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Death Note Complete Edition, recensione: quando ferisce più la penna

Planet Manga porta sugli scaffali delle fumetterie e delle librerie Death Note Complete Edition, una edizione imponente e decisamente inusuale del cult firmato da Tsugumi Ohba e Takeshi Obata: un tomo da oltre 2400 pagine con cofanetto che racchiude tutti i 108 capitoli del manga più un capitolo speciale pubblicato sulla rivista Weekly Shonen Jump nel novembre del 2008 in concomitanza con l’uscita del terzo film tratto dalla serie intitolato L: Change the World. Questa peculiarissima edizione italiana si rifà a quella originale arrivata sugli scaffali giapponesi nel 2016.

Death Note Complete Edition recensione

Death Note Complete Edition, “L’umano il cui nome sarà scritto su questo quaderno morirà”

Light Yagami è un diciassettenne brillantissimo: primeggia a scuola, grazie al suo quoziente intellettivo sopra la media, ed è molto popolare con le ragazze. Ma è profondamente annoiato. La sua vita cambia drammaticamente quando, nel cortile della scuola, recupera un quaderno. All’apparenza un normalissimo quaderno dalla copertina nera ed intonso, che reca solo la scritta “Death Note” e all’interno una sinistra avvertenza: “L’umano il cui nome sarà scritto su questo quaderno morirà”.

Fra l’incuriosito e lo scettico, Light porta a casa con sé il quaderno e lo testa scrivendo il nome di due criminali captati durante un telegiornale. Con sua somma sorpresa non solo il quaderno funziona, provocando la morte per arresto cardiaco delle vittime, ma gli farà fare anche la conoscenza di Ryuk, il Dio della Morte che ha portato sulla Terra il quaderno per puro divertimento.

Nella mente di Light balena quindi un proposito folle: utilizzare il Death Note per estirpare il male e la corruzione dalla faccia della Terra creando così una società nuova e perfetta in cui lui assurgerebbe al ruolo di nuovo Dio. Il piano diverte Ryuk che asseconda Light il quale inizia così a scoprire tutte le regole di utilizzo del quaderno e a piegarle alle sue necessità, prima fra tutti, ovviamente, quella di non farsi scoprire.

L’operato di Light, che l’opinione pubblica ribattezza Kira, attira l’attenzione non solo della polizia giapponese ma anche dell’Interpol la quale decide di assoldare il rinomato, ma misterioso, detective privato Elle. Inizia una caccia all’uomo fatta di depistaggi e brillanti deduzioni in cui il cerchio inizia a stringere intorno a Light/Kira sia a causa dell’ingresso nella task force anti-Kira del padre di Light stesso sia a causa della clamorosa comparsa di un secondo Kira e quindi di un secondo Death Note.

Death Note Complete Edition recensione

Light riesce addirittura ad entrare, come consulente, nella task force cercando così di manipolare le indagini mentre rabbonisce il secondo Kira, la giovane idol Misa Amane. Ben presto però il confronto si riduce a Light/Kira contro Elle e a spuntarla apparentemente è il primo ma con un estremo sacrificio: rinunciare al possesso di uno dei quaderni. Rinunciando al possesso tutti i ricordi relativi al quaderno e al suo utilizzo vengono cancellati, Light in questo modo inizia una complessa manovra per manipolare Rem, il secondo Dio della Morte associato al secondo Death Note, che uccide Elle per proteggere Misa, e a recuperare così il quaderno.

Con l’unico intelletto capace di contrastarlo tolto di mezzo, Light assume la direzione della task force mentre, come Kira, plasma una società a sua immagine e somiglianza. Passano cinque anni e in gran segreto altri due investigatori, collegati a Elle, escono dall’ombra. Si tratta di Near, che agisce con l’appoggio del governo americano e crea la SPK, un’organizzazione nata con l’obiettivo esplicito di catturare Kira, e Mello che cerca di raggiungere lo stesso fine stringendo un patto con la criminalità organizzata. Dopo anni di dominio incontrastato, e con Misa saldamente al suo fianco, Light inizia nuovamente a vacillare.

