano Sclavi. Il nome della via è del resto un palese omaggio, del Maestro di Broni, a Wes Craven, uno dei più grandi registi del cinema horror, autore di film cult come “Nightmare”, “Dal profondo della notte” e “Scream”.

I fans in pellegrinaggio in questa tranquilla via in zona Peddington, non lontana dalla stazione dei treni e della metropolitana, rimarranno delusi non trovando la mitica dimora dylaniata  dall’inquietante arredamento e il campanello urlante.

Al numero 7 di Craven Road si trova, infatti, il Cafe Dylan Dog. Il locale, tra l’altro citato anche nello speciale “Dov’è finito Dylan Dog?”, dell’ottobre 2002, offre cibo di qualità a buoni prezzi, rispetto ai normali standard londinesi, ed è aperto dal lunedì al sabato dalle 06:00 alle 16:00 e la domenica dalle 06:00 alle 13:30. Il bar, che propone un menù per i veri fan, il “Dylan Dog’s Special”, è caratterizzato da alcuni disegni a tema realizzati da un’artista londinese, mentre vicino alla porta del bagno sono state incorniciati alcuni albi della Serie Regolare del nostro Old Boy.

La casa di Dylan Dog ha inoltre un’altra caratteristica importante : la dimora dell’Indagatore dell’Incubo è “deformabile”. Sclavi ha lasciato, fin dai primi numeri, ampia libertà agli sceneggiatori e disegnatori dylaniati sulla “personalizzazione” della casa, non fornendo una piantina indicativa. Se esistono alcuni elementi costanti, come ad esempio il già citato campanello urlante, il corridoio con le statue dei mostri e lo studio con la scrivania, il galeone e il poster del “The Rocky Horror Picture Show” appeso alla parete, altri elementi come il ripostiglio, le scale che salgono al piano superiore e la cantina, sono stati utilizzati solo in alcuni episodi, per necessità tecniche di sceneggiatura e poi puntualmente sparite nelle storie successive.

L’idea “originale” di Sclavi di rimanere vago sull’“aspetto” della casa, tornata utile nella lunga carriera editoriale di Dylan Dog per incuriosire il lettore, spinto in questo modo a farsi una propria idea, ha coinvolto anche i disegnatori. Nonostante la maggior parte di loro infatti si attenga alla cosiddetta “piantina Stano”, realizzata nel 2006, durante la realizzazione dell’albo “L’ospite sgradito”, molto spesso qualcuno improvvisa e realizza l’appartamento in maniere diversa.

A tal proposito degna di nota è la piantina realizzata da Bruno Brindisi, nel 1990, in cui è possibile notare evidenti differenze, soprattutto per quanto riguarda la disposizione del corridoio dei mostri.

Va però ricordato che stiamo parlando di un’opera di fantasia dove le licenze narrative, ed architettoniche, sono sempre giustificabili : in fondo la residenza di Dylan Dog, dopo più di trent’anni è ancora lì al numero 7 di Craven Road, e seppur il nostro Old Boy abbia vissuto in infinite case diverse, è una delle costanti che lega gli appassionati dell’Indagatore dell’Incubo.

Parlando di Dylan Dog, case ed abbigliamento può forse mancare nel vostro armadio una T-Shirt dedicata all’indagatore dell’incubo da sfoggiare nelle migliori occasioni?