A differenza di Elle, sia Near che Mello sono molto più aggressivi e spregiudicati nelle azioni arrivando addirittura a compiere atti al limite del legale. La loro strategia tuttavia sembra funzionare e il cerchio intorno a Light si stringe nuovamente. Neanche “delegare” il potere del Death Note ad un altro alleato, Teru Mikami, sembra funzionare come accaduto molto tempo prima e con un colpo di scena clamoroso Light/Kira viene smascherato. Sarà però l’ingresso in scena di Ryuk, rimasto divertito a guardare tutti questi anni, a sancire la fine del regno di Kira.

Nel capitolo speciale inedito a fine tomo, dopo 9 anni dagli avvenimenti che hanno portato allo smascheramento di Light/Kira gli omicidi riprendono improvvisamente. A Near viene richiesto di riprendere ad investigare immediatamente ma il detective si rifiuta non ritenendo questo nuovo Kira alla sua altezza e infatti Ryuk confermerà questa ipotesi in un inaspettato finale.

Death Note Complete Edition, oltre il cult c’è di più?

Death Note Complete Edition ci permette di rileggere a distanza di qualche anno uno dei più grandi fenomeni, ascrivibili al genere manga/anime, degli anni 2000. Questo permette di rapportarci all’opera con un con un certo distacco esaminandola ora con più razionalità e aggirando l’aura di cult che la circonda. Death Note infatti fu anche un fenomeno sociale e di costume che portò ad una censura in molti paesi del mondo e ad un allarmismo diffuso negli ambienti pedagogici televisivi (e non solo) più generalisti.

Pur rivolgendosi al pubblico dello shonen (la serie fu serializzata originariamente sulla rivista Weekly Shonen Jump) e quindi un pubblico decisamente giovane, la serie ha sin dalle primissime battute dei connotati morbosi amplificati da una estetica per certi versi gotica e da una componente soprannaturale che fece, e fa tutt’ora, immediatamente breccia soprattutto nell’immaginario dei lettori più facilmente impressionabili.

La formula per un’opera che può “deviare” le menti dei teenagers di tutto il mondo sembra essere a portata di mano: è indubbio infatti che l’idea di un oggetto di uso talmente quotidiano, specificatamente per il lettore target dell’opera, ma dalle proprietà terrificanti eserciti un fascino magnetico soprattutto trattandosi poi di un oggetto che potrebbe dare sfogo ai più reconditi desideri di rivalsa e vendetta. 

Death Note Complete Edition, un morboso thriller psicologico

Con Death Note Complete Edition è facile individuare idealmente tre grandi archi narrativi in cui dividere la serie. Il primo è quello in cui Light/Kira scopre il funzionamento del quaderno; il secondo è quello in cui Light/Kira e Misa perdono e poi riacquistano il possesso dei quaderni; ed il terzo in cui Light/Kira si scontrano con Near e Mello.

I tre macro archi narrativi sono strutturalmente molto simili riducendosi ad una storia di detection pura e semplice del tipo whodunnit? in cui l’elemento di interesse è rappresentato da un plot basato spesso su l’interazione di tre personaggi. Light, Ryuk, Elle; Light, Misa, Elle; Light, Near, Mello (in ordine di archi narrativi) per uno schema tripartito che poi si adatta, allarga e sovrappone con i personaggi secondari a seconda delle necessità.

Death Note Complete Edition recensione

La scrittura Tsugumi Ohba gioca quindi sulla costruzione di una tensione semplice, quella fra investigatore e investigato o fra cacciatore e preda. Si tratta di una battaglia di intelletti combattuta a suon di mosse e contromosse per smascherare l’avversario. Death Note è anche per questo motivo una serie prettamente plot driven in cui il lettore viene inghiottito dalle elucubrazioni dei protagonisti e sorpreso dai twist piazzati strategicamente per dare cesure più o meno nette alle vicende.

La narrazione risulta coinvolgente ma non esente da alcuni fisiologici cali causati da una verbosità sopra la media, ed esplicata spesso in lunghe didascalie, ma anche in ragionamenti dei protagonisti talvolta pedestri che costringono il lettore ad uno sforzo per razionalizzare il susseguirsi degli avvenimenti e la loro concatenazione. Inoltre è difficile non notare come non vi sia sviluppo reale dei protagonisti. Light/Kira rimane pressoché lo stesso dall’inizio alla fine della serie, cambia sicuramente la sua audacia e la portata dei suoi piani, ma caratterialmente rimane di fatto un manipolare megalomane così come Elle, e i suoi surrogati Near e Mello, sono geni al limite della sociopatia la cui unica ragione di vita è quella di smontare l’intricata matassa costituita da Kira e dal quaderno.

In questo senso, e con la rinnovata sensibilità degli ultimi anni, è anche impossibile non notare come lo spazio per i personaggi femminili sia minimo. Sia Misa che Kyomi Takada (personaggio che compare nel primo e nell’ultimo arco narrativo) sono figure sottomesse e completamente succubi di Light/Kira. Per loro non c’è redenzione né rivalsa diventando addirittura sacrificabili. Stesso discorso, personaggi statici e sacrificabili, si può applicare ai vari personaggi secondari ovvero i poliziotti giapponesi e gli agenti speciali che fungono davvero da sfondo alle vicende non riuscendole mai ad influenzare davvero.

Interessante è anche la ricerca grafica di Takeshi Obata. Lo stile realistico, il tratto preciso e dettagliato costituito da linee sottili esaltate dall’utilizzo delle mezze tinte, e le anatomie fascinose dei protagonisti costituiscono un primo livello di lettura delle matite di Obata e di fatto un gancio per il lettore più giovane grazie alla loro accessibilità. Tuttavia il grande merito del disegnatore è quello di non appesantire mai la composizione unendo l’accessibilità delle sue matite con uno storytelling più possibile scorrevole.

L’ostacolo è ovviamente rappresentato dalla verbosità citata poco sopra. Obata predilige quindi la verticalità alla orizzontalità come coordinata principale ricavando così spazio per le didascalie mentre grazie ad una ripartizione della tavola ordinata che raramente si concede soluzioni geometricamente irregolari. Primi piani, piani ravvicinati e tagli delle inquadrature sui visi, gli occhi nello specifico, diventano quindi la cifra stilistica migliore per sottolineare le già citate elucubrazioni dei protagonisti riducendo invece al minimo la prossemica e sottolineando di contro la distanza fra Light/Kira e gli altri personaggi per esempio.

Uno stile quello di Obata che, con soluzioni “apparentemente minimali”, risolve invece la complessità strutturale della serie non solo plot driven ma anche pressoché priva di grosse scene d’azione (ce ne sono giusto una manciata e comunque ben congeniate graficamente) e tutta estremamente psicologica.

Death Note Complete Edition, quando ferisce più la penna

Se è vero che parte del fascino di Death Note risiede anche nella componente soprannaturale della trama è però anche vero come, rileggendo la serie tutto d’un fiato, risulti evidentemente che al netto dei primi capitoli, questa componente sfumi sempre di più diventando invece un pretesto per costruire un thriller psicologico teso e altrettanto morboso che si presta molto bene per alcune riflessioni su giustizialismo e influenzabilità dell’opinione pubblica di fatto in anticipo di una decina d’anni e applicabili benissimo oggi nella società dominata da fake news e social media fuori controllo.

È interessantissimo, in questo senso, notare come lo sgomento iniziale per l’ascesa di Kira muti spaccando l’opinione pubblica fra sostenitori del suo operato e detrattori. La questione viene poi dibattuta pubblicamente e Light/Kira stessa sfrutta questa situazione senza precedenti sia influenzando l’opinione pubblica direttamente con atti plateali sia individuando potenziali ed effettivi alleati grazie all’esposizione mediatica dei suoi sostenitori.

Death Note Complete Edition recensione

Ancora più angosciante è constatare come l’operato di Kira venga progressivamente accettato sostituendosi di fatto alla normale amministrazione della giustizia che viene quindi svuotata delle sue norme e delle sue garanzie in favore di un sistema di esecuzioni tutto sommato sommarie che colpiscono alla pancia dell’opinione pubblica. Qualcosa che accade, con le dovute proporzioni, quotidianamente in cui il dibatto socio-politico è spesso ridotto a proclami frettolosi, e spesso ingenui, atti a conquistare il maggior numero di consensi nella maniera più facile possibile.

Death Note Complete Edition mostra in maniera lapalissiana come la serie abbia indubbiamente ispirato e aperto un nuovo filone narrativo più o meno fortunato indirizzato evidentemente al pubblico dello shonen ma con una struttura più cerebrale, con tematiche più robuste e suggestioni legate al thriller e all’horror giusto per citare le più gettonate. Basti prendere come esempio opere di estrazione diversa ma che idealmente si rifanno a Death Note come Tokyo Ghoul o The Promised Neverland.

Il volume

Dal punto di vista carto-tecnico la Death Note Complete Edition è davvero un prodotto ben fatto soprattutto tenendo conto di due fattori: la foliazione e il formato. La rilegatura in brossura a caldo regge molto bene tant’è vero che la costina, pur imbarcandosi da metà volume in poi, non presenta segni di cedimento. Le oltre 2400 pagine vengono stampate su una carta usomano dalla grammatura ovviamente non troppo importante, scelta dettata dal dover rendere agevole e solido il tomo stesso.

Stiamo parlando di una edizione completa ma non deluxe: il formato 11.5×17.5 cm potrebbe non soddisfare i collezionisti che di contro potrebbero essere attratti dal bel cofanetto, in cartoncino spesso, e dalla ottima veste grafica. Il volume non presenta extra di sorta, oltre al capitolo speciale chiaramente, e non presenta pagine a colori ma in mezza tinta. Infine, dal punto di vista redazionale, c’è da segnalare una brevissima introduzione dell’editor italiano. Buono l’adattamento mentre la traduzione presenta alcune scelte colloquiali (molto indicativo al posto di un più corretto congiuntivo) che potrebbero risultare stranianti. Nei primi capitoli inoltre il lettering non è precisissimo con il testo non centrato nel balloon.

Death Note Complete Edition


Death Note Complete Edition ci permette di rileggere a distanza di qualche anno uno dei più grandi fenomeni, ascrivibili al genere manga/anime, degli anni 2000. Se è vero che parte del fascino di Death Note risiede nella componente soprannaturale della trama è però anche vero come, rileggendo la serie tutto d'un fiato, risulti evidentemente che al netto dei primi capitoli, questa componente sfumi sempre di più diventando invece un pretesto per costruire un thriller psicologico teso e altrettanto morboso e come, in maniera lapalissiana, la serie abbia indubbiamente ispirato e aperto un nuovo filone narrativo più o meno fortunato indirizzato evidentemente al pubblico dello shonen ma con una struttura più cerebrale, con tematiche più robuste e suggestioni legate proprio al thriller e all'horror.

Pro

  • Death Note è una serie unica che vale la pena di recuperare e questa edizione permette una rilettura integrale in un'unica soluzione
  • Al di là dell'aura del cult, la serie nasconde alcune riflessioni interessanti su giustizialismo e influenzabilità dell'opinione pubblica
  • ottima cura carto-tecnica, il cofanetto è pregevolissimo anche dal punto di vista grafico

Contro

  • la verbosità e i ragionamenti, a volte pedestri, dei protagonisti possono mettere a dura prova il lettore
  • l'edizione è completa ed elegante ma non deluxe, attenzione nel caso si cerchi una edizione per "collezionisti"
  • la cura editoriale dell'edizione italiana migliora nel corso della lettura